SIMPOSIO DI PRIMAVERA COME RISVEGLIO DEI SENSI E DEL SENSO

DIGITALI  CO-E-VOLUZIONI NEO UMANE LENTE E RIFLESSIVE PER GUTENBERGHIANI E VELOCI E PRAGMATICHE  PER TURINGHIANI 
[…]
Così l’emblematico bambino di New York, passeggiando per le strade
non tocca mai niente che non sia stato scientificamente elaborato, fabbricato, pianificato e venduto a qualcuno. IVAN ILLICH –Descolarizzare la società)
SIMPOSIO DI PRIMAVERA COME RISVEGLIO DEI SENSI E DEL SENSO
SI PUO’ PARLARE DELLA PERDITA DEI SENSI (DE-SENSORIALIZZAZIONE) E
DEL SENSO (DIS-INFORMAZIONE) NELL’ERA DIGITALE?
CONVERSAZIONE CONVIVIALE SUL RAPPORTO TRA NUOVE TECNOLOGIE INFORMATICHE-DIGITALI @ AGIRE UMANO, @ ESPERIENZA @ ESISTENZA
@ EDUCAZIONE E DIDATTICA
@ COVERGENZE MOLTEPLICI E PSICOTECNOGIE
@ SCIENZE E TECNOLOGIE CRITICHE
@ SCIENZE SOCIALI , ANTROPOLOGIE, FILOSOFIE CRITICHE E NEUOSCIENZE
@ PRODUZIONE, RIPRODUZIONE E COOPERAZIONE SOCIALE
@ CREAZIONE DI NUOVE FORME DI VITA IN MONDI COMUNI
L@E@N@T@E@Z@Z@A
DOMENICA 20 MARZO 2016
ZONA ORTIVA –BOLOGNINA
VIA ERBOSA 17
(A FIANCO AL CAMPO NOMADI)
CONVERSAZIONI DALLE ORE 9 ALLE 14
PRANZO DALE 14 ALLE 15
CONCLUSIONI DALLE 15 ALLE 17
PARTECIPANO
MARINELLA AFRICANO – operatrice ed osservatrice culturale
DIMITRIS ARGIROPOULOS – pedagogista delle pratiche educative speciali
FRANCO BERARDI – agitatore culturale, scrittore, filosofo
VITTORIO CAPECCHI – sociologo e analista sociale
CLARA FORNARO – artista visiva
TULLIO MACCARONE – educatore ed impegnato nelle pratiche di cittadinanza attiva
ANTONIOMANZIN – osservatore culturale
FEDERICO MONTANARI -SEMIOTICA DEI MEDIA, COMUNICAZIONE VISIVA. SEMIOTICA E DESIGN .
VALERIO MINNELLA – informatico e impegnato in pratiche comunicative sociali in rete
GIOVANNA MORELLI – artista critica e analista filosofa sociale
SALVATORE PANU – musicologo e musicista
GIUSEPPE SCANDURA – antropologo impegnata nelle pratiche di cittadinanza attiva
MARGHERITA ROMANELLI – cooperatrice internazionali e impegnata nelle pratiche di cittadinanza attiva
ANDREA SEDINI – ricercatore riflessivo su aspetti teologici e sociali del pensiero di Illich
ANTONIO VALENTINI – osservatore culturale
Ed altri se ne aggiungeranno ….
ACCORDA
PINO DE MARCH – poeta, ricercatore neuroscienze affettive ed educazione co-ricerca in età adolescenziale, relazioni umane e psico-socio-analisi e pratiche di cittadinanza attiva
PROMUOVE : COOPERAZIONE EDUCATIVA DELL’EUROPA MEDITERRANEA
GRUPPO TERRITORIALE BOLOGNA DEL MOVIMENTO DI COOPERAZIONE EDUCATIVA
DIPARTIMENTO ALLA TERRA DI COMUNIMAPPE -LIBERA COMUNE UNIVERSITA’ DELLA BOLOGNINA
DIMITRIS ARGIROPOULOS – pedagogista delle pratiche educative speciali
CONTTATTO: Versitudine@gmail.com (pino de march)
PER UN’ARTE DI NAVIGAZIONE ATTRAVERSO LE NUOVE TECNOLOGIE DEI NEO-UMANI NEL XXI SECOLO
[ …] Persino i desideri e le paure sono plasmati dalle istituzioni […] Tutto ciò che c’è di buono è il prodotto di qualche istituzione specializzata […] Persino la sua fantasia è stimolata a produrre fantascienza.
L’equivalente prototipo di uomo il quale sa che tutto quanto è richiesto viene prodotto, ben presto finisce per aspettarsi che niente di ciò che viene prodotto possa non essere richiesto [...] Non andare dove si può andare sarebbe sovversivo.(55)
È questo un feed-back decisivo per comprendere il nostro Absurdistan, la nostra « capacità di perseguire obiettivi assurdi ». L’ abituale eteronomia dei mezzi retroagisce il regno dei fini: da un lato ogni desideratum è tecnicamente mediato, dall’altro ogni
nuovo possibile inaugurato dai mezzi è immediatamente desiderato, introiettato quale bisogno e rivendicato quale diritto-dovere.(56) Assistiamo così a un’ espansione di bisogni materiali e oggi soprattutto immateriali, sostenuti da compiacenti parametri di svago, comfort, benessere psico-fisiologico(57). Come Illich avrà modo di notare, questa espansione indotta dei bisogni va di pari passo con la perdita della loro «coerenza soggettiva» e col loro frammentarsi in componenti sempre più piccole. Un perenne stato carenziale che pone insormontabili limiti alla soddisfazione proprio in una società votata alla soddisfazione.
2.3. Prometeo disabilis
«Gli obiettivi delle istituzioni contraddicono infatti continuamente i loro prodotti»(58). La lista delle contro-produttività specifiche che alimentano il malessere -di allora e di ora- è molto lunga. L’assistenza tecnologica alla povertà auto-sussistente produce disadattamento e miseria, le guerre filantropiche con i loro inaccettabili danni collaterali fomentano tensioni esplosive, il traffico accelerato crea ingorghi infiniti, la legge del libero mercato e l’abbondanza sviluppista aumentano la sperequazione sociale, lo sfruttamento indiscriminato delle materie prime comporta l’esaurimento del pianeta, l’agricoltura intensiva induce l’impoverimento del suolo, la perdita della biodiversità e delle relative culture…
Con forza se possibile maggiore Illich lamenta una contro-produttività trasversale alle contro-produttività specifiche, concernente il danno antropologico indotto dall’illusione consumista, che Illich stigmatizza quale illusione prometeica.
«Dobbiamo ora guardare in faccia la realtà: è l’uomo stesso che è in gioco », « la natura stessa della vita umana »(59).
Illich non usa mezzi termini. I signori della guerra, scrive si limitano a uccidere dei corpi, mentre la scuola […] ne conduce molti a una sorta di suicidio spirituale.(60)
Dallo sterminio fisico al suicidio spirituale della specie. Impotenza psicologica, dipendenza, frustrazione.
Se un’arte conviviale potenzia le nostre facoltà umane, e non compromette l’originalità del nostro curriculum vitae, una tecnica manipolatrice ci programma, ci espropria e atrofizza. L’ illusione prometeica induce un «graduale ‘sottosviluppo’ della fiducia in se stessi »(61). È la «nemesi strutturale e endemica» che crea esseri inabili.(62)
Per scongiurare la fatica, il rischio (e il piacere) della virtù Prometeo ambisce a ingegneri-esistenziali che dovrebbero garantirgli automaticamente tutto, compresa la programmazione psichica che vogliamo.(64). Coloro che sono entrati nella logica della pianificazione istituzionale sono defraudati perché gli è stato insegnato a sostituire le aspettative alla speranza. Non avranno più sorprese, buone o cattive, dagli altri, perché gli è stato insegnato che cosa possano aspettarsi da qualunque persona che abbia ricevuto il loro stesso insegnamento. Da qualunque persona come da qualunque macchina[...] L’ideale contemporaneo è un mondo totalmente asettico, dove ogni contatto tra gli uomini, o tra gli uomini e il loro ambiente, sia frutto di previsioni e manipolazioni.(65)
Sviluppo consumista da un lato e sottosviluppo antropologico dall’altro: l’ uomo minor allevato dall’eccesso di programmazione, sicurezza e controllo materializza il volto nascosto del sé prometeico, la sua sostanziale impotenza e paura (naturalmente Prometeo, per riaversi dalla propria accidiosa pusillanimità, pratica, nel tempo libero, avvincenti sport estremi all’insegna del sensation seeking ).
2.4. Epimeteo e le reti conviviali
A Prometeo, il titano maggiore, protagonista di grandi imprese filantropiche, punito dagli dei per la sua arroganza, Illich contrappone simbolicamente il fratello Epimeteo. Se Prometeo è il conformista che si affida alla dismisura tecnologica, Epimeteo, il titano minore, è l’anticonformista che riprende in mano la propria esistenza, celebrando la «sobria ebbrezza della vita» (66), la gioiosa emancipazione dalle dipendenze coartate, in una ponderata proporzione tra alienazione meccanicistica e creatività spirituale, tecnica e arte, reti manipolatrici e conviviali, consapevole delle soglie di tolleranza oltre le quali l’anthropos rischia la mutazione subumana. «Il futuro dipende dalla nostra capacità di scegliere istituzioni che favoriscano una vita attiva» (67). Per indicare la struttura diffusa, capillarmente ramificata di certi servizi, tra cui le stesse reti per l’apprendimento, Illich preferì alla parola rete la parola trame. Le riserve manifestate circa l’uso del termine rete appaiono oggi profetiche (la rete è il più popolare mito di inizio millennio). Rete è, secondo Illich, una parola ambigua, «degradata dall’uso corrente» (68.) L’ ambiguità terminologica rimanda a una bivalenza degli apparati reticolari. Rete può essere una trappola, destra dell’ asse: «canali adibiti alla somministrazione di materiali selezionati da altri a scopo di addottrinamento, istruzione o divertimento» (69)
Queste reti sono sovrastrutture piene, pesanti, che disattivano i propri fruitori. Ma rete può essere anche medium di sviluppo personale, di azione, partecipazione e autonomia. Sinistra dell’asse: «strumenti tecnologici che facilitano l’incontro» (70), istituzioni che rendano «veramente universali, e quindi totalmente educative, le libertà di parola, di riunione, di stampa» (71). Forse, più che l’immagine della rete, sarebbe appropriata in questi casi quella della catena.
La catena è fatta dai singoli uomini che si porgono la mano; la sovra-struttura non può essere qui che leggera, minima, il più possibile vuota.(72). Illich raccomanda le reti conviviali per l’ apertura di orizzonte che esse consentono. Sono gli anni della cultura on the road. Non scordiamoci come Illich ha vissuto, da nomade cosmopolita, da intellettuale sempre in transito tra paesi fisici e mentali, libri e persone. (63).
Un esempio tra i tanti: « L’intervento consiste nell’impianto, a livello del collo, di un elettrodo intorno al nervo vago, connesso con uno stimolatore di piccole dimensioni ( tipo pace-maker ) posizionato nel petto. Il macchinario somministra delle stimolazioni nervose , non al cuore ma al nervo vago, che modificano il funzionamento di quelle parti del cervello che gestiscono il tono dell’umore […] l’intensità e la frequenza degli stimoli viene regolata dall’esterno con una specie di telecomando.» La Repubblica, 27 aprile 2007. Il neuro-stimolatore è stato impiantato per la prima volta in Italia alle Molinette di Torino a un uomo di 57 anni, medico specialista.
Note
54 Descolarizzare la società. p. 160.
55 Ibidem, p. 161.
56 Emblematica a questo riguardo la recente invenzione dei diritti digitali, col conseguente dovere di superamento del digital divide.
57 Nell’uomo materiale e immateriale sono del resto indistricabili. Un sistema di robot, che ci emancipasse ampiamente dall’ uso del corpo,
disincarnerebbe la nostra psiche, disattivando non solo i nostri muscoli ma anche la nostra volontà e la nostra mente.
58 Descolarizzare la società, cit., p. 165.
59 Ibidem, p. 159-97.
60 Ibidem, p. 95.
61 Ibidem, p. 13. Günther Anders parlò dell’orgoglio prometeico tramutato in vergogna prometeica. Rispetto alla perfezione della macchina l’uomo sarà sempre un complessato. Giuseppe Riccardi, il super tecnico che fa parlare i computer, sostiene con orgoglio che « orma ici sono persone che hanno una qualità della voce decisamente inferiore a quella dei computer ».
62. In Nemesi medica Illich parlerà di iatrogenesi clinica, sociale e culturale.
63 .In questa ottica le aspettative meccaniche «governano gli accadimenti fisici, sociali e psicologici » .
64.Descolarizzare la società, cit. pp. 165
65. Ibidem, pp. 65, 163
66 .Ivan Illich, Tools for Conviviality, Harper & Roy, New York 1973; La convivialità, A. Mondadori 1974, p.39. A questo Illich si riferisce Pier Paolo Pasolini, Petrolio, Einaudi 1992, nota p. 115 : « Austera’, nel senso in cui usano questa parola Aristotele e Tommaso d’Aquino citati dal sociologo Ivan Illich in La convivialità . Io vivo effettivamente, lavorando a questa opera “la gioia dell’impiego dello strumento conviviale”.
Conosco la ‘convivencialidad’ o la ‘Mitmenschlichkeit’. Quindi sono austero. [...] Il lettore che appena conosca questo non molto conosciuto sociologo Ivan Illich, capirà che non è senza ragione che io lo cito in questa prima serie di appunti della mia opera».
67. Descolarizzare la società, cit., p. 84.
68 .Ibidem, p. 116.
69 .Ibidem, p. 116.
70 .Ibidem, p. 109.
71 Ibidem, p. 115.
72- I due termini della dicotomia illichiana potrebbero oggi essere utilmente applicati al web per capire se si tratti di una rete vuota, leggera, discreta, libertaria, o invece di una rete piena, pesante, invasiva, deprivante (sia a livello di compromissione col sistema pubblicitario e )
(Vicino ad orizzonti). Sono gli anni della cultura on the road. Non scordiamoci come Illich ha vissuto,
da nomade cosmopolita, da intellettuale sempre in transito tra paesi fisici e mentali, libri e persone.
FRAMMENTI TRATTI DA GIOVANNA MORELLI: IVAN ILLICH: DESCOLARIZZARE LA SOCIETA’ E LA SORPRESA POETICA DEL NON PROGRAMMATO
Pubblicato in: INTERCULTURE, Educazione e Scuola, nr.21, giugno 2012, p. 141

 

Materiali riflessivi di alcuni autori ricercatori sulle reti e  navigazioni digitali

PERDITA DEI SENSI

‘Mi batto per una rinascita delle pratiche ascetiche, che tengono vivi i nostri sensi, nelle terre devastate dallo ‘show’ (spettacolo direbbe Debord) in mezzo a informazioni schiaccianti..con la velocità che toglie il respiro.’ Ivan illich

L’esposizione allo ‘show ‘ può esigere una postura di resistenza ragionata’. Ivan illich

All’ultimo simposio illiciano a Bologna sono venuto a conoscenza di alcune riflessioni di Ivan Illich sul digitale, contenute all’interno di un testo ‘perdita dei sensi’  che raccoglie una serie di brani che analizzano da un lato  il sistema tecnologico in cui viviamo, che a dire di Illich allontana sempre più dal contatto con la terra, la natura e la carne, e dall’altro tesse la storia della perdita di significato dei nostri sensi con lo svilupparsi di una realtà sempre più astratta e dominata dalla rigida regolamentazione tecnologica (di nessi amministrativi ed economici-finanziari sovra determinati da una logica astratta del capitale)   e da scelte che diminuiscono il nostro libero arbitrio.

All’interno del testo ‘perdita dei sensi’ c’è un intervento di illich: ‘Sorvegliare il proprio sguardo nell’era dello show’, alla Conferenza inaugurale del grande incontro internazionale ad Amburgo il19/02/1993 di ‘Interfacce’,da cui ho tratto alcuni frammenti che qui di seguito vi ripropongo. Illich  in quell’occasione parla anche del suo programma nel quadro del dottorato di Architettura da lui svolto in alcune università statunitensi e tedesche (Pennsylvania e Oldenburg): ‘ho cercato di chiarire l’opposizione tra lo sguardo e la percezione visiva che noi siamo arrivati a considerare acquisita. Si dimentica troppo spesso che lo sguardo è stato tradizionalmente concepito come un’attività libera, pienamente umana e virtuosa, a condizione di essere disciplinato’. L’invito a tenere una relazione in una delle conferenze iniziali davanti ad una larga assemblea di tecnici, psicologi, specialisti della comunicazione consisteva nel richiamare l’impatto delle immagini dello schermo nella nostra società,  ed è stata per lui un’occasione benvenuta per trattare l’etica dello sguardo, evocando una tradizione millenaria di ascesi oculare, questa ‘custodia oculorum’ che praticata fino ad oggi.

‘Siamo riuniti a riflettere dice Illich sull’immagine nell’epoca della digitalizzazione tema promosso da fabbricanti di programmi e hardware. L’iper-testo e la realtà virtuale attirano spettatori verso lo ‘show’ che appaiono sullo schermo del computer nell’atrio (di una casa o bar) e, con grande sorpresa, in spettacoli di luce prodotti con fasci laser riflessi dalla nebbia del porto di Amburgo, come la notte scorsa. Il linguaggio dominante dell’aula è quello dell’informazione. E la parola d’ordine di questo incontro è ‘interfaccia’ . (inteso da Mc Luhan come mezzo o luogo; probabilmente Mc Luhan  coniò questa  parola in analogia con ‘intercom’, abbreviazione corrente dell’espressione: ‘materiali d’inter-comunicazione’, applicata ai telefoni altoparlanti nell’armata americana dopo il1940).  L’uso di questo neologismo ‘interfaccia’ da parte di Mc Luhan nel 1964 pregiudica surrettiziamente l’orientamento di ogni discussione sull’immagine. Riducendo la relazione all’interfaccia (uomo-macchina), voi  ci invitate a mettere sullo stesso piano tutti i sistemi, che siano nati da ‘una donna’ o concepiti da un ‘cyber-freak’, un cyber-mostro. Come medievalista sono un pesce fuori d’acqua in questa folla che studia l’informatica e la comunicazione. Per quanto profano sono stato invitato a parlare di ‘das Bild, una parola che in tedesco significa sia ‘quadro’ che ‘immagine’.  Lo farò paragonando l’immagine compatibile con l’interfaccia e l’immagine che conosco del passato. Quanto a me, il mio interesse per lo studio dello sguardo nel passato è legato al mio desiderio di ritrovare le tecniche di una Asksis (ascesi) oculare. Il mio proposito è di chiarire la distinzione tra uno sguardo anteriore e uno sguardo contemporaneo: lo sguardo europeo è coniugato da secoli all’immagine mentre lo sguardo attuale, è assorbito nell’interfaccia con lo ‘show’. Quando parlo di ascetismo o di formazione dell’occhio, penso a tutt’altro che all’apprendistato di tiratori con arco zen, o della mistica dell’ombelico …                                                                                                               .(però questa ironica affermazione  di illich ‘del tiro con l’arco’ in me redattore di questo testo suscita altre arti sublimi di interfaccia –umano/macchina,  quale quella proposta in un altro testo ‘l’arte della manutenzione della motocicletta’,  in cui i due protagonisti riflettono sulle loro specifiche esperienze: tecnologica l’una ed estetica-filosofica l’altra, e questa mi apre a comprendere una nuova interfaccia possibile tra pensiero informatico-computazionale e esistenziale-esperienziale (computer/umani);  anche se qui l’esperienza del sistema nervoso del navigatore cibernetico si estende, comprime e dilata attraverso la macchina di Turing in forma prevalentemente mentale ed immateriale, ed il proprio sentire corporeo è interamente sussunto nella rete artificiale (punto di stato e non di vista direbbe D.Kerckhove).

 Illich prosegue nell’argomentazione citando proprie esperienze d’infanzia:’ mia nonna si mise a dipingere gli acquerelli per aprirsi gli occhi in vista del suo primo viaggio in Italia…. Nella mia infanzia, il disegno faceva parte delle tecniche con le quali ci si elevava e ci si formava l’occhio, come la musica l’orecchio e la danza l’andatura(e aggiungerei per esperienza che  attraverso la scrittura manuale e la calligrafia si può  ritrovare la relazione perduta non nell’oggi delle macchine digitali ma già in quelle da scrivere di ieri, tra mente e corpo e  gesto, e tra corpo, respiro e mente). Prosegue illich raccontando che sotto la guida di una vedova di Brema, doveva dipingere  fiori e panorami per coltivare la sua  attenzione.  Ancora molto recentemente sorvegliare il proprio sguardo non era considerato un sghiribizzo, né una forma di repressione interiorizzata. Il nostro gusto era                                             esercitato a giudicare tutte le forme dello sguardo dell’altro. Oggi le cose sono cambiate. Lo sguardo spudorato è un atteggiamento normale, ma non parlo dello sguardo scurrile, del porno o del sadomasochismo. Direi piuttosto (come redattore di questo testo, di questa diffusa oscenità che consiste nel dare agli altri il peggiore senso e la peggiore sensorialità.

Per tornare ad Illich -’l’età dell’informatica s’incarna nell’occhio. La lettura rapida, il riconoscimento delle forme, la gestione simbolica, fanno parte ormai delle competenze dell’èlite. Il paradigma contemporaneo è strumentale: l’occhio è esercitato a rivolgersi con il comando ‘ricerca’ di Wordperfect. L’occhio è preso in trappola in un interfaccia con icone di Microsoft Windows, e la formazione dell’occhio moderno riduce lo sguardo ad  un tipo di scanning. ’Dozzine di parole che coincidono con le sfumature delle percezione sono cadute in disuso. Per quanto riguarda le funzioni del naso, c’è stato qualcuno che ha contato le vittime: sulle centocinquantotto parole tedesche che indicavano la varietà di odori usate dai contemporanei di Duerer solo trentadue sono ancora in uso. Anche il registro linguistico per il tatto si è ristretto’. Lo psico-analista praticante  Aschley Montangu  riscontra nella lingua francese un’analogia tra Moi (me)e Peau(pelle), ed un storico come Illich trova prezioso il fatto che esplora la pelle come esperienza (riflessioni su Aschley Montangu- Touching: the human significante of the skin).

 Il vocabolario della vista non sta meglio.                                                                                   Carl Darling Duck linguista sulla percezione sensoriale afferma che: ‘la maggiornza delle parole per ‘vedere’ appartengono  a certi gruppi ereditati che rimandano a tutto  un ventaglio di  radici indo-europee (di lontana ascendenza) .E sono pronto dice Illich ad attribuire allo sguardo una forza simbolica, ma non fisica.  Osservo anche la sostituzione universale dell’immagine del Rinascimento formata nello  sguardo attraverso l’usurpazione contemporanea di una merce intrusiva.  Ciò avviene quando la percezione sensoriale è compresa come il risultato d’interfaccia fra due sistemi, di cui uno è artificio e l’altro una persona. Sosterò che questa sostituzione della formazione attiva dell’immagine tramite l’inserzione in un sistema interattivo è caratteristica della vita contemporanea in un mondo di 500 catene televisive ad alta definizione. La maggior parte della gente lo ammetto, considera l’evento di un tale mondo per acquisito e l’immagine per un dato naturale. Essi non distinguono più tra il prodotto inter-oculare dei programmi digitali e la formazione dell’immagine sollecitata da un pittore antico. Gli informatici condividono questa ingenuità con i semiologi, gli epistemologi ed un numero considerevole di filosofi. Questo  è  il principale ostacolo che impedisce di seguire la via sulla quale l’immagine ha mutato al punto di diventare una trappola per lo sguardo. Ammetto che questo intrappolamento ha una storia, che comincia con un’avventura complessa per raggiungere ormai lo stadio di un menage a trois’. Succede  ancora che il nostro sguardo sia sollecitato da immagini; altre volte però, è affascinato dallo ‘show’. Un’etica della visione suggerirebbe che l’utilizzatore della televisione, del magnetoscopio, del Macintosh e dei grafici proteggesse la sua immaginazione da una distrazione irresistibile, rischiando di portare ad una tossicodipendenza. Possono esserci delle regole che reggono l’esposizione a immagini visualmente appropriatrici; l’esposizione allo ‘show ‘ può esigere una postura di resistenza ragionata. Testi tratti- da ‘La Perdita dei Sensi, di Ivan Illich, pgg. 177-187

PROMUOVERE L’INTELLIGENZA COLLETTIVA E CONNETTIVA E LO SVILUPPO UMANO                                                                                                                                                                                                     ‘L’Adesso..da un lato la tecnologia di produzione ed utilizzo del virtuale e da un altro una moda del virtualismo che crescerà ancora e durerà assai a lungo. Così ora per molti è un giochino..                          Liberissimi di avere tutto piacere che vogliono per tutte le vie ed i mezzi che preferiscono..                                                                                 Di solito gli equivoci che qui su abbondano contribuiscono a perpetuare una situazione in cui tutti quanti siamo privati, in primo luogo, di più piacere e di ben più alta qualità; ed in secondo luogo, anche quello che potremmo avere se sapessimo o potessimo utilizzare e sviluppare ben di più e meglio alternativamente queste stesse nuove tecnologie, come altre possibili, e come d’altronde quelle vecchie. … nella nuova area rivoluzionaria (e non si capisce proprio perché?)in particolare fra le nuove esigue leve giovanili, non è affatto di condanna delle nuove tecnologie come qualcuno lamenta, ma semmai di adesione entusiastica; e soprattutto ludica. Basta entrare in certi centri sociali per vederle: ogni tecnologia chiusa nella sua stanza. E c’è il feticismo delle nuove macchine, anche nelle autoproduzioni cosi dette artistiche e sedicenti tali e magari intenzionalmente alternative!.        Ed immaginazione,ricerca,sperimentazione su un uso per davvero alternativo diffondibile, organizzato e anche no, quel che manca. Ricerca (con-ricerca) su come si fa a farne un uso alternativo che tagli dentro, anche dentro di noi, poi tendenziale ‘capitale -umano’. Come si fa ad uscire in avanti se non conosciamo e comprendiamo a fondo l’uso che ne fa i Macro-padrone?  Ma la situazione è che mentre di pubblicazioni apologetiche e promotrici, anche come mercato, ce ne sono in circolazione non poche, e c’è in giro da decenni parecchie gente  che lo fa (start-up, sharing economy ecc)  nessuno che faccia con vera passione e  competenza quest’altra cosa: ossia studio e ricerca e comunicazione di risultati su come le nuove tecnologie possono favorire, accelerare, potenziare la liberazione dal capitalismo, passando attraverso    lo studio e la ricerca e la comunicazione di risultati di come le utilizza oggi il capitalista-collettivo come tale, in quanto esso è ancora oggi nemico di questa nostra liberazione:egli comanda nel suo sistema, costruito/istituito  sui suoi interessi(particolari e non universali, come tenderebbe a farci fantasticare). Ed allora di questa ricerca che davvero c’è bisogno per diffondere davvero e sviluppare sul serio l’uso alternativo delle potenzialità di ricchezza  e di liberazione e di rivoluzione contenuta nelle nuove scientificità e tecnologie e mezzi e macchine.                                                                    Testi tratti da R. Alquati, il virtuale edizioni velleità alterntive-Torino

CAMBIARE L’IDENTITA’  CONTEMPORANEA

.’ con l’apparire al orizzonte delle reti neurali, gran parte delle nostre facoltà di giudizio, un tempo riserva esclusiva di deliberazioni personali e di gruppo, sarà delegata sempre più alle nostre estensioni tecnologiche. Certo, le soggettività tecnologiche supportate dalle reti neurali saranno inizialmente molto rozze, risponderanno a criteri semplici e si imiteranno a soggetti poco complessi. Questa sperimentazione porterà molto velocemente a forme embrionali di coscienza autonoma. Presto i problemi politici che riguardano le applicazioni delle reti neurali complesse nell’industria, medicina, economia, affari, educazione e nei servizi pubblici saranno all’origine di contraddizioni tali da richiedere una fondamentale ristrutturazione psicologica della mente personale e collettiva.                                                                                                                                                Dove approderemo?                                                                                      Come sapremo dove, come e chi siamo, quando il nostro punto di vista sia il nostro giudizio, quando saremo assistiti dai computer e distribuiti su grandi database nel tempo e nello spazio virtuali?

TRANSIZIONI: dal punto di vista al punto di vista al punto di stato

Mentre il nostro feedback sensoriale si estende ben oltre la nostra pelle, non abbiamo espanso di pari passo la nostra immagine corporea. Quando uso la videoconferenza sono più completamente ‘la’ , nella stanza lontana che contiene la mia immagine, di quando uso semplicemente il telefono. In effetti, nella simulazione  e nelle estensione del nostro sistema nervoso  completo di protesi tecnologiche per la vista, l’udito, il tatto e ora perfino l’olfatto, noi figuriamo personalmente come entità nodali che si muovono avanti ed indietro su trame di corrente elettrica co-estensive con le nostre   funzioni biologica e neurologica.      Come fare i conti in termini psicologici?                                                   Qual è l’effetto sulla mia immagine di me stesso?                                     E’  ovvio che per agire in questo nuovo contesto, dobbiamo proiettare e riflettere le nostre immagini oltre la rappresentazione. O perlomeno oltre la rappresentazione visiva.                                          …neanche il discorso ideologico di Sterlarc è rassicurante. Sterlarc e Moravec e la generazione cyberpunk, suggerisce che il corpo è obsoleto, e va interamente sostituito dalla tecnologia. Questo per me è romanticismo alla rovescia, ossia lontano dalla psicologia, la psico-tecnologia che sta alla base di questa incipiente simbiosi tecnologica. La maggior parte delle tecnologie elettroniche non portano all’abbandono del corpo, ma alla ridefinizione della nostra vita sensoriale per consentire una combinazione privata e collettiva.

Verso il punto di stato                                                                             

La nostra percezione propriocettiva (percepire il corpo in movimento o in azione) della realtà coinvolge il corpo intero e tutti i sensi. Il suo punto di riferimento non è né la rappresentazione né la situazione pura. Il modo con cui mi pongo rispetto al mondo delle comunicazioni istantanee e penetranti è legato al mio punto di stato, e non al mio punto di vista.           C’è solo un luogo dove io mi trovo completamente, ed è dentro la mia pelle,anche se quella pelle e le sue estensioni tecnologiche hanno una portata che va ben oltre i limiti immediati della vista, del tatto ed udito (Dirà in altre parti del testo che avvertiamo le nostre estensioni tecnologiche come arti fantasmi, ciò che il sistema nervoso centrale riconosce come proprie anche quando siamo disconnessi ).  Il mio punto di stato non è esclusivo, ma inclusivo, non è una visione prospettica che inquadra la realtà, semmai un luogo definito dalla precisione e dalla complessità delle mie connessioni con il mondo. Le tecnologie interattive forniscono legami sociali, psicologici e fisici  per le dimensioni allargate dell’intelligenza collettiva (ove fluiscono data –saperi e in-coscienze(in una permanente interazione internodale o navigazione consapevole che ridefinisce un’intelligenza connettiva).  La mente collettiva che stiamo costruendo può trattare (auto-attivare)la complessità, le fratture e la ristrutturazione della mente individuale: un processo di integrazione su scala mondiale è in atto.  Questi nuovi criteri psicologici ci consentono di ripensare il significato delle estensioni tecnologiche,non come semplici ausili del trasporto di segnali, ma come forme,modelli e configurazioni di rapporti/relazioni neo-umane.  Particolarmente tutte le tecnologie elettroniche sono interattive, perché stabiliscono scambi continui ed intimi di energia e di elaborazione fra i nostri corpi,le nostre menti ed il loro ambiente globale.  E’ fondamentale che mentre sviluppiamo comunicazione in rete creiamo dei meccanismi politici per tutelare l’accesso universale e la libertà d’espressione, così come il diritto alla privacy su internet.  Sarebbe il modo più basilare e semplice per assicurare la continuità, della democrazia in questo nuovo ambiente. Nell’immediato futuro qualsiasi ordine che abbia conquistato il sopravvento su internet avrà il sopravvento anche nella realtà, e non bisogna tralasciare nessuno sforzo per evitare una presa di potere globale. (Inoltre a mio pare non bisogna lasciare alle macchine –computer di organizzare la nostra esistenza, vita e società; non c’è nessuna essenza ideologica, idealista o  tecnologica al di sopra dell’esistenza e questa consapevolezza è stata ritrovata condivisa con moltitudini estese e configgenti contro i poteri costituiti  da minoranze esistenzialiste, situazioniste, critiche ed antagoniste nel secolo scorso breve ed intenso. E bisogna anche comprendere che ogni piano di attività tecnologica o non, non va considerato come unicità totalizzante, ma va pensato invece come autentiche convergenze molteplici di questi mille piani che interagiscono e dialogano tra loro per un’esistenza degna di essere vissuta essenzialmente e materialmente. Bisogna essere anche consapevoli che la rete non è solo uno spazio inter-testuale ed inter-soggettivo espressione di autentiche vite attive, ma che dentro e sopra di queste reti ci sono piattaforme commerciali che da questi flussi di dati e coscienze estraggono plus-valori e dominio sull’esistenza dei molti. Qualcuno come Alquati parla di Macro-padroni o macro-poteri, cerchiamo di essere consapevoli di questa presenza ingombrante midiana che trasforma ogni cosa o valore in oro dei mercanti, non in forma paranoica, risentita e terroristica ma in forma gioiosa schizo-analitica che operi alla stregua di alchimisti del XXI sec. in senso alternativo,che sanno  tramutare il tutto (di flusso data e in-coscienze in oro per i filosofi e per la vasta umanità e i viventi.)                                                                                                      Frammenti  tratti da D.kerckhove, la pelle della cultura,edizioni Costa&Nolan

L’ERA DELLE DIS-INFORMAZIONE

Dagli ultimi risultati del lavoro di Walter Quattrociocchi, direttore del Laboratorio Computational Social Science dell’Istituto di Alti Studi di Lucca,  si riscontra di essere entrati nell’era della dis-informazione. In un recente articolo delle ‘Scienze’ di febbraio 2016,  presentando la sua dettagliata ricerca emerge che la diffusione di informazioni false, leggende metropolitane e teorie del complotto attraverso i social network è semplicemente in-arginabile. Il perché è presto detto. I meccanismi di aggregazione delle informazioni sui social da una parte è ‘confirmation bias’, o pregiudizi di conferma, dall’altra è tendenza a privilegiare solo quelle informazioni che confermano le opinioni  che concorrono a polarizzare le posizioni, ben evitando le tesi che le s-confermano. Insomma se una persona sospetta che i vacini siano dannosi per la salute, per esempio, troverà in rete innumerevoli conferme alla propria tesi, e non si curerà delle informazioni di segno opposto. E poca importa che le seconde siano accreditate da tutta la comunità medica e scientifica: l’autorevolezza  non è un fattore(né di reputazione né di verità in queste reti che globalizzano spesso la banalità, il localismo nazionalista, la menzogna, le molteplici psicosi e fobie individuali e sociali ). A che punto si chiede Dewey ,(Columnist del Washington Post, che curava una rubrica –what was fake? , che c’è di falso?, impegnata a smantellare bufale e teorie del complotto) la società diventerà irrazionale? Sono interrogativi su cui è bene riflettere. Perché la tanto celebrata ‘democrazia dell’informazione in rete’ potrebbe mettere in profonda crisi la relazione tra informazione  e conoscenza acquisita, favorendo i meccanismi della dis-informazione. Con buona pace di chi aveva auspicato la nascita di una nuova era dell’informazione. (note di redazione delle ‘Scienze’ – febbraio 2016-di Marco Cattaneo, ove all’interno viene presentata in modo esauriente la ricerca di Walter Quattrociocchi.)                                                                                            RICERCA DEI TESTI PER IL SIMPOSIO CON BREVI COMMENTI TRA PARENTESI A CURA DI PINO DE MARCH

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