venezia emergente di claudia buttignol

Venezia emergente tra visioni,trame, segni,minerali, colori,profumi, spezie e sensazioni

‘se prendo il verde non vuol dire che intendo dipingere l’erba, e se prendo il blu non significa che dipingerò il cielo. Il colore esprime piuttosto lo stato animo dell’artista’.

Tratto da Vasilij Grossman, scrittore del vero, giornalista,report di guerra; (1)     


Le inattese visioni,

i materiali inattuali di una dorata Venezia delle spezie, delle stoffe, dei profumi, i blu e i verdi sorprendenti della laguna, superficie di mare che la contiene, la circonda e l’apre ad Oriente,

sono sostanze emergenti nell’arte pittorica dell’artista Claudia Buttignol,

e lasciano intravvedere tra quelle trame sottili,

una sotterranea non urlata gioia di vivere e una ritrovata ispirazione.

Nella discontinuità tra materiali di epoche passate e non passate,

ritemprati e sperimentati,

colanti di colore, impegno e passione quotidiana,

laviche tonalità marroni, rosse ,nere e grigie inondano

Tragici scavi portano alla luce rovine di storie del secolo breve – Novecento- e vissuti intensi di una ricercatrice donna infaticabile silente e sincera che li attraversa con consapevole sensibilità estetica e sociale. Da artista esistenzialista  esalta dell’umano vivere,l’atto di emergere, di non essere parlata ma diventare parola rara. La stessa parola ‘esistenza’ deriva alla radice latina ex-sistere significa letteralmente ‘venir fuori’, ‘emergere’.

 

La tela punteggiata d’oro-cecità dei mercanti si trasmuta nell’oro-illuminazione delle alchimiste e delle artiste.

 Donna saggia tra spezie decomposte colora superfici e profondità che invitano al viaggio dentro e fuori le terremosse vicine, lontane e sconosciute.

E la riflessiva scienza moderna parla di comportamento emergente come ‘la situazione nella quale un sistema esibisce proprietà difficilmente predicibili sulla base delle leggi o delle costanti che governano le sue componenti prese singolarmente. Esso scaturisce da interazioni non-lineari tra le componenti stesse’.

Il blu dallo strano destino interdetto,

totalmente assente come il verde nei disegni rupestri e invisibile all’occhio dei nativi del paleolitico

blu escluso per secoli ad ovest anche dal sistema simbolico del mondo antico,

fa la sua prima comparsa nel nostro Rinascimento come mantello delle madri vergini, ed il prezioso

blu d’oltre-mare apre alla scoperta e al fare e al disfare nuovo artistico e poetico.

Ritrovati sulla via della seta compaiono I Blu dei lapislazzuli d’oriente

portatori d’immortalità e aperture di terzo occhio- consapevolezza esperienza extrasensoriale si mescolano con blu d’occidente portatori di silenzio, tranquillità, sincerità.

 

Tra le atmosfere veneziane,

dal tritico emergente il rigenerante verde e il blu degli eterni ritorni cortocircuita dinamicità, fiducia e vivacità, spargendo serenità e risonanze emotive.

Michel Pastoureau storico, antropologo e saggista, ma conosciuto soprattutto come storico del colore, sosteneva che ‘il verde è considerato un colore ambiguo: da un lato simbolo della speranza, fortuna,natura, libertà’, ma anche vivacità e nascita. da un altro aspetto ‘tinta associata al veleno, al denaro  e addirittura al diavolo. Il filosofo naturalista W. Goethe è il primo nella sua ‘teoria dei colori a considerare il verde e raccomandarlo nell’uso dei locali del riposo e del convivio.

Però è tenuto in grande considerazione dagli Egizi, popolo a noi più vicino che lo utilizza da già da 4000 anni. Colore del papiro simbolo di rigenerazione e associato al dio

Ptah, colui che porta ‘ordine nel caos primordiale di un mondo acquatico’, come la nostra Afrodite-Venere.

 

A VENERE,dea dell’amore, generatrice dell’emergente (2)                         

 

 Madre degli Eneadi (madre di Enea, progenitrice dei romani)/ ,

 

 gioia piena degli umani e degli déi/,

 

anima Venere/, /sotto gli astri che scorrono in cielo

 

popoli il mare ricco di navi, e la terra che arreca

 

le messi/:attraverso di te infatti ogni radice di viventi

 

è generata/, e accompagna con lo sguardo , nata, la luce del sole/:

 

/te, o dea, /te fuggono i venti, e le nubi del cielo

 

il tuo giungere/: per te la terra generatrice

 

sparge il suolo di fiori/, per te sorride la piana del mare/

 

e tornato sereno, brilla il cielo di luce vestito in ugual modo/.

 

Poiché appena si schiude la vista di un giorno di primavera

 

e, liberato prende forza il soffio vivificante di Zefiro,/

 

nell’aria, subito, gli uccelli te, o dea, il tuo giungere

 

manifestano, toccati nel cuore dalla tua potenza/.

 

Quindi bestie feroci e branchi di animali domestici balzano su pascoli fecondi/

 

E attraversano fiumi impetuosi/: così preso da incanto,

 

ti segue con desiderio ogni animale, là dove sempre lo spingi/;

 

e ancora per mari e monti e fiumi che trascinano/

 

e case frondose d’uccelli e campi ricchi di verde/,

 

a tutti instillando nel petto amore che seduce/, fai sì che,

 

nelI’attesa, radice per radice continuino le generazioni/.

 

Poiché tu sola reggi Natura del mondo/,

 

né senza te alcuna cosa reggi Natura del mondo/,

 

né senza te alcuna cosa alle spiagge di luce divine

 

sorge/, né alcuna cosa diviene gioiosa e degna d’amore/,

 

te io desidero compagna nello scrivere i versi/

 

ch’io mi sforzo di comporre sulla natura delle cose/

 

per le generazioni care di Memmio/

 

(uomo colto romano che intendeva distruggere ad Atene la casa di Epicuro),

 

Che, tu, dea in ogni tempo/, hai voluto emergesse, ricca di tutte le virtù/,

 

per questo generosa concedi, o dea, bellezza eterna ai miei detti./

 

 Fa’ si che intanto le opere feroci di guerra

 

Per mari e tutte le terre, tacciano in quiete/:

 

tu sola infatti puoi con pace serena giovare

 

ai mortali/, in quanto i terribili atti di guerra domina,

 

Marte potente nell’armi/, lui che spesso nel tuo grembo

 

S’abbandona , colpito da ferita d’amore che dura per sempre/;

 

e così reclinato il collo ben fatto, guarda in alto/

 

e sazia d’amore sguardi avidi a te, o dea, rivolgendo,

 

così riverso/, e alla tua bocca ne è sospeso il respiro/.

 

Quando, o dea, egli riposa sul tuo intatto corpo/,

 

 versagli dolci parole dalla tua bocca/

 

fa sgorgare, e domanda, o inclita, per i Romani pace serena/;

 

Ogni natura di dèi, infatti, occorre che, di per se stessa,

 

goda d’un tempo che non conosce la morte, con pace profonda/,

 

staccata dai nostri problemi/, disgiunta di lungi/:

 

poiché libera d’ogni dolore/, libera da pericoli,/

 

signora essa stessa delle proprie forze/, per nulla di noi bisognosa/,

 

né dai nostri meriti è conquistata/ né viene da ira sfiorata.

 

Di Lucrezio, de rerum natura L.I 1-49

 

 

 

Note

(1)

Vasilij Grossman fu il primo a rendersi conto dell’immensa tragedia dello sterminio industrializzato nazista degli ebrei e degli altri diversi sessuali, psicofisici, culturali e politici, entrando per primo con l’Armata Rossa ad Auschwitz; e là per mesi documenta quello che poi la filosofa Hannah Arendt nella ‘banalità del male’ cercherà di analizzare e comprendere ‘il riconosciuto storico male assoluto;

Vasilij  Grossman raccoglie in un saggio ‘l’inferno di Treblinka’, quanto aveva visto e sentito dagli ultimi sopravvissuti ne/del campo, testimonianze informate tra tante raccolte che saranno utilizzate al processo di Norimberga contro i gerarchi nazi-fascisti..

 

(2) “esempio di poesia filosofica naturalista, i cui argomenti cosmologici, etici, sociali ed  istanze di religiosità(consapevolezza immanente) sono strettamente integrati, dal filosofo Lucrezio autore del testo, lui stesso appartenente ad una scuola filosofica epicurea, animata da profonda religiosità cosmica sintesi di cosmologia e misticismo religioso.(Gian Giacomo Conte)

 

Testo di Pino de March

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