Europa-Mediterraneo nuova rinnovata comune ecume d’umani tra terre e mari

VIAGGIO NELL’EUROPA MEDITERRANEA CON IN TASCA  BREVIARIO MEDITERRANEO ED ALTRI SAGGI MERIDIANI                                                                                                                     DI TUTTO QUESTO  TRATTA UN CORALE AUTORE PEDRAG  MATVEJEVIC NEL SUO ‘BREVIARIO MEDITERRANEO’ , TESTO CHE C’INCANTA E C’INQUIETA. ROSSANA ROSSANDA CI PARLA “D’UN UOMO I CUI LIBRI SONO MOSAICO, FATTO DI MILLE TESSERE TUTTE PROBLEMATICHE, RELATIVE AL ‘NOSTRO’ PASSATO E AL ‘NOSTRO PRESENTE, PIENE D’ INQUIETANTI INTERROGATIVI”. LA SUA NARRAZI0NE è ‘UNA SCRITTURA SENZA PACIFICAZIONE, CHE HA UN FORMA BELLISSIMA MA NON SE NE ACCONTENTA, INCALZATA COME E’ DA DOMANDE INESORABILI SUL PERCHE’ E SUL CHE COSA. TUTTO LO INCANTA, MA NESSUNA BELLEZZA LO ACQUISTA, E’ UN UOMO DI DOMANDE COGNITIVE ED ETICHE’.

EUROPA-MEDITERRANEO TRA  MARI  E TERRE – APERTE  – CONTRADDIZIONI E  VARIEGATE UMANE GENTI                                                                                                                                     Rileggevo e meditavo queste letture  in  una soleggiata e ventilata RED BEACH, cercando di r-immaginare di nuovo il Mediterraneo e l’Europa, non più in modo separato ma in stretta relazione l’uno con l’altra (senza nessun grado di separazione per parafrasare un titolo contemporaneo di una canzone italiana), proprio là in quella mitica e libera spiaggia di Matala.  La spiaggia rossa si situa alle spalle della città cretese di Matala, tutto intorno selvatiche spiagge ed  antiche caverne scavate nelle rocce che furono in tempi diversi abitazioni e cimiteri di profughi e nativi ed infine grotte predilette e ri-abitate dagli hippies negli anni 60-70.

 Loro (Beatles) in un tempo ormai lontano,ma anch’io ora immagino,desidero e cerco ispirazioni in nuove  derive e nomadismi mediterranei per una futura umanità dove:                                                non

esistano   frontiere                                                                                                                              

nessuno per cui uccidere e morire                                                   

nessuna religione                           

tutta la gente in pace                                                                                     

una fratellanza-sorellanza di uomini e donne non di un semplificato genere binario ma di molteplici forme d’affettività e sessualità.

(Solo durante il golpe militare degli anni ’70 quei pacifici ed pre-ecologici hippies furono cacciati dall’isola, isola comparabile a quella di White dei Dik Dik )

… sai cos’è l’isola   di chi

ha negli occhi il blu

della gioventù

di chi canta hippi hippi pi

 

La spiaggia s’affaccia su variegate acque mediterranee ove in un tempo remoto una sconosciuta fanciulla Europa, figlia di un re fenicio,sedotta, rapita e lì portata da occidente, finì per innamorarsi  di un toro bianco ed infine ad accoppiarsi ad un’aquila, sotto le cui differenti spoglie animali s’era nascosto nientemeno che l’onnipotente e machista Zeus. Infatti stando seduto a meditare su quella spiaggia splendida e solitaria, con occhi estasiati e nudi corpi, non si può non immergersi in quelle acque fredde, trasparenti, a tratti verde turchino e ad altri  blu lapislazulo per trarre ispirazione e sensazioni,  e neppure non vedere  una piccola isola che si staglia di fronte, che assume ai miei occhi incantati la forma di una mucca o di un toro disteso,appagato, ruminate ed avvolto in un manto di nuvola bianca. Però pur non rinunciando all’incanto di questo vasto mare non si può  lasciarsi acriticamente rapire  un’altra volta da questi miti costituenti la nostra ‘civiltà euro-mediterranea,ed  estesamente condivisi ad occidentale, fondanti una certa patriarcale misoginia,che tesse ormai da secoli fascinazioni, inganni, femminicidi e sottomissioni ad un sessista immaginario che paralizza ovunque un liberato Eros.                                                                                                                                                                                   “Ho Zeus, perché hai portato alla luce del sole le donne, male fasullo degli uomini?

(Tratto da un monologo di tragedia – Ippolito – d’Euripide )                                                                                                                               

L’EUROPA CONCEPITA NEL MEDITERRANEO                                                                                                

“.. La figlia del Re di Tiro (di Libia e dei  fenici )Agenore, la cui beltade                                                                             

 non ebbe pari al mondo in quella etade.                                                                                            

La figlia Europa ebbe si volto lo sguardo                                                                                                        

 che accese al suo amor l’alto motore divino.                                                                                          ….

Per lascivo pensiero, per troppo amore.                                                                                                         

 Fuori di ogni dignità e d’ogni decoro.                                                                                             

  Prese per troppo amore Zeus l’aspetto del toro bianco. 

(Tratto dalle  Metamorfosi di Ovidio).

 

 “Zeus s’innamorò d’Europa e ordinò ad Ermes di condurre il bestiame di Agenore verso le coste del mar di Tiro, proprio il luogo dove le fanciulle si trovavano i fiori di croco e passeggiare.                                                                                                                                                    Zeus sotto le sembianze di un toro bianco si unì al resto della mandria. La bellezza dell’animale non tardò ad attirare l’attenzione della fanciulla Europa. Il suo mantello era più bianco della neve”. Tratto da www.demetra.org

Europa e Mediterraneo come terre e mare nostrum o mostrum, intesi  ‘come spazi assimilanti e respingenti’,  oppure come vasta Ecumene euro-mediterranea di concatenati e federati spazi aperti, pacifici e dialoganti di moltitudini?

Mare nostrum tra dominazioni e convivenze pacifiche

Non si può non riflettere su un’antica e diffusa espressione latina ‘mare nostrum’, lo si fa propria partendo dalla sua consolidata aggettivazione o qualificazione ‘nostrum’,  indicativa da un lato d’una comune appartenenza ma dall’altra di una contraddittoria identità mediterranea. Identità contraddittoria perché  indicativa di un modo di vivere meridiano, vociante e solare che era comune a tutte le genti che s’affacciavano su quel mare ma nello stesso tempo espressione d’un’ imperialità romana, che ha assunto in molte occasioni toni imperialisti nei confronti di chi non si sottometteva al suo dominio incondizionato.

(i cartaginesi,i celti,cimbri e teutoni sono lì a testimoniare tale ferocia imperialista).

Forma imperiale che agli occhi poco critici appare come civile orientamento e ordinamento delle genti, il diritto di tutti i cittadini dell’impero ovunque abitassero di essere soggetti di diritti universali, ma nella dura realtà la pax romana si realizzava dopo che la  brutale forza delle armi e della conquista, aveva piegata ogni resistenza o si era rinunciato passivamente ad una piena e propria autonomia.

Ad essa nel tempo sono seguiti altre forme di dominio imposto attraverso ideologie o religioni, che hanno provocato guerre sacre e profane (ieri: le crociate cristiane,le jihad, le predatorie conquiste di varie repubbliche marinare o di  imperi europei coloniali  ed  oggi: nuove  guerre petrolifere occidentali  ‘neo-coloniali di appropriazioni di terre e materie prime attraverso menzogne televisive e democratiche  o guerre asimmetriche fondamentaliste islamiste distruttive di entrambi umanità), ma anche periodi di relativa pace e convivenza.

 

Mare mostrum divoratore di migranti

Non potevo neppure non riflettere sull’attuale alterata percezione identitaria e in parallelo su quella antica istituzione d’ospitalità mediterranea che era l’antica Xenia; ospitalità mediterranea  che ha finito per trasformarsi e rovesciarsi in un’opposta ed ostile aggettivazione ‘monstrum’. Un’alterità umana percepita come aliena, irriconoscibile e pericolosa. Ed ora così appare, non all’intera opinione, quel mare e quei naufraghi, ma ad una rilevante ed emergente opinione pubblica nordica ed europea, xenofoba e manipolata da ventennali campagne sicuritarie mediatiche (mass-new-mediali) ed elettorali permanenti, che agitano provocatoriamente paure e menzogne. Forze politiche della destra sistemica ed anti-sistemica  hanno trasformato in questo tempo i migranti, le donne  e i diversi generi, in nuovi capri espiatori di ogni nostro malessere o disagio esistenziale e sociale. Disagi, che in verità,  sono d’attribuire in grande parte più alle ‘nostre’ crisi economiche- finanziarie neo-liberiste ed identitarie patriarcali, che ai flussi migratorio o alle ricercate-ritrovate autonomie ed affettività. Per quanto riguarda i flussi migratori sono da considerare a tutti gli effetti, forme di retroazioni delle nostre recenti  guerre petrolifere (guerre del golfo e del Medio-Oriente) e neo-coloniali d’appropriazione predatoria consolidata nel tempo  di terre e materie prime. Petrolifere usando volutamente un’aggettivazione pasoliniana, in quanto il poeta considerava che tutte le guerre interne, i golpe, e le guerre esterne, coloniali ed imperiali sono da ricondurre alla risorsa ‘Petrolio’,nome del suo ultimo  romanzo. E nelle molte  pagine strappate e rubate sono conservati ‘segrete’ anche le ‘ cause’ per cui è stato assassinato.

Alla menzogna comunicativa – della guerra giusta per le presunte armi di distruzione di massa’ – s’aggiunge una silenziosa passiva complicità della sinistra liberista ‘moderata’ nella costruzione di un centinaio di ‘lager’ per migranti senza documenti  in tutta Europa, nominati prima come ‘campi di detenzione o permanenza temporanei’ e poi come ‘centri d’identificazione ed espulsione’ (CPT e CIE ) . Ove i migranti sono soggetti a lunghe permanenze in una stato di detenzione amministrativa(apparentemente transitoria) ,privandoli così anche delle minime difese accordate  ad un detenuto soggetto a  restrizioni di libertà per ragioni di penali.

Oggi il ‘clandestino’ assume sempre più le sembianze che un tempo lontano erano attribuite ad altri/e ‘mostrum’ come la strega, l’eretico, l’ebreo ed il folle.

Infine ho frugato nella mia memoria alla ricerca di testi ed autori che avessero scavato in profondità sull’essere contraddittorio e solare del mediterraneo e sono emersi l’uno dopo l’altro, prima ‘il breviario’ di Pedrag Matvejevic, le riflessioni di Claudio Magris e l’ultimo capitolo ‘ dell’uomo in rivolta’ di Albert Camus e  ‘migranti nella tempesta  di F. Gambino’, non solo questi ma anche altri affacciano alla mia memoria.  E  poi non si può tralasciare di parlare della modalità mitico-relazioni con l’Altro o con lo straniero: Xenos

XENIA (Ξνια). – Xènion o (più spesso) xènia, è l’antica denominazione dei doni all’ospite in genere o più specificamente degli alimenti inviati agli ospiti nelle stanze messe loro a disposizione dal signore della casa                                                                                            

Questa parola è citata in questo duplice senso sin da Omero. Naturalmente essa può anche avere il significato generale di accoglienza dello straniero o della ospitalità stessa, come insegnano le iscrizioni. In epoca romana imperiale prevale il significato di dono all’ospite ed allora ciò coincide spesso con hospitium e s’avvicina anche abbastanza al concetto greco di ἀποϕόρητα(Apopforeta) – Sono i doni che l’ospite distribuisce fra i commensali, perché li portino a casa; greca è la parola, come greca sembra l’origine dell’uso. Particolare occasione di donare apophoreta erano in Roma i Saturnali, il periodo dell’anno in cui gli amici solevano scambiarsi dei regali. Tratto da Enciclopedia – Trecani.

Ecco come il nostro passato potrebbe farsi presente futuro :Europa-Mediterraneo intese come Ecumene-mediterranea, come r-invenzione sociale e culturale degli stoici antichi in epoca ellenista ‘come’ patria comune è la terra’.

Un ordinatore supremo, mandato da dio, usando la forza solo con quelli che non s’arrendono alla ragione(1), raccoglie da ogni luogo le sparse membra del corpo sociale, mescola insieme, come in un grande cratere d’amicizia, ogni sorta di vita, costumi, connubi e obbliga tutti a considerare come patria comune la terra abitata, come rocca e baluardo l’esercito, come parenti tutti gli uomini dabbene, come estranei i cattivi; e non già a distinguere il greco dal barbaro badando alla clamide o allo scudo o alla scimitarra o alla ‘divisa’, ma a prendere il valore come contrassegno del greco e la viltà come caratteristica del barbaro(2); e ad usare in comune le vesti,le muse, connubi, il modo di vita, mescolandosi con l’affinità del sangue e la comunanza della prole”.

(1)ragione intesa non come semplice opposizione al sentimento, ma ragione come capacità di dialogo aperto pacifico tra le persone e le genti.

(2)e qui si cela o si manifesta una forte presunzione dei greci, una certa superiorità morale, ma che non investe la sfera culturale dei barbari, riconoscendo anche ad essi l’avere propri costumi e muse.

Il frammento, tratto dalle testimonianze non cospicue (di uno scrittore anonimo stoico di quel tempo)evidenzia in maniera assai chiara, l’interpretazione del mondo che anima queste correnti di pensiero. Pur emergendo un rapporto stretto tra divinità ed il suo rappresentante terreno, e conseguentemente l’idea di una missione – quella di Alessandro il Macedone –  unione sacra  però destinata  a provocare ad una rottura, e a far coincidere, nel segno comune della ragione, i confini della ‘nazione’ con quelli del mondo, le esigenze del ‘cittadino’ con quelle ‘dell’uomo’. La conquista di una parte rilevante dei paesi mediterranei ad opera di Alessandro Magno assume, realmente agli occhi degli stoici, il senso di una reinvenzione sociale e culturale, voluta dagli dei e radicata essenzialmente in una distinzione tra virtù e viltà, che però cancella un certo orgoglio nazionale dei Greci, innalzando gli ex-barbari a rango di co-protagonisti. Con la definitiva rottura dei ristretti limiti della città, arrivò a maturazione anche una convinzione di pensiero che aveva trovato la sua origine nell’idea dell’uguaglianza naturale tra tutti gli uomini:sostenuta da alcune correnti filosofiche della sofistica, essa aveva trovato convinti sostenitori anche nel corso di un IV secolo segnato spesso da dubbi ed inquietudini di varia intensità, ed orientamento, perciò, verso un superamento delle angustie contingenti in nome della vera ricchezza che è quella spirituale(esistenziale), accessibile a tutti. Per quanto,infatti, attivi in Atene come indica il nome stesso della corrente, che proviene da stoà, il portico attiguo all’Agorà ateniese,in cui svolgono a partire dal 300, le lezioni del suo fondatore Zenone, essi però sono originari di località poste al di fuori della cultura greca ufficiale. Solo Cleante fra loro si può definire ellenico, mentre Zenone e Crisippo sono solo di origine periferica, Cipro e di lingua e di cultura semitica,cioè sostanzialmente straniera. Essi costituiscono l’esempio più persuasivo della possibilità di ‘diventare greci ‘ senza esserlo per nascita. Il pensiero degli stoici si rivela aperto a più voci ed in grado di soddisfare bisogni ed attese diverse, a costo anche di tensioni e di contraddizioni difficilmente risolvibili. Essi vivono fianco a fianco, fondendosi e a volte contraddicendosi, con un atteggiamento fatalistico, che non intende escludere la libertà interiore …. una tendenza all’impegno,che esalta l’innata solidarietà dell’uomo ma anche lo riconosce dominato spesso dalla mortificante presenza di forti interessi egoistici,(dal potere) e da  una aristocratica lontananza del sapiente ed il faticoso mondo dell’impegno quotidiano. Da questa originale interpretazione di questi motivi, nasce, singolarmente già esistente un’idea nuova di umanità, che non si riconosce negli spazi angusti della città ed oltrepassa i pur ampliati confini dello stato nazionale. Essa codifica un sentimento di solidarietà universale, riconducendo l’idea di persona alla sua ‘nuda’ umanità e non più all’appartenenza ad una qualche gerarchia consolidata.                                                                      Materiali tratti da: Storia della filosofia I,  di S. Tassinari, ed. Bulgarini, Firenze, pag. 246-260

Il nostro presente futuro anteriore sta in una nuova ECUMENE  EUROPEA-MEDITERRANEA:  TRA TERRE E  MARI COMUNI, ‘SI PUO’ OSARE STOICAMENTE R-IMMAGINARE – SPAZI APERTI D’UMANE GENTI CHE VANNO A RI-COMPORRE E RINNOVARE  UNA VASTA  ALLARGATA  UMANA ECUMENE MEDITERRANEA-EUROPEA,  COME “PATRIA COMUNE che  E’ LA TERRA ABITATA’’.                          ECUME COME ESPRESSIONE D’AUTO-DETERMINAZIONE E COOPERAZIONI PACIFICA TRA TERRE E GENTI, TRA SINGOLARITA’ E COMUNI ABITANTI  DI PLANETARIE -CITTA’.(MOLTI TRA LORO METICCIATI DA TRATTINI COMUNI QUALI EURO-ASIATICO O EURO-AFRICANO ECC).  E LA’ DA QUELLE POLEIS  PRATICARE L’INTERSEZIONALITA’ COME CRITICA TRASVERSALE DI DECOSTRUZIONI DELLE CRESCENTI  DISEGUAGLIANZE TRA  GENERI, CLASSI E E CULTURE E DELLE PRESUNTE  CERTE IDENTITA’ BIO-POLITICHE – NATIVE EUROPEE. E ATTRAVERSO PRATICHE DI INTERCULTURALITA’  PROMUOVERE NUOVE CONVIVENZA TRA LE GENTI  E NUOVE AFFETTIVITA’  TRA I GENERI DIVERSI).

IL MEDITERRANEO NON E’ SOLO GEOGRAFIA

“Per la verità non sappiamo neppure fin dove s’estenda il mediterraneo: quanti ampi siano i tratti di costa che occupa, fin dove si spinga nelle rientranze del territorio e dove in effetti cessi. Gli antichi greci lo videro da Phasis sul Caucaso fino alle colonne d’Ercole dello stretto di Gibilterra,andando da oriente verso occidente, sotto intendendo i suoi naturali confini verso nord e trascurando qualche volta quelli del sud”. Tratto da ‘il mediterraneo, un nuovo breviario’ di Pedrag Matvejevic

(Però va sempre tenuto in considerazione che per le antiche genti mediterranee  la loro forma d’orientazione era il sole, e per loro quindi  le terre dell’oriente o d’est era le terre dove sorgeva o ri-nasceva  il sole e le terre dell’ovest dove esso tramontava o andava a morire.)

La saggezza antica insegnava che il Mediterraneo arriva fino a dove cresce l’ulivo (e oggi aggiungerei anche la vite).

“Il Mediterraneo non è solo geografia. I suoi confini non sono definiti né dallo spazio né dal tempo. Non sappiamo come fare a determinarli e in che modo: sono irriducibili alla sovranità o alla storia, non sono né statali né nazionali (tanto meno imperiali), somigliano al cerchio di gesso che continua ad essere descritto e cancellato, che le onde e i venti, le imprese e l’ispirazioni allargano e restringono. Ricordiamoci che lungo le coste del mediterraneo passava la via della seta, e s’incrociavano le vie del sale e delle spezie, degli oli e dei profumi, dell’ambra e degli ornamenti, della sapienza e della conoscenza, dell’arte e della scienza. Lungo le strade romane si diffondevano il potere(imperium universale che rendeva tutti cittadini romani) e la civiltà (governata dalla forza degli eserciti e del diritto). Dal territorio asiatico sono giunti i profeti e le religioni (ma anche le differenti filosofie). Sul Mediterraneo è stata concepita l’Europa . ”. Tratto da ‘il mediterraneo, un nuovo breviario’ di Pedrag Matvejevic.

Il Mediterraneo non è solo storia

Qui le genti e le culture per secoli hanno continuato a mescolarsi, fondersi e contrapporsi gli uni agli altri, come forse in nessun’altra regione di questo pianeta:si esagera evidenziando le loro convergenze e somiglianze, e trascurando invece  i loro antagonismi  e le loro differenze. Il mediterraneo non è solo storia.”Tratto da ‘il mediterraneo, un nuovo breviario’ di Pedrag Matvejevic.

Il mediterraneo non è una semplice appartenenza ma una complessa relazione di convergenze e d’antagonismi

“Le culture del Mediterraneo non sono solo culture nazionali. Al Mediterraneo non s’adattano metri più esigui dei suoi. Lo tradiamo accostandoci ad esso punti di vista eurocentrici, che lo considerano esclusivamente come creazione latina, panellenico, panarabo o sionistico, giudicandolo dalla posizione di qualsivoglia particolarismo, etnico, religioso o politico. L’immagine del Mediterraneo non è stata deformata da fanatici tribuni o da esegeti faziosi, da studiosi senza convinzioni o da predicatori senza fede, da cronisti d’ufficio o da poeti d’occasione. Stati e religioni, governanti e prelati, legislatori secolari e spirituali hanno diviso in tutti i modi lo spazio e la gente. E tuttavia i legami interiori hanno resistito a tutte le divisioni. . ”. (Perché) il Mediterraneo non è un semplice appartenenza.”Tratto da ‘il mediterraneo, un nuovo breviario’ di Pedrag Matvejevic.

Non c’è periodo della storia che sulle sue varie parti di costa in cui non c’imbattiamo in contraddizioni

“Il discorso sul Mediterraneo ha sofferto della sua stessa verbosità: il sole ed il mare; il profumo e i colori; i venti e le onde;  le spiagge sabbiose e le isole fortunate;  le ragazze precocemente maturate e le vedove avvolte nel nero; i porti, le barche e i richiami delle coste sconosciute; le navigazioni, i naufraghi e i racconti che si tramandano sulle une e sugli altri; l’arancio, il mirto e l’ulivo; le palme, i pini ed i cipressi; lo sfarzo e la miseria; la realtà e l’illusione; la vita ed il sogno. Di questi motivi hanno abusato i luoghi comuni della letteratura; descrizioni e ripetizioni di tutti i generi. Da un lato la chiarezza e la forma, la geometria e la logica, la legge e la giustizia, la scienza e la poetica, d’altro tutto che a questa particolarità si contrappone. I libri sacri della pace e dell’amore e le guerre dei crociati(cristiani) e le jiad anticristiane(dei mussulmani). Il messaggio ecumenico e l’ostracismo particolarista. L’universalità e l’autarchia. L’agorà ed il labirinto. La gioia dionisiaca e il macigno di Sisifo. Atene e Sparta. L’impero d’oriente e d’occidente. La costa settentrionale e quella meridionale. L’Europa e l’Africa. Il cristianesimo e l’islam. Il cattolicesimo e l’ortodossia, la tradizione giudaica e la persecuzione degli ebrei. Sul Mediterraneo il Rinascimento non è riuscito dappertutto a superare il Medioevo (o a precipitarvi di nuovo). Tratto da ‘il mediterraneo, un nuovo breviario’ di Pedrag Matvejevic.

Autoritratto del Mediterraneo ovvero di un composito, variegatissimo e centrifugo mosaico.

“Pochissimi autori aiutano ad affrontare questo ingorgo come Matvejevic, che con la sua cultura cosmopolita, la sua signorilità intellettuale- e la sua dialettica di vicinanza-lontanza alla vita, alla storia e alle cose – difende (o non nega) la soggettività  senza abdicare all’universalità, resiste al totalitarismo senza perdere di vista una prospettiva globale della realtà. Sono posizioni che lui ha ribadito in numerosi saggi, dagli studi letterari veri e propri ai suoi interventi etico-politici, alle famose ‘lettere aperte’  indirizzate, in situazioni difficili e non senza rischio personale, ai vari potenti della terra in difesa della libertà, anzi delle libertà, e di concrete vittime di potere. Combattendo contro lo stalinismo e contro tutti gli stalinismi (delle democrazie autoritarie dell’est –europeo) ossia contro tutte le formule e le concezioni totalizzanti, Matvejevic, ha anche esorcizzato e smascherato il pericolo opposto e complementare, che ora sembra dissolvere ogni unità culturale e ogni sistema di valori, e cioè il particolarismo esasperato, la dispersione molecolare: lo studioso dell’ex-Jugoslavia e della Mitteleuropa, ovvero di un composito, variegatissimo e talora centrifugo mosaico (macedonia di genti), ha ammonito che ‘la particolarità, di per sé, non è ancora un valore’, mettendo così  in guardia contro ogni ossessiva, viscerale, atomistica esaltazione della propria identità e della propria immediatezza(guerre etniche e nazionalistiche). Col breviario mediterraneo questo interprete del dialogo fra i massimi sistemi non cambia natura e vocazione’. Tratto da ‘per una filologia del mare come introduzione a Mediterraneo- un nuovo breviario – di Claudio Magris, saggista e scrittore.

 

Sarà possibile una nuova cultura mediterranea ed una europea ad essa ancorata?

‘Non esiste cultura più o meno grande. Esistono culture più o meno vere’.    A. Camus                                                 “La ‘Casa della Cultura’, che oggi si presenta dinnanzi a voi: intende essere al servizio della cultura mediterranea. Fedele ai principi generali che riguardano le Case di questo genere, ed( inoltre) intende contribuire alla costruzione, nell’ambito regionale, di una cultura la cui esistenza e grandezza non hanno più bisogno di dimostrazioni. Servire la causa di un regionalismo mediterraneo, può sembrare, infatti, restaurare un tradizionalismo vano o senza futuro, o ancora esaltare la superiorità di una cultura nei confronti di un’altra e, per esempio, riproponendo un fascismo alla rovescia, opporre i popoli latini ai popoli nordici(ome fanno oggi molte forze nazi-fasciste, tra cui la greca ‘alba dorata’, nel Sud Europa, nota del curatore). Esiste su questo un continuo malinteso. Scopo di questa conferenza è il tentativo di chiarirlo. L’errore deriva dal fatto che si confonde Mediterraneo e latinità e si colloca a Roma cioè che ha avuto inizio ad Atene (meglio ancora nella mitica arcaica grecità, nota del curatore,). Per noi è evidente, non si può trattare di una specie di nazionalismo del sole. Non potremmo assoggettarci a tradizioni e legare il nostro futuro vivo a imprese già morte. Una tradizione è un passato che altera il presente. Il Mediterraneo che ci circonda è al contrario un paese che vive, pieno di giochi e di sorrisi. D’altra parte, il nazionalismo si è condannato da sé con i suoi atti. I nazionalismi compaiono sempre nella storia come segni di decadenza.                                                                                                                                 …. Al momento attuale l’internazionalismo(o il cosmopolitismo, anche’esso d’invenzione ellenica nota del curatore ) prova a restituirgli il suo vero senso e la sua vocazione.  …. Ecco perché, prima di ogni considerazione, rifiuteremo il principio di un nazionalismo mediterraneo (e pure europeo, nota del curatore). D’altra parte non ci potrebbe essere una questione di superiorità della cultura mediterranea. L’umano s’esprime nell’armonia dei suoi luoghi(Heimat per i germanici o la matria linguae terra per i popoli italici, nota del curatore ). E la superiorità, nel campo culturale, risiede soltanto in questa (ricerca di) armonia Non esiste cultura più o meno grande. Esistono culture più o meno vere.  Noi vogliamo soltanto aiutare un paese a esprimere se stesso. Localmente niente di più.’Tratto dall’ultimo capitolo ‘ dell’uomo in rivolta di A. Camus                                         

Evidenze: una nuova cultura mediterranea ed europea è realizzabile

‘Esiste un mar mediterraneo, un bacino che connette una decina di paesi. Gli uomini vocianti nei cafès-chantans (de Paris) o di Spagna, quelli che vagano per il porto di Genova, sulle banchine di Marsiglia, la gente curiosa e forte che vive sulle nostre coste, sono venuti fuori dalla stessa ‘famiglia’. Quando si viaggia in Europa, si riscende verso l’Italia e la Provenza, è un sospiro di sollievo quando si ritrovano gli uomini trasandati, la vita forte colorita che tutti conosciamo. Ho trascorso due mesi in Europa Centrale, dall’Austria alla Germania, e domandandomi da dove venisse quel singolare disagio che gravava sulle mie spalle, l’inquietudine sorda che mi prendeva. L’ho capito poco dopo. Questa gente era sempre abbottonata fino al collo. Non sapeva lasciarsi andare. Non sapevano cos’è la gioia, tanto differente dalla risata. ’Tratto dall’ultimo capitolo ‘ dell’uomo in rivolta di A. Camus                                         

(Certo questa sensazione di costrizione io la vivo di più, ora, in certe città di provincie italiane specialmente del nord, che nelle città germaniche: girare per Freiburg-Breisgau, Basel,  Berlin,  Wien, Hamburg, Frankfurt Am Main, nelle loro vie mediterranee o nei loro quartieri  latini, curdi-turchi, o nord-africani,  io ritrovo le urla antiche dei venditori , la gioia, i profumi di caffè,spezie di kebab, e  i sorrisi aperti, che Camus incontrava nelle città mediterranee, una per tutte la Bergstrasse di Frankfurt am Main, ove ho vissuto per differenti della mia vita.,  nota del curatore).                                                                         “Tuttavia e grazie ai dettagli come questo che si può dar valido senso alla parola ‘patria’. La ‘patria’ non è l’astrazione che spinge gli uomini al massacro, ma un certo gusto della vita comune ad alcuni esseri, per cuoi ci si può sentire più vicino ad un genovese o ad un marocchino piuttosto che ad un normanno o ad un alsaziano.  questo il Mediterraneo, quell’odore o quel profumo (quelli sguardi) che è superfluo definire: lo sentiamo tutti con la nostra pelle”. ’Tratto dall’ultimo capitolo ‘ dell’uomo in rivolta di A. Camus.

“  Questa  realtà viva del Mediterraneo per noi non è una cosa nuova. E sembra che questa cultura sia l’immagine di quest’antica latinità che il Rinascimento tentò di ritrovare (e riaffermare) attraverso  il Medioevo.  E’  questa latinità  che C. Maurras (esponente della destra conservatrice francese del secolo scorso) e i suoi cercarono di  accampare. E’ in nome di questo ordine latino che, nelle vicende d’Etiopia, ventiquattro intellettuali occidentali firmarono un manifesto degradante che esaltava l’opera civilizzatrice dell’Italia nell’Etiopia barbara. Ma no. Non è questo il mediterraneo che la nostra ‘Casa della cultura’ rivendica. Perché non è quello vero. Quello è il Mediterraneo astratto e convenzionale rappresentato da Roma e dai romani. Questo popolo d’imitatori senza immaginazione immaginò(o fantasticò) tuttavia di sostituire con il genio guerriero il genio artistici e il senso della vita di cui mancava. E’ quest’ordine che tanto si vanno vantando si avvale della forza non quello che respira l’intelligenza. Anche quando copiarono banalizzarono. E non imitarono nemmeno il genio essenziale della Grecia ma i frutti della loro decadenza e dei suoi errori. Neanche la Greci forte e dura dei grandi tragici e comici, ma la leziosaggine e il manierismo degli ultimi secoli. Non è la vita che Roma a preso dalla Grecia, ma l’astrazione puerile e calcolatrice. Il Mediterraneo è altrove. E’ la negazione stessa di Roma, e di genio latino. E’ vivo e no sa che farsene dell’astrazione. E si può concedere a Mussolini di essere degno prosecutore degli antichi Cesare ed Augusto, se non con ciò s’intende che lui sacrifica, come loro la verità e la grandezza alla violenza senz’anima. Non è il gusto del ragionamento e dell’astrazione che rivendichiamo nel Mediterraneo, ma la sua vita, i cortili, i cipressi, le corone di peperoncino, Eschilo e non Euripide, gli apolli dorici e non le copie del Vaticano. E’ la Spagna, la sua forza e il suo pessimismo, e non le spacconate di Roma fascista, i paesaggi annichiliti di sole e non le scene di teatro in cui un dittatore s’inebria della propria voce e soggioga le folle. Quello che noi vogliamo, non è la menzogna che trionfa in Etiopia ma la verità che s’assassina in Spagna soffocando la rivoluzione civile e libertaria.(la Comune libertaria di Barcellona a cui molti intellettuali, filosofe e poete parteciparono a sostegno  nelle Brigate internazionali).

 

 

NUOVE CONNESSIONI TRA GENTI DEL MEDITERRANEO, DELL’EUROPA E DEL PIANETA

Oggi i ‘migranti nella tempesta’,  i volontari di molte organizzazioni non governative europee o di cooperazione internazionale impegnati, in quelle acque infestate di pescicani e di trafficanti d’umani, nel salvataggio o nelle colorate e plurilinguistiche periferie d’Europa nell’accoglienza, rappresentano i nuovi tessuti connettivi tra le genti del Mediterraneo, dell’Europa  e le moltitudini del pianeta.

“Dopo i primi arrivi, in varie città italiane si notavano fenomeni di fastidio e di incipiente intolleranza endemica, fenomeni incentivati dalla legislazione di impronta vetero-fascista che l’inerzia politica delle classi dirigenti lasciava in vigore. Ancora una volta, un fronte vasto dell’insensibilità e del cinismo dei padroni del vapore che al più intendevano mettere al lavoro gli stranieri in quanto provvidenziale appendice – del popolo degli umili (di pasoliniana memoria  o di marxiana memoria critica e azione solidale verso quell’esercito di riserva di forza-lavoro disponibile). Solo l’impulso di militanti, pubblicisti, studiosi di varie estrazioni cercarono di situare il dibattito in un contesto di dialogo e di portarlo lontano dalle sabbie mobili delle ambivalenze emotive(di paure diverse, quali xenofobie e timori per concorrenza sul mercato del lavoro e d’accesso ad un welfare de-privato dalle privatizzazioni). Per parte mia ritenevo allora e continuo a ritenere che il razzismo sia il portato di secoli d’inferiorizzazione e sia consustanziale all’attuale accumulazione flessibile capitalisti’. Tratto da migranti nella tempesta di F. Gambino, edizioni Ombre Corte 2003, Verona.

‘….l’affluenza di flussi migratori come nuova manodopera a basso prezzo, sia da collegare alla destabilizzazione prodotte dalle nostre guerre ‘democratiche ed umanitarie’ per la riconquista neo-coloniale delle materie prime con il relativo favorevole abbassamento dei costi per le nostre imprese’. Tratto da migranti nella tempesta di F. Gambino, ombre corte 200.

 ‘Di conseguenza c’aspetta una campagna di lungo periodo per una convivenza consapevole dove considerare l’a-specificità delle nostre società immerse nella congiuntura – di una prolungata crisi sistemica: economico-finanziaria ed ecologica-sociale -in cui avvengono questi necessitati e desiderati processi migratori’. Tratto da migranti nella tempesta di F. Gambino, ombre corte 2003

Sotto un costante bombardamento ‘populista’ mediatico che agita strumentalmente paranoia politica e sociale, senza nessuna volontà progettuale di accogliere ed accompagnare ad una comune  convivenza interculturale, si tende ad  identificare i migranti come nuovi capri espiatori delle nostre crisi  e  paure esistenziali, economiche  e sociali (alla stregua degli ebrei nel secolo scorso), operando però una mistificazione comunicativa nell’opinione pubblica, fatta di   un innovato razzismo che definirei frammezzato,  cioè non un classico razzismo puro,  che anche questo non scompare, ma  un razzismo sottile e differenziato, che  identificando una parte migrante minoritaria, quella ‘clandestina’, che per condizione cattiva accoglienza,indifferenza  e marginalizzazione può  essere sì coinvolta nella microcriminalità locale(ma sempre etero diretta dalle mafie varie), a violare  le leggi del paese d’accoglienza,  come un pericolo per la comunità e per questo che un tutto-migrante è  da respingere. Alla fine s’ingenera nell’immaginario un o strano cortocircuito identificando i migranti come un pericolo per al società accogliente,mettendo in ombra la maggioranza di essi che cooperano come invisibili nella produzione della nostra ricchezza sociale e culturale E in questo clima razzista puro e frammezzato che non mancano odiosi assassini etnici  e una manifesta propaganda di difendere la ‘razza bianca’ e la nostra identità culturale cristiana da possibili contaminazioni ‘islamiste o nere’.

LE GENTI, LE CULTURE MEDITERRANEE ED EUROPEE SONO INVECE DA CONSIDERARE PER PREGRESSE  INFLUENZE STORICHE-CULTURALI  DAL SUD E DALL’EST  UN  DIVENIRE  CAOSMOTICO D’ UNA MOLTITUDINE ORMAI PLURISECOLARE DI IDENTI-TERRE, E COSI’ PURE VANNO  CONSIDERATI  COME  GENTI PARTE DI QUESTA IDENTI-TERRE-ACQUE , CHIUQUE APPRODI ALLE NOSTRE TERRE O NAUFRAGHI NELLE NOSTRE ACQUE.

Come il Mediterraneo non può essere inteso in senso chiuso territorializzato (sovranista, nazionalista o imperialista) e così pure l’Europa, che da esso proviene,  perché entrambi  le sue terre e le sue genti hanno vissuto una condizione permanente di mutazione sociale culturale, per essere state  stottoposte  a  permanenti processi di de-territorializzazione (invasioni, occupazioni ed esodi ).  Genti e terre diverse s’affacciano ,navigano, pescano e vivono dello stesso mare comune mediterraneo ed ora anche nella stessa terra comune (Europa), genti che  da  sempre per ius acquae (per acque)o per ius soli (per terre)e per ius culturae (per culture) si considerano parte di una stessa identità in divenire  che un poeta marocchino IDRIIS AMID chiama IDENTI-TERRE.

La stessa sorte è capitata alle terre dell’Est europeo sottoposte anche loro nel corso del tempo a lunghi e permanenti processi di de-territorializzzione ‘invasioni barbariche’ asiatiche dalle steppe russe come di esodi di genti dal medio-estremo-oriente nelle terre balcaniche (tra queste genti vanno ricordati le popolazioni rom o zigane che alcuni secoli fa sono migranti dall’estremo oriente –Rajasthan (India- intorno agli anni 1018 ) ed approdati in queste terre tra il X –XIV sec., ma a partire dal XV sec. furono sottoposti ad una lunga schiavitù temendone la fuga, perché ritenuti indispensabili ed abili nella lavorazione dei metalli,.schiavitù prolungatasi fino al XIX sec- nella Valacchia)-.. E a proposito  di espressioni di meticciati bio-culturali c’è un paese dell’Est balcanico come una regione della Grecia che si chiama Macedonia, e non ci si riferisce chiaramente ad una mescolanza di frutta ma di genti.,

MEDITERRANEO ED EUROPA SONO TERRE METICCIATE IN SESO BIO-CULTURALE NON A CAUSA DI QUESTA NUOV A GLOBALIZZAZIONE MA PER ALTRE E MOLTEPLICI MIGRAZIONI  PACIFICHE A VOLTE TRAGICAMENTE  PER INVASIONI RITENUTE ‘BARBARICHE’ O ALTRE ESALTATE COME ‘CIVILIZZANTI’.

IL TESTO E’ STATO ELABORATO DA PINO DE MARCH –BOLOGNA PER IL FESTIVAL DELLA POESIA DI FRANKFURT AM MAIN -2018

POETA E  LIBERO RICERACATORE DELLA LIBERA COMUNE UNIVERSITA’ PLURIVERSITA’ BOLOGNINA                              PER INFO.                                                                                                                          WWW.VERSITUDINE.NET                                                                                                                                 WWW.COMUNIMAPPE.BLOGSPOT.COM

E DONATO ALL’AMICA  MARCELLA  CONTINANZA                                                                                                                 POETA GIORNALISTA DIRETTRICE CULTURALE  DEL FESTIVAL DELLA POESIA EUROPEA DI FRANKFURT AM MAIN

 

 

 

 

 

 

 

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