l’epoca delle passioni tristi

LA LIBERA COMUNE UNIVERSITA’ PLURIVERSITA’  BOLOGNINA                                                                                       PROPONE COME  ATTIVITA’  PER L’ANNO IN CORSO 2015-16

UN PERCORSO DI LETTURE MENSILE  CON AUTORI ED AUTRICI CHE APRONO ALLA RIFLESSIONE  E ALL’AZIONE COMUNE  PER ANALIZZARE  E RESISTERE  IN QUESTO SOFFERENTE  TEMPO DI PASSIONI TRISTI CHE MINACCIANO IL  PRESENTE ED OSCURANO  IL FUTURO.

LEGGERE  COMMENTARE  RIFLETTERE AVVENTURARE  AFFERMARE PASSIONI GIOIOSE

“Un giorno d’estate degli anni trenta, a Walter Benjamin tornano in mente i romanzi d’avventura della sua infanzia che gli venivano incontro come venti del sud o tempeste di neve… di quest’esperienza oggi si parla poco.  E’ sopraffatta dal rumore mediatico che parla d’ignoranza, di calo di lettori, di morte del libro, sepolta dalle cifre delle statistiche, dalle polemiche sui metodi d’insegnamento  e dai discorsi della critica, che chiosa sul ‘lettore’, ma è resa impotente dalle categorie, ormai d’uso comune, che contrappongono letture ‘utili’ e letture di ‘intrattenimento.”da introduzione al libro –elogio della lettura –di Michèle  Petit

SABATO 19 DICEMBRE 2015                                                             DALLE ore 18 ALLE ore 20                                                                 presso HUB57                                                                                         VIA SERRA 2/F                                                                                   PINO de MARCH                                                                             PRESENTA L’EPOCA DELLE PASSIONI TRISTI      

Riflessioni e proposte per il nostro tempo dominato dalle passioni tristi       di due psicoanalisti di-Miguel Benasayag  e Gerard Schmit

 FLASH SULL’EPOCA  DELLE PASSIONI TRISTI

Gli autori sono Miguel Benasayag filosofo-psicanalista ed un psicoanalista-terapeuta Gerard Schmit che operano nel campo dell’infanzia ed adolescenza. Preoccupati  delle richieste crescenti d’aiuto rivolte loro, hanno voluto interrogarsi sulla reale entità e sulle cause di un apparente massiccio diffondersi  delle ‘patologie psichiche’ tra i giovani. Un viaggio che li ha  condotti alla scoperta di un malessere diffuso, di una tristezza che attraversa tutte le fasce sociali. Viviamo in un’epoca dominata da quelle che il filosofo Spinoza chiamava ‘passioni tristi: un senso pervasivo di  impotenza e incertezza che ci porta a rinchiuderci in noi stessi, a vivere  il mondo come una minaccia, alla quale bisogna rispondere ‘armando’ i nostri figli. Il problema dei più giovani sono il segno visibile della crisi della cultura moderna fondata sulla promessa del futuro come redenzione laica. Si continua ad educarli come se questa crisi non esistesse, ma la fede nel progresso è stata ormai sostituita dal futuro cupo, dalla brutalità che identifica libertà con dominio di sé, degli altri e del proprio ambiente. Tutto deve servire  a qualcosa e questo utilitarismo si riverbera sui più giovani e li plasma. Per uscire da questo vicolo cieco occorre riscoprire la gioia del  fare disinteressato, dell’utilità dell’inutile, del piacere di coltivare i propri talenti senza fini immediati.  Un invito a creare situazioni ‘cliniche del legame’, cioè spazi di autoanalisi ove generare legami affettivi, cultuali e sociali e cooperazione  intersoggettiva  che faccia emergere di quella molteplicità presente in ognuno di noi, oggi oscurata da una visioni individualista contrattualista che ci concepisce come monadi anonime competitive prive di legami di socialità e di  mondi condivisi.

INFO: www. versitudine.net

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Testamento biologico (di fine vita) in forma poetica di Fabrizio Falconi

Poesia errabonda
in forma di lettera d’addio
a parenti, amici e conoscenti
Non bisogna stupirsi, osservò Ludwig,
quando qualcuno che non ha la chiave
per entrare nel testo di un autore
non ha nemmeno i mezzi per capire
ciò che quello vorrebbe preservare
da un’attenzione importuna e indiscreta.
La metrica può invogliare alla lettura
o scoraggiare: chi non ne è convinto
non potrà penetrare questi versi.
La privacy permessa dalle regole formali,
che impedisce un esame maldisposto,
è un vantaggio e un’opportunit
per la poesia di raggiungere lo scopo.
Prendete per esempio questo testo:
grazie a rime ed a ritmi un po’ incerti,
poche sillabe appena e perderà interesse
per esteti irriducibili e per inveterati
prosafondai. Il suo valore dipende
dall’effetto che avrà, non sulla gente
tarda a capire, ma sulla ristretta
minoranza convinta che c’è sempre
qualcosa d’importante e nuovo da imparare,
qualcosa che scopriamo solo grazie
al divagare dei pensieri e una poesia
errabonda dal principio alla fine
è il miglior modo per cominciare a farlo.
Io mi sono ammalato ed incontrerò presto
il mio creatore. Grazie al loro metro
rilassato, confido che i miei versi
parlino con franchezza in piena libertà,
senza avere timore che chi ascolta
non sia affatto d’accordo con il loro
spirito, e affido alla carta riflessioni
che spero interessanti e utili per chi
presterà loro il tempo e l’attenzione –
«… e intanto cercherò di non stonare».
«Cari parenti, amici e conoscenti»,
così comincia questa che è una lettera
di addio a chi ricordo e di me si ricorda:
una poesia che svela i miei pensieri
e sentimenti in merito alla mia dipartita;
e che – seppur di dubbia qualit
poetica – soddisfi qualche curiosità.
«Vi scrivo in piedi, una postura nuova
che è meno dolorosa per me che star seduto.
Ma non voglio addentrarmi nell’eziologia
della mia malattia, basti sapere che
colpisce le ossa, è in fase terminale
e si addice a un poeta che da tempo
ha iniziato a studiare i vari aspetti
che dal principio può assumere il dolore.
«Tranne un attacco di encefalite acuta
(tra i più strazianti mezzi di tortura
naturali, come avere una vite ficcata
nel cranio) avuto da bambino e per fortuna
prontamente curato dai dottori,
non ricordo altri dolori nei sessantadue
anni di una vita generosa.
Gran parte dei tormenti patiti fino a cinque
mesi fa erano di natura spirituale.
Più o meno tutti quelli nati da conflitti
interiori li ho trattati e trascritti.
E qui è bene finire la mia triste lezione
con quello che i recenti avvenimenti
m’hanno insegnato sull’intensit
che può raggiungere il dolore.
Una gran sofferenza fisica riesce sempre
a spazzar via tutte le preoccupazioni
che di solito riempiono la giornata d’un uomo:
se niente lo distrae, ha l’unico pensiero
di trovare un sollievo o di morire presto.
Tutti i modi di uccidersi una volta
impraticabili, sembrano all’improvviso
fattibili; le difficoltà tecniche, sparite
o liquidate con un’alzata di spalle.
Senza oppiacei, io ora non sarei
qui ancora in piedi a scrivervi una lunga
lettera di commiato.
Col loro aiuto posso
ancora aspirare alla virtù, a un’ideale “mens sana
in corpore moribundo”, all’uso migliore
del tempo che mi resta. Ma la tregua
con la morte, ben si sa, non può durare a lungo:
ne approfitto per trattare questioni personali:
di stile, gusto, valori che ne sono alla base.
Se aggiungere a un già lungo percorso
qualche altro passo è quello che gradite,
perfetto. Io preferisco prendere
in mano il mio destino e accorciare
questa vita e così chiudere il cerchio.
Naturalmente, vivo da solo e non ho figli.
«Mi scuso in anticipo della sorpresa
che il mio suicidio potrà provocare:
per me è d’oblige, ho provato a spiegarlo.
Credo più interessante come mi accingo a farlo –
non da solo, ma con l’aiuto di altri.
L’Incarico affidato alla poesia
mi stimola, ma rendere giustizia
alla squadra in questione non è facile.
Va da sé che farò tutto il mio meglio.
«Aiutandomi a morire, hanno probabilmente
salvato la mia vita da una sopravvivenza
indecorosa lasciata in mano a estranei –
e infine dall’usare un coltello su me
stesso, pasticciando miseramente!
Da tutto questo nasce il loro impegno
per una morte dignitosa. È difficile
non apprezzarlo, sapendo di che si tratta.
Non serve essere in punto di morte
per sapere come operano e dove
e perché, e sostenere la loro associazione
per la salute dell’ultimo momento.
Andate al loro sito www.dignitas.ch
riflettendo sul futuro, e su quel che potrebbe
riservarvi. Il rispetto delle volont
del paziente e la riservatezza che offrono
meritano appoggio anche quando la morte
non sembra ancora dietro l’angolo.
«Ma ora basta parlare della morte!
Ho paura che i parenti mi rinneghino,
gli amici mi disconoscano e i conoscenti
sogghignino quando pensano a me!
Da cosa sto partendo, e non come o per dove
– col cuore e con la mente – sto partendo
è il vero nodo di questa lettera. Non dico
dal mondo là fuori, quel grande casino,
ma da tutti coloro che mi stanno a cuore.
M’è impossibile scrivere ad ognuno,
ché sono troppi e avrei troppo da dire.
Dovranno bastare i contatti quotidiani
che abbiamo avuto, le cose condivise.
«Questa lettera d’addio con rime occasionali
io spero che compensi in qualche modo
il fatto che, accadendo tutto in fretta,
io non riesca a incontrare un’ultima volta
neanche quelli di voi più a portata di mano.
Confido che crediate al dispiacere
che provo non potendo più guardarvi
negli occhi e controllandomi per quanto
possibile non cedere a singhiozzi o sospiri;
ma, soprattutto, senza poter scambiare
una cordiale stretta di mano, come
nelle scene raffigurate sui bassorilievi
delle antiche stele funerarie greche.
«Ho iniziato dicendo che vi scrivevo in piedi,
una postura che in effetti mi resta
più comoda di altre giusto mentre
m’avvicino alla fine delle mie divagazioni.
Tutte le mie poesie prima di questa
le ho scritte da disteso. Una signora
austriaca ha suggerito che dovendo
farmi una statua sarebbe più fedele
al suo soggetto se lo mostrasse a letto.
Lei l’ha detto – benedetta sia l’anima gentile! –
con ironia, però è una buona idea
e, francamente, se fosse un umorista
scultore a realizzarla, non avrei obiezioni
che mi si celebrasse in questo modo.
«Ecco, miei cari, il tempo di partire è arrivato.
Questa poesia errabonda sia pegno del commiato».

Traduzione di Francesco Dalessandro

Final Poem

Rambling Poem

being a Farewell Letter in Verse
to Relatives, Friends, and Acquaintances
One should not be surprised, as Ludwig observed,
when those who possess not the key
to a lock of one’s own creation fail to accede
to whatever, by its means, one would preserve
from indiscreet and inopportune attention.
Prosody can either entice or dissuade:
those whom it fails to persuade
cannot delve into the verses in question.
The privacy formal constraints thus afford,
the cover they provide against ill-disposed scrutiny,
is both a privilege and an opportunity
by which a poem’s point may be scored.
Take, for example, the present composition:
thanks to rhymes and rhythms of uncertain distinction
it is sure to turn off both die-hard esthetes
and inveterate prose-mongers after but a few feet.
What there may still be of value in it
will depend entirely on its potential effect,
not upon those contingents of stiff necks,
but on that exiguous minority who thinks
there are always important new things to be learned
that can only be stumbled into as it were,
since our thoughts are rambling by nature;
and that a poem that rambles on from beginning to end
may in fact be where best to first learn them.
I have become sick and will soon meet my maker.
Confident, thanks to their lackadaisical meter,
that I can proceed to speak frankly and freely
without fear of being overheard by anyone really
not in tune with the spirit of these lines,
I shall try to commit to paper considerations
hopefully of interest and use to at least some
of those who do lend an ear and their time –
“… and I’ll try not to sing out of key.”
“Dear relatives, friends, and acquaintances,”
that is how I’ll begin what I now know must be
a letter of farewell to all whom I recall
and who may remember me: a poem that bares
my thoughts and feelings about departure;
one which, though of unproven lyrical quality,
might still gratify a natural curiosity.
“I write to you from a new, standing position
I’ve adopted because less painful to me than sitting.
I won’t go into the etiology of my specific condition:
suffice it to say it is skeletal, terminal, and befitting
a poet who began his inquiry long ago,
intrigued by pain’s forms from the word go.
“Apart from a bout with acute encephalitis
(among the most excruciating of nature’s devices,
rather like a screw applied to your skull),
luckily by doctors promptly cured,
back when I was a kid, I’ve no woe to mull
over for having been by my body endured
in all of sixty-two years of a bountiful life.
Most of the agony encountered until
only five months ago has been spiritual.
More or less all that I’ve gathered from mental strife,
I’ve also managed to keep record of,
so it is meet that I should finish my treatment
of dolorous lessons with what recent events
have taught me of pain’s push come to shove.
“Very sharp physical suffering has a way
of sweeping aside the entire spectrum of worries
that normally occupy a man’s day;
without them to distract him, it hurries
his thoughts straight toward a paramount goal:
to either obtain relief or die as soon as possible.
Ways of killing oneself that once appeared
impracticable suddenly seem feasible
after all; technical hurdles are cleared,
or all too easily dismissed with a shrug.
If it weren’t for stopgap palliative drugs
I would not be here now, still standing tall,
writing a long parting letter to you all.
“With the aid of those medicines one can
again aspire to virtue, to the ideal of a mens sana 
in corpore moribundo
, to putting to best use
the time one has left. But the truce
with death cannot, as we know, last forever:
what such best practice will consist in
remains an exquisitely personal matter
of style, taste, and the values they underpin.
If adding a few last points to an already long segment
is one’s cup of tea, fine. I would rather
have mine be a bit shorter at the end and bent
to form a circle, take things into my own hands.
Of course, I live alone and don’t have any children.
“I apologize in advance for any surprise
my suicide may cause: I’ve tried to explain why
it is d’oblige. More interesting to my mind
is the way I am going about it – not
all on my own, but with the help of others.
I enjoy the challenge advocacy
poses to poetry, and to do justice
to the team in question is not easy;
but, it goes without saying, I’ll do the best I can.
“By helping me to die by my own hand,
they are most probably saving my life
from the disparagement of overtime
spent at the mercy of unidentified others –
not least were I instead to use a knife
on myself and botch it up miserably!
That is where they draw their line for dignity
in death, and it is difficult not to agree
if one knows what they are talking about.
One doesn’t have to be on one’s way out
to learn why, where, and how they operate,
to support their pro-health-to-the-last,
humanitarian association: just go straight
to their website, www.dignitas.ch,
and think of your own future, what it might reserve.
The patient’s instructions and protection service
they offer is well worth subscribing to
when death seems still far from the corner.
“But enough talk of death! Lest the relatives
disown, the friends disavow, the acquaintances
sneer if ever they chance to think of me.
It is what I am departing from, not how
or where I am departing to – by my very heart
and mind – that is the real crux of this letter.
I don’t mean the larger world outside, that hootenanny,
but all whom I cherish and cannot write to
one at a time because they are too many
and there would be too much for me to say.
The personal exchanges that once made our day,
what we have already shared, will have to do.
“May this so-long epistle with occasional rhymes
also in some manner serve to make up
for the fact that, being quite rushed,
I shall fail to rendezvous one last time
even with those of you within easy reach.
But here I trust that all will believe
I do indeed regret not feasting my eyes
again upon them, not giving in to a sob or a sigh
while trying to remain as composed as I can;
but, most of all, not gently shaking their hand
as in those kindred scenes once portrayed
in bas-relief on ancient Greek funerary stelae.
“I started by telling I was in a standing
position as I wrote you, which indeed
remains more congenial than others to me
even as I near the end of these ramblings.
All my previous poetry, I wrote recumbent:
it has even been suggested by an Austrian lady
that if ever a statue were to be made of me
it would be most true to its subject
if it showed him to be lying in bed.
She said it – bless her kind soul! – sarcastically,
but the idea is a good one and, quite frankly,
were it to be done by a humorous sculptor,
I would not object to being so honored.
“My dears, the time has come to finally part.
In valediction, take this token of a rambler’s art.”

Pubblicato da a 31.3.15

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PAESAGGIARE/ CONTRO MOSSE ARTISTICHE FILOSOFICHE E POETICHE ANTAGONISTE/PASSAGGI/ A PREFIGURAZIONI DI NUOVI/PAESAGGI

STRETTI PASSAGGI TERRESTRI TRA PROBABILI APOCALISSI /ESTINZIONI E PROBABILI APOCASTASI /RINASCITE

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PAESAGGIARE
CASSETTA POETICA E POLITICA DI ATTREZZI CONTRO UNA NON IMPROBABILE SESTA ESTINZIONE DEGLI ESSERI VIVENTI SULLA TERRA

PAESAGGIARE
Camminare, esplorare, ascoltare, resistere, sconfinare, ritracciare, ibridare, confliggere con i predatori dominanti (Imprese transnazionali, Agenzie Banche finanziarie e Stati complici) e potenziare i predati dominati depressi e oppressi(popoli della terra e moltitudini delle metropoli), rinventare, sottrarre paesaggi urbani gentrificati e rurali devastati e desertificati.

PAESAGGIARE
RESISTERE ATTRAVERSO PASSAGGI EPOCALI E PAESAGGI DESOLATI E DESERTIFICATI,
SOTTRARRE SPAZII URBANI ALLA GENTRIFICAZIONE
E QUELLI RESIDUALI RURALI O NATURALI ALLA DEVASTAZIONE E DESERTIFICAZIONE ,
SCONFINARE E RITRACCIARE MAPPE DI VITA ‘COMUNE’.

PAESAGGIARE E’ QUELL’AGIRE POETICO (O DELLLA POESIS ANTICA O DEL FARE POETICO ED ARTISTICO)
ANTAGONISTA ALL’ESISTENTE E PREFIGURATIVO DI NUOVI MONDI (O PAESAGGI)

APPROFONDIMENTI
gentrificazione s. f.
Riqualificazione e rinnovamento di zone quartieri cittadini, con conseguente aumento del prezzo degli affitti e degli immobili e migrazione degli abitanti originari verso altre zone urbane.
rurale.agg.
latino: rus campagna.
Parola semplice e lineare ma non per questo facile;
La dignità di questa parola trae la sua altezza dalle antichissime origini indoeuropee, che si ipotizza riecheggino nell’[arvum] latino, ossia il campo lavorato, nell’aratro, e in generale in quell’universalità di elementi naturali ed artificiali che per primi hanno legato (il sapeins) la specie umana alla terra, dischiudendole il potere delle società complesse e della certezza della sopravvivenza.

PAESAGGIARE
Forme emergenti spaziali d’ azioni, vite, emozioni e pensiero trans-disciplinari e trans-culturali ritrovati nei quotidiani critici passaggi attraverso paesaggi in de-voluzione; spazii sottratti, trasformati e restituiti alla ‘Comune umanità dei terrestri e alla Comune terrestrità dei viventi.”

PAESAGGIARE
LA COSCIENZA ATTIVA E RIFLESSIVA DEL SAPIENS SULLA CONDIZONE DELLA TERRA E DI TUTTI GLI ALTRI ESSERI VIVENTI CHEL LA ABITANO E DEL RISCHIO INCIPIENTE DI UNA POSSIBILE SESTA ESTINZIONE.
“L’ombra della sesta estinzione di massa?
La vita sulla Terra sarebbe sull’orlo del baratro suggeriscono due ricerche inglesi. Che mettono in guardia: le specie a rischio di estinzione sono molte. La Terra sarebbe sull’orlo della sesta grande estinzione di massa, simile alle cinque che l’hanno preceduta. Almeno questo è quanto hanno ipotizzato da due grandi ricerche condotte in Inghilterra. Finora, infatti, l’ipotesi di un’estinzione di massa si è sempre basata sull’analisi di dati relativi a limitati gruppi di animali e piante. Le informazioni sugli insetti, che sono circa il 50 per cento delle specie conosciute, sono sempre state molto scarse.
Secondo un primo studio, gli insetti che vivono in Inghilterra si starebbero estinguendo allo stesso ritmo, se non in misura maggiore, di altri animali più studiati o meno resistenti.
Se altrettanto stesse accadendo anche nel resto del mondo – ha spiegato Jeremy Thomas, direttore del centro per l’ecologia di Dorset in Inghilterra, che ha condotto lo studio – staremmo assistendo alla più grande estinzione dal tempo dei dinosauri quando dal 65 al 95 per cento delle specie presenti sulla Terra scomparvero. ”
TRATTO DA FOCUS 2014

PAPALE PAPALE
DALL’ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO:
LAUDATO SI – ENCICLICA SULL’AMBIENTE – INDICAZIONI TEOLOGICHE E PRATICHE PER AL CURA DELLA CASA COMUNE (180 PAGINE)

DUE PUNTI CHIAVE DELL’ENCICLICA PAPALE:
A:
DEBOLEZZA DEI VERTICI INTERNAZIONALI SUL CLIMA
“Degna di nota è la debolezza della reazione politica internazionale. La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente. Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti. ”
B:
LA COOPERAZIONE COMUNITARIA E LO SVILUPPO DELOCALIZZATO COME CAPACITA’ DI CURA E PROFONDO AMORE PER LA PROPRIA TERRA RADICATO NELLE POPOLAZIONI NATIVE E COME VIA MAESTRA AL CAMBIAMENTO
In alcuni luoghi, si stanno sviluppando cooperative per lo sfruttamento delle energie rinnovabili che consentono l’autosufficienza locale e persino la vendita della produzione in eccesso. Questo semplice esempio indica che, mentre l’ordine mondiale esistente si mostra impotente ad assumere responsabilità, l’istanza locale può fare la differenza. È lì infatti che possono nascere una maggiore responsabilità, un forte senso comunitario, una speciale capacità di cura e una creatività più generosa, un profondo amore per la propria terra, come pure il pensare a quello che si lascia ai figli e ai nipoti. Questi valori hanno radici molto profonde nelle popolazioni aborigene.

FORME DI R-ESISTENZA O DI RIPENSARE E VIVERE L’ESISTENZA E LA CONVIVENZA SULLA TERRA
“Il giardinaggio ?                                                                                                                    NON E’ UN HOBBY PER SIGNORE INGLESI, MA EMERGERA’ COME NUOVA FORZA (SOCIO) ECONOMICA PER RESISTERE AL CAPITALISMO.’
Nel solco del ‘critical garden’, Marco Scontini – curatore di Grow it Yourself (CRESCI TE STESSO) al PAC -Parco Arte Vivente di Torino-(si concluderà il 18 ottobre 2015).
INCENTRATO SUL PROGETTO POETICO E POLITICO AGRO-ECOLOGISTA PER DECOSTRUIRE GLI ATTUALI SISTEMI ESISTENTI CHE CORRONO VELOCEMENTE VERSO LA SESTA ESTINZIONE DELLA TERRA
L’evento di Torino Parco Arti Viventi 2015 concentra l’attenzione sulle forme cooperative di produzione alimentare, sulle pratiche che ridisegnano l’ambito del ‘Comune’ (Con-vivere) e sulle attività collettive del farming(o delle pratiche di coltivazione in comune delle organizzazioni comunitarie fino agli orti urbani.

PARCO ARTE VIVENTE
Consiste in un serie di esperimenti per contaminare la produzione agricola con l’immaginario artIstico attraverso l’autogestione.
A partire da questi esperimenti di cooperazione tra artisti, contadini e cittadini cnsapevoli e resopnsabili vengono spontanee alcune domande:
E’ possibile un uso non capitalistico delle ‘risorse naturali’, si chiede Marco Scontini il curatore del PAVdi Torino?
e noi artisti cosmopolitii e locali ortolani e cittadini riflessivi di Paesaggiare di Bologna – ci chiediamo se è possibile resistere ed opporsi al modello di sviluppo espropriativo ed estrattivo imposto dalle transnazionali e spalleggiato polticamente dal Gruppo del G7/G8 -o dei paesi tardo-capitalisti occidentali ?

APPROFONDIMENTI DA WIKIPEDIA
Il G8 è un forum di otto governi della Terra: Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Canada, e dal 1998 la Russia. I restanti paesi dell’Unione europea sono ugualmente rappresentati dalla Commissione Europea ma l’UE non può ospitare vertici o presiederli. Il suo predecessore G7 (G8 senza la Russia), in vigore dal 1976, riunisce ancora oggi i ministri dell’economia dei primi sette Paesi. Il gruppo si riunisce ogni anno in una data variabile, ma sempre tra fine maggio e metà luglio.
Inizialmente esistevano il G6 e, con l’ingresso del Canada, il G7, il quale è poi stato a sua volta allargato alla Russia non per il suo peso finanziario trascurabile (inteso come ricchezza netta) ma in virtù della sua potenza militare e della sua importanza politica, grazie alle quali può influire sugli equilibri mondiali. Durante i summit, i rappresentanti dei Paesi membri discutono di importanti questioni di politica internazionale, per definire i futuri assetti del mondo. Secondo le stime del PIL 2008, gli otto Paesi del forum figurano ai primi dodici posti per ricchezza prodotta.
Il 9 luglio 2009 il G8 si è trasformato provvisoriamente in G14. Molti credevano che il G8 svoltosi a L’Aquila del luglio 2009 sarebbe stato l’ultimo a svolgersi in questa forma, in quanto vi è la necessità di un maggior numero di partecipanti per prendere delle decisioni condivise anche nei confronti dei Paesi e delle economie emergenti e sottosviluppate. Invece così non è stato[1], in quanto a partire dal 2010 in avanti se ne sono svolti altri nella vecchia forma affiancati da un nuovo forum più rappresentativo delle potenze emergenti: il G20.
A causa del coinvolgimento della Russia nella crisi in Crimea del 2014, è stata discussa la possibilità di sospenderla o espellerla dal G8. Successivamente, il ministro francese degli Affari Esteri Laurent Fabius ha affermato che la Russia è stata sospesa dal G8, ma la cancelliera tedesca Angela Merkel e il portavoce del ministero degli Esteri francese Romain Nadal hanno chiarito che la Russia sarebbe rimasta un membro del G8, e solo l’incontro di Sochi sarebbe stato sospeso. Il vertice previsto per il 4 e 5 giugno del 2014 si tiene quindi senza la Russia e viene eccezionalmente presieduto dall’UE a Bruxelles

PRIMI PASSI DI PAESAGGIARE
Per cominicare ci domandiamo come opporsi a future approvazioni del TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTIMENT PARTNERSHIP -TTIP TRA USA ED EU ?
Questo trattato transnazionale commerciale tende a presentarsi agli occhi ingenui dell’opinione pubblica come un trattato politico vincolante, generale ed universale che favorisce lo sviluppo economico-sociale dei paesi firmatari.
Ma dietro a questa maschera di ‘interesse generale’ si cela l’equiparazione tra imprese transnazionali e Stati sovrani, togliendo di fatto agli Stati e ai cittadini dei medesimi la sovranità politica e per conseguenza le altre sovranità: economico-sociale, ecologica, culturale ed alimentare; i conflitti che potrebbero e sicuramente sorgeranno tra i medesimi contraenti non veranno giudicati e composti da Tribunali pubblici interni o internazionali ma da Tribunali Speciali composti di arbitri pubblici e privati con medesimo potere giudicante, su modello medievale italiano dei noti tribunali dei mercanti attraverso un jus maercantorum (un diritto dei mercanti, prodotto da loro medesimi); diritto sospeso a seguito della codificazione pubblica del diritto medesimo da parte della Francia post-repubblicana di Napoleone I;

GROW IT YOURSELF: CRESCI TE STESSO
SI CONFIGURA COME INIZIATIVA POLITICA E CULTURALE DAL BASSO DEL PAV TORINESE (PRIMAVERA-AUTUNNO 2015)

GLI OBIETTIVI DEL PAV SONO I SEGUENTI:
A)
INDIVIDUARE ALCUNE DEVIAZIONI POSSIBILI DELLE POLITICHE AGRO-ALIMENTARI, INVITANDO CONTADINI E CITTADINI A TRASGREDIRE, INVENTANDOSI NUOVI MODELLI ALTERNATIVI DI PRODUZIONE URBANA ED EXTRA-URBANA
B)
SFIDARE I MONOPOLI E GLI OLIGOPOLI DELLE TRANSNAZIONALI QUALI LA MONSANTO ECC.
C)
CONTROLLO DAL BASSO DELLA PRODUZIONE E DELL’USO DEI SUOLI E TERRITORI NEI PAESI EMERGENTI O INVIA DI SVILUPPO, COME EMERGE DA UNA COALIZIONE INTERNAZIONALE DI ASSOCIAZIONI CONTADINE, DEL MERCATO EQUO E SOLIDALE E DEI GAS (GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALE) CHE VORREBBERO IMPEDIRE LA PRIVATIZZAZIONE O IL FURTO DELLE TERRE COMUNI NEI PAESI AFRICANI DA PARTE DI MULTINAZIONALI STATUNITENSI ED EUROPEE E DI STATI PIANIFICATI COME LA CINA(FENOMENO LAND GRABBING)

AL PAV -PARCO ARTE VIVENTE RESISTONO, COOPERANO E SPERIMENTANO IN FORMA POLITICA ED ARTISTICA (COME CAMPAGNA ANTAGONISTA).
PIERO GILARDI DI ECOAGORA
KATHRIN BOEHM DI MYVILLAGES IN LAND
FUTURE FARMERS
FERNANDO GARCIA DORY DI CAMPO ADENTRO

TRANSIZIONE DALLA PREDAZIONE
ALLA RELAZIONE ANTAGONISTA CON I DOMINATI (TRANSNAZIONALI E BIG-STATES)
E AD UNA RELAZIONE EMPATICA E SOLIDALE COI DOMINATI (POPOLAZIONI DEI VILLAGGI E DELLE MOLTITUDINI DELLE METROPOLI9.

PAESAGGIARE TRASFORMARE PREFIGURARE NUOVI PAESAGGI
“la transizione da un’ecoomia agro-industriale e di estrazione ad una basata sui servizi e, soprattutto slegata dalla terra, ha modificato il nostro modo di guardare al paesaggio rurale, scrive l’artista Wapka Feenstra di Myvillages -’ora, è un oggetto del desiderio’
“Il mio contributo, in qualità di artista, sta nel seguire come un’ombra coloro che utilizzano il paesaggio e documentare le loro azioni con fotografie, disegni e parole.; in questo modo, sono riuscita a smuovere qualcosa nel -paesaggio-, inteso come (nuovo) genere (artistico e poetico) destianto così a proseguire, però nulla è scontato.”
Lo spazio ritrovato-paessaggio- e il modo di agire poetico -paesaggirare -attraverso un immaginale eco-antropo-sofico e e pratiche agro-ecologiche ci permette di ritracciare nello sconfinamento tra arte e naura e tra città e campagna, forme del abitare e del convivere ibridate nello – paesaggio ritrovato – come un reticolo di aggregati cosmo-poli-rurali autogestiti e connessi tra loro attraverso social-network e trasporto b io-alimentati.

FERNANDO GARCIA DORY -AGRO.ECOLOGIST
Questo artista europeo cosmopolita vive tra Madrid e Berlin, conosciuto come Agro-eologist è partito con l’esplorare il territorio spagnolo per tentare un matriomonio (mater-monium, il valore della madre terra direi) tra città e campagna, spostando confini, ritracciando il cotnesto metropolitanoe insieme ibridando con l’ambiente rurale.
CAMPO ADENTRO – SPAZIO RICERC-AZIONE-ARTISTICA – è germogliato nel 2010 e l’artista lo spiega cosi’: “l’obiettivo principale era trovare un campo di azione per l’arte, analizzando le propote che arrivavano dal moviemento contadino(rurale) e cercando un suo possibile ruolo nei processi di scambio sociale”.
prosegue F.G. DORY nell’intervista al -il maifesto-18/06/2015 dicendo che:”ll fine era quello di stimolare un dibattito sul futuro dell’ambente rurale senza trascurare le rappresentazioni che il mondo dell’arte trae da esse.
“Rurale” è, infatti un tipo di organizzazione sociale, una tipologia di utilizzare delle risorse naturali (Commons -beni comuni -direbbe Ivan illic ).
Indicando che la campagna è la causa della città(o ne deriva, rimandone saldamente interdipendente) , sebbene non siano luoghi di contrapposizione.
[Questa interdipendenza si è toccata con mano nei giorni della crisi economica-finaziaria estrema greca; infatti in quei giorni e mesi di crisi, nelle città elleniche,in particolare Atene e Salonicco, si faceva la fame, e si è sfiorata la catastrofe umanitaria se non fosse intervenuta in quei giorni e mesi la caritas -ortodossa; mentre la sussistenza attraverso l'autoproduzione domestica nelle piccole città rurali o con la pesca nelle isole, non è mai venuta meno garantendo non solo la propria autosussistenza territoriale ma solidarizzando e inviando derrate alimentare alle città metropolitane];
Non credo sostiene F.G. Dory che:”la campagna incarni il bene e la città il male. infatti la prima può trasformarsi in mezzo tattico, in maniera più o meno simbolica ,per il raggiungimento di alcuni obiettivi. Rurale significa anche stare in luogo dove le cose possono funzionare in modo diverso, per esempio nella (auto)gestione delle risorse comuni (o beni comuni), dell’alimentazone o della terra, tutti temi vitali nell’attuale fase di espansione del capitalismo.”.
Garcia Dory per Arianna di Genova, autrice dell’intervista al -il Manifesto -del 18/06/15 -si interessa anche di dinamiche geopolitiche che investono l’Europa: rovesciare i modelli dominanti di priduzione è la parola d’ordine.
Continuando nell’intervista F.G.Dory così prefigura l’azione sovversiva ed antagonista dell’artista agro-ecoogist: “Quando è all’opera l’artista promuove l’incontro tra contadini, intellettuali, filosofi, responsabili delle politiche del territorio e curatori di mostre; un panterre inedito che si pone nella società dei dominati come una mente collettiva-antagonista- pronta anche a rideterminare . a partire da nuove esperienze e desideri sovvertitori -le relazioni tra natura e cultura. L’essenza dell’agricoltura è coltivare, cioè avere cura, afferma F.G.Dory. La formalizzazione del progetto supera il concetto di arte relazionale, così singificativa negli anni anni ’90 del secolo scorso. Si tratta, più correttamente di un’arte relazionale antagonista.
Arte antagonista -definizione di Claire Bishop – che sottolinea come, al di là del bel momento di empatia e collaborazione, i rapporti tra artisti e pbblico, debbono necessariamente creare spazi di critica e trasformazione (dell’esistente dominato dalle tecnologie con le loro neutre funzioni e dal Capitale con le sue astrazioni ciniche e mercificanti);
tra intellettuali e pubblico devono generarsi divergenze rispetto all’esistente, espresse in forme forti e civili s’intende, pensieri azioni divergenti attraversamenti (passaggi) prefiguranti nuovi mondi (o paesaggi).
Le proposte di questo agro-ecologist Fernando Garcia Dory non si fermano alla pura teoria nè ad un gioco di ruoli.
Campo Adentro non è rimasto a galleggiare nella costellazione delle utopie non percorribili (o peggio distopiche), ma sta diventando qualcosa di più di un progetto artistico. Laboratori speirmentali sparsi per la Spagna, a Matadero Madrid ilNuevo Jardin de Dalias, e gruppi di ricerca, Ecologia dei sistemi d’arte, e Nuovi Territori e Paesaggi della cultura contemporanea che si riunisce a Madrid ed in altri luoghi, o la Scuola Elementare di Artigianato di Mallorca, concepita come uno strumento per riappropriarsi di nuovi modi di fare ed imparare aiutando l’economia locale a rignerarsi.
Il testo è stato realizzato da Pino de March avallendosi di informazioni tratte da intervista a F.G: Dory e tradotte da Debora Parisi, nel -il Manifesto- Arte Antagonista -del 18 giugno 2015.

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convivio d’estate

LA LIBERA COMUNE UNIVERSITA’ PLURIVERSITA’  BOLOGNINA
PROMUOVE
IN ZONA ORTIVA- VIA ERBOSA 17 -BOLOGNINA
(per arrivarci: autobus 11 C -fermata dietro l’Ippodromo, continuare a piedi per via F.lli Cervi, percorrerla fino alla Villa Grosso Tasso icollocata in  via erbosa, poi proseguire attraverso  sottopassaggio ferrovia, costeggiando il  campo nomadi e pochi metri più in là troverte come per incanto zona ortiva)

featured-ilprogetto

CONVIVIO D’ESTATE
SABATO 20 GIUGNO 2105
dalle 17 alle 23
Benvnuto agli ospiti di Marinella Africano – Direttivo ZonA OrtivA e del Dipartimento alla Terra di Comunimappe

DALLE ORE 17 ALLE 19
CONVIVIO ECO-ANTROPOLOGICO E POLITICO E SOCIALE

NUTRIRE CHI ?
DALL’EXPO 2015- NUTRIRE IL PIANETA-ENERGIA PER LA VITA
DALL’EXPO DEI POPOLI 2015: NUTRIRE I POPOLI E NON LE MULTINAZIONALI

CONVERSANO:                                                                                                                                                                                                                      GIORGIO PANCALDI -COMMERCIO EQUO E SOLIDALE  E ASSOCIZIONE GENUINO CALNDESTINO CAMPI  APERTI
MANUELA  CAPPELLI AMICI DELLA TERRA
CONTRIBUTO DI REDAZIONE TERRA NUOVA
ANTONIO VARANO – DIRETTIVO ZONA ORTIVA -COLTIVAZIONI ALTERNATIVE
GABRI COVRI E PAOLO BOSCO CONTRIBUTI CRITICI SULL’AUSTERITA’
VANNIA VIRGILI ONLUS ARTIMISIA: -PRSENTAZIONE PROGETTO BENESSERE INDIVIDUALE E SOCIALE NELLE PERIFERIE METROPOLITANE
CONTRIBUTO CRITICO E RIFLESSIVO SU EXPO 2015                              DI PINO DE MARH
“Il pianeta-terra nutre i viventi,  il Capitale con  le sue articolazioni globali e locali economiche-finanziarie li affama e ne riduce la presenza e la sostenibilità”
Questa espressione critica del nostro Convivio d’estate  sopra riformulata tende a parafrasare una espressione tematica dell’Expo-2015 che così recita:   Expo 2015 – nutrire il pianeta , energia per la vita.-                                                                                                                                                                              Noi riteniamo che la prima sequenza dell’espressione ‘nutrire il Pinaeta’ sia errata epistemologicamente (nella stuttura formale del pensiero formulato)in quanto con essa si tende a rovesciare il senso della realtà,
per chiarire ‘non siamo noi umani a nutrire il Pianeta o la Terra ma viceversa è lui o lei a nutrirci, a fornirci l’energia non solo fisiologica ma anche esistenziale ed oserei estetica’
da sempre  cioè  dalla evoluzione geologica (emergere della terra) a quella biologica (l’emergere degli esseri viventi) è il Pianeta blu (per il prevalere delle distese immense dei suoi mari ed ocenani sulle terre emerse) con la sua multiversa biodiversità a generare, mutare,  sostenere e nutrire i viventi tutti, compresi noi umani, e solo con l’affermarsi del capitalismo commmerciale passando per quello industriale e ora post-industriale(tra il XV -XXI sec),
con la sua logica economicista dominate e pervasiva della realtà  ormai pluri-secolare e con i suoi processi alienanti produttivi:  dal vivente all’artificiale, dal concreto della materia all’astratto della merce, dal valore d’uso al valore di scambio, dal lavoro vivo al lavoro morto, dal desiderio per sè bio-politico di affermazione e reaiizzazione di  potenza al desiderio in sè biopolitico di subordinazione a potenze e a entità altre di dominio economico-politico,
ha  operato una drastica limitazione della visione e dell’azione dell’Homo Sapiens (per ben 8000 generazioni)  riducendolo  ad homo oeconomicus (delle ultime generazioni) con il suo ottuso sguardo  e la sua devastente azione predatoria.
Questo arrogante e supponente Homo oeconomicus è emerso ed è diventato artefice della propria presunta autonoma  de-voluzione contrapposta al resto del vivente, nel corso ‘del breve tempo moderno’, breve sì rispetto all’intera evoluzione umana(fatta di migliaia di anni), determinando  drastiche riduzione di complessità naturale (della bio-diversitò), praticando forme monoculturali di coltivazione e allevamento, accelerando pratiche predatorie verso il pianeta, e nella sua più recente devoluzione (fine XX secolo )ha operato sussunzioni e mutazioni di  ogni genere di  attività umana (evoluzione culturale) a capitale umano (essere umano ridotto a merce -denaro-capitale), e ogni genere di affettività (evoluzione emozionale) ad astratto  desiderio di fare, di accumulare denaro e di consumare, e semplicicando  tutti i rapporti umani e sociali, compresa la autopoietica  cooperazione sociale (l’autonoma capacità di agire in comune) dentro un orizzonte di produzione e riproduzione economicista(o per usare antichi archetipi infantili identificandosi con il mitico re Mida, colui che per aver acquisito il potere da Dioniso di trasformare tutte le cose che toccava in oro con un  hybris (o arroganza) verso il resto del vivente, si era precluso  definitivamente ogni possibile esistenza terrestre; essere terrestre che per la sua  complessa costituzione, non può sostenersi solo nutrendosi di un solo elemento materiale, l’oro, ma di ogni elemento di cui è composta la terra (minerali,vegetali e animali).
Le reti di cooperazione sociale e i  molteplici rapporti umani e sociali antagonisti, alternativi e costitutenti di altri mondi possibili, nel corso dell’Ottocento -Novecento attraverso la lotta di classe,  le lotte  sociale, le lotte ecologiche  e lotte intellettuali per modificare i paradigmi antropologici, filosofisci e scientifici di tipo antrocentrico(l’uomo e nel nostro caso l’homo oeconomicus come unica misura del mondo) si sono contrapposti all’operato riduzionista e semplificatorio capitalista midiano(là dove c’è il lavoro vivo,  la natura, la moneta tutto deve diventare denaro, merce  e Capitale sotenne un anttropologo economico Karl Polanyi nella grande trasformazione);
le classi subalterne (operai, contadina e proletaria) attraverso le loro organizzazioni operaie internazionali  hanno cercato di  rovesciare il dominio capitalista basato sulla scarsità e le diseguaglianze sociali mirando  ad una liberazione affettiva, sociale e culturale e all’affermazione di  un mondo di abbonanza e di felicità per l’intera umanità;  ora di nuovo a partire dall’inizio di questo XXI secolo il Capitale è riuscito a riproporre al mondo una forma di dominazione ormai totalizzante  (una egemonia economica desiderante e narcisista del mondo neo-liberista) attraverso processi di globalizzaizone economica-finanziaria, ma non solo, ma anche attraverso  apparati ideologici e mediatici  e nuovi immaginari  palingenetici di fine della storia e dei suoi conflitti economici e sociali,  generando complicità affettive che catturano la potenza creativa del lavoro vivo in cerca di autodeterminazione e autovalorizzaizone   in una presunta e felice economia libidinale (di precario-sovrano del proprio destino).
Un tempo non lontano la lotta contro la scarsità e la miseria e l’affermazione di un’orizzonte d’abbondanza si chiamava comunismo -che secondo Marx – è quel movimento che abolisce lo stato delle cose presenti’ cioè scarsità, alienanzione, miseria, sofferenza e fame che realizza nel suo superamento  un nuovo mondo di giustizia, libertà e solidarietà  (o di un immanente paradiso in terra) ma le rivoluzioni incompiute e stroncate dai nuovi stati di socialismo totalitario o di demorazia autoritaria liberista che sono seguiti, si sono resi complici di regimi di scarsità  nella realizzano di stati-piani o programmati,  nella forma di capitalismi di stato (ad est) e nella perpetuazione di quello privato(ad ovest) . Due capitalismi che si sono contrapposti per tutto il XX sec. ma che nei fatti s’imitano e s’assomigliano; c’è forse una differenza tra la Cina comunista con il suo capitalismo di stato prevalente e quello dei privati ad Occidentale per i proletari o per lavoratori di questi due mondi?
La differenza non sta nella gestione economica ma piuttosto nella gestione politica di quei mondi ancora contrapposti ideologicamente, cioè la capacità da parte dei demos o popoli attraverso forme proprie (atuto-organizzazione)e non solo eterodirette di organizzazione (forme istitituzionali come partiti e sindacati) di strappare diritti civili e sociali (ora anche ecologici).
Dopo il crollo di credibilità sociale dei paesi socialisti e socialdemocratici alla fine del secolo scorso XX, abbiamo visto dispiegarsi a livello planetario una logica narcisista, competitiva, feroce e apatica tra soggetti economici e  sociali,  senza più vincoli sociali o culturali,  che ha fatto emergere un nuovo sistema integrato personale-politico-economico-militare denominato  neo-liberismo, il quale a a partire dall’ultima decade del seolo scorso (XX) ha dispiegato guerre in ogni angolo del pianeta, accresciuto diseguaglianze sociali,  fame e miseria  non solo nei paesi post-coloniali (sud del mondo) ma anche nei paesi dell’est ex-socialisti e dell’ovest capitalisti continentali.                                                                                                            Inoltre nei paesi emergenti del Bric(Brasile, Russia, India, Cina e Sud-Africa si è visto da  un lato crescere il Pil (prodotto interno lordo) e la liquidità finanziaria di una ristretta èlite imprenditoriale (seguendo il motto -arrichitievi, motto caro al Partito comunista cinese del XXI sec)., ma non certo il Pif (Prodotto interno di felicità) ne tantomeno un desiderato e immaginato Pia(Prodotto intero di abbondanza); (pia sta anche per com-passione, empatia o condivisione tra umani di potere e di riccchezza).                                                                                                                                          Passeggiando oggi tra gli stand e gli spazi dei singoli paesi del mondo,  i visitatori critici dell’Ex -Po di Milano si trovano a vivere  la stessa sesazione provata da W.Benjamin quando si trovava a passeggiare nei passages parigini (negozi e vetrine scintillanti e traboccanti di beni) una riedita spettacolarizzazione del valore-d’uso post-moderno che si percepisce attraversando questa  filiera produttiva alimentare o passages mondiale con un potenziamento della  qualità e della sensorialità dei beni-cibi in esposizione;
Però anche oggi come ieri  ci si trova   di fronte ad una abbondanza -recintata e privatizzata e assoggettata-   alle stesse logiche di scarsità che il mercato attiva permanentemente al fine di operare nuove accumulazioni derivate (il valore di scambio e la riduzione a merce di quei beni);
oggi come ieri s’aggiunge la precarizzazione del lavoro (migranti,precari), l’appropriazione della cooperazione sociale, dell’affettività relazionale ed individuale, delle conoscenze e delle tecniche di produzione (innovazioni di prodotto e di processo) e dell’estetica del cibo bello e del sano;
L’ennesima promessa di abbondanza di nutrire il pianeta e viventi …
Loro  in prevalenza imprese trasnazionali affermano che si può nutrire il Pianeta con le nuove tecnologie e i nuovi prodotti, ma noi li rispondiamo che se si volesse far cessare la fame e le crescenti diseguaglianze lo si potrebbe fare anche oggi, attuando una forte distribuzione della ricchezza sociale tassando i patrimoni che -dal 2008 inzio crisi ad oggi- sono cresciuti enormente presso una ristretta minoranza planetaria- (1% urlavano gli indignados spagnoli gli ocupay newyorkesi) a svantaggio  di un impoverimento diffuso della maggioranza della popolazione (il 99%)come denuncia l’OCSE (Organzazione non certo umanitaria ma una organizzazione sovrana per la cooperazione e lo sviluppo economico di studio e consulenza dei paesi ricchi del Pianeta) in questi giorni.
PARADOSSO DELL’ABBONDANZA : GRANDE ABBUFFATA, DECADENZA E  FAME
“la realtà è questa: produciamo già alimenti persfamare 12 miliardi persone. Tutta la terra più un’altra ancora, appena più piccola. Solo la frutta e la verdura buttate via nei punti vendita in Italia comportano lo spreco di 73 milioni di metri cubi di acqua all’anno (36,5 miliardi di bottiglie da 2 litri). La scarsa alimentazione produce la metà dei decessi dei bambini sotto i cinque anni nel mondo (3 milioni e 100.000 ogni anno).  Il cibo che ogni anno si perde solo lungo la filiera agro-alimentare è pari a 1,6 miliardi di tonnellate: come 160.000 torri Eiffel (valore stimato 400 miliardi di dollari). Questo è il più grande scandalo rimosso dall’umanità. “  Frammento tratto dall’articolo di Luca Fazio -Grande Bouffe (assaggi, ebbrezza, e decadenza tra i padiglioni), inserto speciale expo-2015 -Il Manifesto -maggio 2015

CONVIVIO POETICO  E CULTURALE                             DALLE 19 ALLE 23
ORE 20 CIBO PE L’ANIMA E PER IL CORPO: OGNUNO CONTRIBUISCE CON  CIBII ALLA SERATA
LO SPAZIO ZONA ORTIVA E COMUNIMAPPE-FORNISCE  PANE OLIO E VINO
PERCHE’ L’ESTATE?
Perche’ l’estate  nell’immaginario euro-mediterraneo  si rappresenta da sempre come  solare, innondato di colori e  soprattutto promessa d’abbondanza, a differenza poi di quello che ci accade nella dura e austera realta’,  in tutte le stagioni della ‘Civilta’  capitalista’ fin dalla sua prima modernità per giungere alla contemporanea Società dello Spettacolo e delle merci immateriali,  di imbatterci sempre  in  una paradossale abbondanza e ora  anche  in altri inumerevoli paradossalità (o paradossi).
1: UNA  PARADOSSALE  ABBONDANZA: UNO SCENARIO APOCALITTICO  DI MISERIA E FAME    ESISTENZIALE E MATERIALE
Quella che si presenta alle soglie del XXI secolo dopo uno  dei tanti provocati shock  economici (ultimo la crisi strutturale del 2008)  è uno scenario apocalittico con un accresciuto e vertiginoso numero dei miserabili, obesi,  anoressici, bulimici, depressi, precari, sottoccupati, falliti e sucidi nelle periferie  delle  citta’ globali  e di moltitudini affamate  in altre parti del pianeta (Africa, Asia)
UNA CRITICA POLITICA CULTURALE ALL’AUSTERITA’ ALLA MISERIA AL MALESSERE INDIVIDUALE E SOCIALE
INSTALLAZIONE TAVOLO DEL GRUPPO GEODEMICA -COORDINA MAHDI EL GHOMRI
GRUPPO MUSICATERAPIA DI IMOLA COORDINA ENNIO SERGIO
ARTI SENZA FRONTIERE : LETTURE TESTI DI CARLOTTA GRILLINI,  SERENELLA GATTI LINARES E PINO DE MARCH
MUSICHE PER FISARMONICA DI SALVATORE PANU                                      MUSICHE PER SAX DI STELLA CAPPELLINI
GIAMPIERO LATERZA LETTURE DA TESTO LE STAGIONI DELL’AUTORE MARIO RIGONI STERN
CIRA SANTORO -LE ARZILLE VECCHIETTE DEL’AUTOBUS 21 INTERPRETANO LA CRISI, L’AUSTERITA’ E LA MISERIA

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la gioria della primavera agli orti e in tutte le altre stagioni della vita

La Primavera di Sandro BotticelliIl vivere ed il morire, l’alternarsi delle stagioni,  gli amori, gli abbandoni ed i lutti sono fenomeni naturali: manifestazioni cicliche ma anche eventi  che accadono nell’arco dell’esistenza umana.
Però tutte queste manifestazioni o vissuti  possono assumere variegati e differenti interpretazioni  nell’immaginario umano a seconda delle culture che li informano o li ispirano;
le culure tradizionali  religiose, dogmatiche e  scientiste-naturaliste tendono  a uniformare e proiettare un’idea a priori di vitalità e di sessualità mettendole in relazione con la procreazione naturale o gli aspetti biologici  che li riguardano, e così facendo generano visioni, forme di vita stereotipate, verticali, autoritarie, gerarchiche e deterministiche.
In  altre culture filosofiche critiche si tende invece  a costruire a posteriori le visioni di vitalità e  sessualità umana , collegandole alla sperimentazione di forme di vita singolari, orizzontali dissidenti, indeterminate e creative di natura bio-antropo-psico-politica intendendo con questo la visione complessa che l’umano dà alla vitalità e alla sessualità umana.

PARTIAMO DAL MITO E DALLE SUE FIGURE TRADIZIONALI MEDITERRANEE

A PERSEFONE

IO SONO LA VOSTRA MEMORIA
PERDUTA. IO SONO
LA FINE E L’INIZIO
E IL ROVESCIO CHE AMA IL SILENZIO
CHE CRESCE
CHE NASCE,
L’AURORA, IL MOMENTO
SOSPESO
CHE E’ NOTTE ED E’ ILGIORNO….
FIGLIA DI MADRE
CHE MADRE DI TUTTI
HO SCELTO LA NOTTE
PER SPOSA DEL TEMPO[...]
LA LUCE
NON AVETE
VOLUTO SPUTANDO SUL BUIO,
QUANTE ANCORA MACCHINE
INVENTERETE PER NON
CANCELLARE IL
BUIO DA CUI
INSIEME A ME RINASCE
QUANTO DI NOI DEPERISCE.

TESTO DEL POETA CONTEMPORANEO ALDO NOVE:  ‘PERSEFONE’ , IN ‘A SCHEMI DI COSTELLAZIONI ‘,CIT.P.49

LA LIBERA E COMUNE UNIVERSITA’ PLURIVERSITA’ BOLOGNINA  ORGANIZA  FESTA E SIMPOSIO DI PRIMAVERA                                         SABATO 9 MAGGIO 2015                                                                                    DALLE 16  ALLE 23                                                                                                   ALLA ZONA ORTIVA BOLOGNINA VIA ERBOSA 17                                     ( autobus 11 C -fermata dietro l’ippodromo , ora  attraversate via arcoveggio  imboccate via F.lli CERVI  e proseguite fino alla Villa Grosso Tasso, da lì  continuate  sulla via erbosa passando sotto il ponte della ferrovia e dopo aver costeggiato  il campo nomadi siete finalmente arrivati e là ci troverete in festa).

POMERIGGIO DALLE 16
A
PRESENTAZIONE DEL PERCORSO POMERIGGIO-SERA-NOTTE (Pino de March)
B
LA TERRA NEL MITO: FIGURE DELLA TRADIZIONE MEDITERRANEA (Pino de March)

1 – LA  NASCITA DI VENERE -LUCREZIO (CARLOTTA GRILLINI)

2 -  LA NASCITA DI FLORA E VENERE NELLE RAPPRESENTAZIONI RINASCIMENTALI DI BOTTICELLI (XENIA OFIR -ALESSANDRA  ORTOLANI )

3 -ANALISI DEL MITO DI DEMETRA E  PERSEFONE  (VANNIA VIRGILI)
RITI MITI E SEDUZIONE

4 – LE STAGIONI DI MARIO RIGONI STERN (GIAMPIERO LATERZA)

5 -LETTURE RACCONTI BREVI TRATTI DALLE ARZILLE VECCHIETTE DELL’AUTOBUS 21 -(CIRA SANTORO)

POMERIGGIO ORE 18

1 .LA PESTE A FIRENZE -BOCCACCIO (CARLOTTA GRILLINI)

2 – A VITALITA’  E LA SESSUO-AFFETTIVITA’  NELL’ARCO DELL’ESISTENZA UMANA  VISTI ATTRAVERSO SESSUOLOGIA, LA PSICOLOGIA E LE NEUROSCIENZE (PINO DE MARCH)

3 – L’AMORE ATTRAVERSO LA FILOSOFIA (GABRI COVRI)

4 – CONVERSAZIONI CON I PRESENTI SULLE TEMATICHE AFFRONTATE

SERA ORE 19,45
BANCHETTO COMUNE
(OGNUNO PORTI TORTE SALATE E DOLCI E ALTRO …
E GLI ORGANIZZATORI FORNIRANNO L’ACQUA, IL PANE ED IL VINO)

LE MUSICHE PER FISARMONICA DI SALVATORE PANU CI ACCOMPAGNERANNO NELLA LUNGA SERA-NOTTE DI SALVATORE PANU

1 -NOTTE DALLE ORE 20,30 ALLE 23
LE MILLE E UNA NOTTE (VANNIA VIRGILI)

2 -TESTI POETICI
STAGIONI, PAESAGGI, EROS  ED AMORI RITROVATI ABBANDONATI ESTINTI

LOREDANA MAGAZZENI
SERENELLA GATTI
VANNIA VIRGILI
PINO DEMARCH
3 -E  ALTRE E ALTRI CON LETTURE E NARRAZIONI LIBERE

RIFLESSIONE POETICHE-FILOSOFICHE SULLE STAGIONI DELLA VITA

VISIONI COMPLESSE
La  primavera con  la sua vitalità e le dimensione sessuo-affettive tendente all’infinità e all’entropia genera forme molteplici e singolari autopoetiche.
L’Unicità della persona è il risultato di  questi complessi vissuti, pensieri ed immaginazione. E’ una cultura creativa aperta, indeterminata e non finalistica  che assume  così un carattere dinamico e plastico in divenire.
Una sessualità connessa alla bellezza non intesa in senso idealistico platonico come  armonia, costruita sulle distanze e sugli sguardi, separata dalla sfera sensibile corporea, oppure al suo opposto, in senso  materialista volgare, alienata dall’affettività e dall’emotività, ma come incotro di creatività e reciproco prendersi cura.
Per Plotino, il fuoco e le stelle, sono belle in sè come manifestazione di una naturalità che evoca spontaneità e bellezza, due elementi naturali liberi di divenire;
una bellezza connessa con l’eros tattile e corporeo della vitalità e sensualità dei corpi, ma anche epicureoneamente con l’ethos (etica).
La felicità di oggi non è contrapposta alla felicità di domani e neppure ostile alla felicità degli altri. E’ una bellezza che condivide la felicità e la gioia con gli altri esseri umani e viventi.  E’ un vivere le stagioni della vita dinamicamente e caoticamente, facendosi attraversare dai flussi di vitalità e sessualità in ogni momento della vita, dalla nascita alla morte.
Come la vita degli altri esseri viventi è attraversata dalla primavera e dalle altre stagioni, ogni anno un essere umano come ogni essere vivente animale o pianta è attraversato dalle differenti stagioni indipendemente dalla sua età. Fioriscono anche i peschi longevi che come i peschi logevi fanno frutti, amano umani logevi e dispensano amore e affettività anche quelli centenari, sopravvissuti agli inverni.

VISIONI SEMPLIFICATE
C’è dall’altra parte una visione biologista ritmata sulla procreazione, che usa in modo naturalistico ed  improprio la  metafora delle stagioni.
La primavera viene indicata come la prima età della vita con la sua rigogliosa infanzia ed esplosiva giovinezza.
L’estate viene indicata come la seconda età della vita, quella adulta, con la sua maturità e la sua ricchezza di beni naturali.
L’autunno è sempre  la parte più matura della seconda età della vita dove si raccolgono i frutti,  non culturalmente complessa e creativa come può essere indeterminatamente intesa la vitalità e la sessualità.
Vitalita’ e sessualità come vitalità, caoticità, vicinanza, spontaneità, creatività, libertà di manifestarsi, affermazione di potenza di sè non intesa in senso di soppraffazione dell’altro ma come affermazione con l’altro o altra; elementi naturali e culturali della vita.
L’inverno viene associato alla senescenza della terza età: un’età meditativa, riflessiva e segnata maliconicamente dal tramonto della vitalità e della sessualità.
Ma se andiamo più a fondo di queste metafore scopriamo che, anche nel mondo naturale, le stagioni si alternano nel corso di un anno, e tutti gli esseri viventi sono attraversati dalla primavera in qualsiasi tempo della loro esistenza, come dalle altre stagioni; e tra le altre cose, la morte sopraggiunge  in qualsiasi età e stagione dell’esistenza.
Quindi la vitalità e la sessualità tendono a cambiare di segno e di potenza ma continuano a sussistere, a farci giorire e soffrire; da potenza grezza, acerba e caotica  può essere orientata verso forme lente,e sottili e gentili.
Pino de March – il Dipartimento alla terra della Libera Comune Università pluriversità Bolognina
NOTA AI MARGINI:
 CONTRIBUTO DI 5 EURO PER  PARTECIPAZIONE EVENTO E FINANZIAMENTO DELLE  ATTIVITA’ DI COMUNIMAPPE SVOLTE DA OTTOBRE A A MARZO 2014-15  E DA SVOLGERSI  NEI RESTANTI MESI DEL  2015)-   COMUNI-MAPPE  
Pino de March – il Dipartimento alla terra della Libera Comune Università pluriversità Bolognina
contatti: versitudine@gmail.com

 

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25 aprile resistenza contro le guerre asimmetriche di ieri di oggi -con le popolazioni civili inermi vittime e con le donne violate da tutti gli schieramenti militari ‘amici e nemici’

ARTI SENZA FRONTIERE
arts without borders
Piccolo gruppo di artisti e artiste bolognesi -
Pino de March, Serenella Gatti  Linares e  Carlotta Grillini

25  APRILE 2015

ORE 21

PRESSO RADIO BAR GLODEN

PIAZZA SAN MARTINO 13 -CONEGLIANO VENETO

Rappresentano Atto Unico teatrale:

QUALE VITTORIA?
O  Vittoria tra gli  inermi.
Genti del Nord-est tra migrazione e guerra.
QUESTO ATTO CORALE LO DEDICHIAMO
ALLE DISPERSE POPOLAZIONI CIVILI E ALLE GENTI INERMI INVOLONTARIAMENTE COINVOLTE NEL PRIMO CONFLITTO EUROPEO E MONDIALE-1914-18,
E TRA ESSE
LE DONNE VIOLATE DAI SOLDATI DI TUTTI GLI SCHIERAMENTI MILITARI
A TUTTE E TUTTI COLORO CHE HANNO PERSO LA VITA, MENOMATO  IL PROPRIO CORPO E ALTERATO LA PROPRIA MENTE IN QUESTO CONFLITTO DIVENUTO MONDIALE,
PER LE SCELTE MILITARISTE, NAZIONALISTE E SCELLERATE DEI GOVERNANTI POLITICI E DEI COMANDI SUPERIORI MILITARI SOTTO LA PRESSIONE URLANTE DI MINORANZE  INTERVENTISTE.
note storiche
Radioso maggio, sanguinoso giugno 1915: dagli entusiasmi per la guerra alla disillusione.
La popolazione di Roma ebbe un importante ruolo politico nel corso delle “radiose giornate” del maggio 1915, durante le quali essa reclamo’ l’ immediato intervento dell’ Italia in guerra. Immense folle si radunarono nelle piazze per osannare i leader dell’ interventismo, come Gabriele D’ Annunzio, e per esecrare viceversa i neutralisti, come Giolitti e i suoi amici, che furono minacciati di morte. L’ atrio di Montecitorio venne invaso dai dimostranti, in larga parte studenti universitari. E l’ atmosfera cittadina, a giudizio degli stessi interventisti, apparve in quei giorni dominata dalla irrazionalita’ , dalla frenesia, da una scatenata follia collettiva. I neutralisti rimasero silenziosi.               Dall’archivio storico del Corriere della Sera.Quale Vittoria?
Ed in seguito Vittoria tra gli inermi.
è stata pensata come progetto di costruzione nel centenario della prima guerra mondiale (europea  1914-18) di un inconsueto (mo(nu)mento di memoria viva in forma di parole, poesia,  musica, danza, canti,   storia e pensieri critici.Quest’opera comune è dedicata ai dimenticati dalla Storia:
a) alle popolazioni civili coinvolte nei  conflitti militari  considerate quando questo avviene come – vittime”collaterali”-
b) alle donne stuprate nelle guerre da tutti i contingenti militari amici e nemici.
Di quest’ultimo crimine di guerra abbiamo testimonianza  da un racconto che la poeta Mariannina Cattaneo Serrao,  fa  degli stupri  da lei  subiti  dai soldati italiani in fuga dopo Caporetto (1917) ,ma anche di quelli altri stupri subiti dalle donne dei territori di nord-est occupati da parte dei soldati austro-germanici, documentati in un libro di recente pubblicazione di Aldo Cazzullo(guerra dei nostri nonni).

“Non si tratta per noi solo di denunciare lo spargimento di sangue, le sofferenze militari e civili, ma di capire come quel conflitto è scoppiato, proseguito, terminato, come si sarebbe potuto evitarlo o contenerne la carica di devastazione. ( frammento tratto  da  A. Bravo, la conta dei salvati)
Ma anche  di  mettere sotto accusa un’idea dominante e malsana  di storia cioè : “che solo il sangue versato fa storia” e non quando “il sangue viene risparmiato e salvato”.
Frammento tratto  da  A. Bravo, la conta dei salvati.

Partiamo per questo viaggio attraverso la guerra ponendoci insieme alcune domande:
a) perché la tragedia degli esuli ( e dei dispersi) e  dei morti tra la popolazione civile che sono andati via crescendo nelle ultime guerre,  sono stati dimenticati dagli  annali della storia ufficiale (manuali di storia scolastica o universitaria) , conservandosi  solo piccole traccie nella microstoria personale o locale (diari, piccole cronache cittadine o parrocchiali , racconti orali ecc.)?
b) E perché non si fa memoria (o si ignora) nei libri di testo di storia degli stupri nelle guerre?
Come Poeti e poete ed intellettualità diffusa costituentI -ricerca accordo tra le  genti  di ogni dove-attraverso intermediazione conflitti  verso mondi di vita  pacifica e comune di liberi uguali con molteplici visioni di mondo.
desideriamo nel centenario di quello che è stato definito ‘un inutile macello’ cioè la prima guerra mondiale  mettere a fuoco la  figura delle genti inermi (o popolazioni civili)coinvolti/e in questo conflitto e in altri che si sono seguiti o in corso, l’emergere sempre più chiaro a partire da questo evento storico-militare l’inizio di  un’epoca di terrore ed orrore.

Per arti senza frontiere-Pino de March
verisitudine@gmail.com
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la sessualità nella terza e quarta età tra narrazioni, stereotipi e vissuti erotici

La libera comune universita’  pluriversita”  bolognina organizza in cooperazione  con zona ortiva-via erbosa 16
Laboratorio  culturale ed esistenziale in preparazione festa degli orti di primavera del 21 marzo)(all’interno del semestre convivenza e relazioni tra generi, transgeneri, genti e generazioni)

VENERDI 13 MARZO 2015                                                                                          ORE  18, 45                                                                                                                     ZONA ORTIVA -VIA ERBOSA 17-bolognina

LA SESSUALITA’ NELLA TERZA E QUARTA  ETA’  TRA NARRAZIONI  STEREOTIPI  E VISSUTI EROTICI

RELAZIONANO E DIALOGANO:

VANNIA VIRGILI – POETA E PSICOLOGA                                                 CIRA SANTORO – drammaturga, blogger ed autrice del  testo: “le arzille vecchiette dell’autobus 21 “, edito da Minerva Edizione, in libreria.                                                                                                                             PINO DE MARCH – poeta, psicologo relazionale e filosofo esistenzialista

Il  laboratorio consiste nel raccontare la sessualità  nella terza e quarta età (60-100) attraverso la psicologia, la filosofia e la letteratura                                 lettura di poesia erotica

Alla fine un piccolo aperitivo di conclusione se ognuno porta con sè qualcosa da mangiare e bere

info: comunimappe@gmail.com                                                                     www.comunimappe@blogspot.it                                                                www.versitudine.net

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Commonfare e movimenti indo-latini

 https://guanolema.files.wordpress.com/2009/09/chacana1.jpg?w=497

La Libera Comune Università Pluriversità Bolognina  Seminario semestrale: Commofare e Mondi di vita comuni

3 lezione: I movimenti indo-latini in Abya Yala (*)

Venerdì 27 FEBBRAIO 2015
Dalle ore 18.30  alle 20,30  

Le “timide luci” del mondo nuovo che in senso lato i movimenti dal basso  in America Latina tentano di costruire attraverso sguardi, analisi ed internità  di Gustavo Esteva e Raul Zibechi

Relatore Aldo Zanchetta interprete contemporaneo del pensiero di Ivan Illic e studioso dei movimenti sociali in America Latina
Accordatore Pino de March ricercatore sociale e componente della Accademia Comuni-mappe
                                                                                                                                                                                                             Presso Spazio HUB 57  interno COMMUNIA                                                  Via Serra 2/f -Bolognina- autobus 17, 11, 27 (traversa di Via Tiarini, accanto Teatro Testoni)
Entrata Libera con contenuti open free source      

(*)L’espressione Abya Yala che viene ritrovata e dissotterrata dai nativi stà ad  indicare il nome dato al Continente sud-americano da parte dai nativi  Kuna del Panama e Columbia prima dell’arrivo  degli esploratori e conquistatori europei. Il significato originale dell’espressione ‘Abya Yale’  è  – terreno linfa vitale-. 

Presentazione della lezione e dialoghi interattivi

Disperdere l’Uno dispotico democratico in molteplici singolarità come forme di vita esistenziali, materiali e sociali dal basso non separate e non parallele ma interne alle comunit

A

Emergenza di forme di resistenza alla distruzione dei territori e delle forme millenarie eco-antropologiche e di moltepici forme di vita comunitaria aperte

Gustavo Esteva e Raul Zibechi sono  due intellettuali attivisti de-professionalizzati latino-americani, sono da considerare i due più importanti analisti delle molteplici risposte dal basso dei movimenti indo-latini e latino-americani, che sono da considerare le forme emergenti della socialità del mondo indigeno-campesinos e dei marginali urbani nella rinata Abya Yale;  essi si oppongono e resistono ormai da anni al pensiero unico neo-liberista e al dispotismo democratico. L’espressione Abya Yale che viene ritrovata e dissotterrata dai nativi sta ad  indicare il nome dato al Continente sud-americano da parte dai nativi  Kuna del Panama e Columbia prima dell’arrivo  degli esploratori e conquistatori europei. Il significato originale dell’espressione ‘Abya Yala  è ‘terreno linfa vitale’ . Il Continente impropriamente definito latino-americano a partire dalla fine degli anni novanta del secolo scorso, attraverso variegate insorgenze popolari,  da quella zapatista  del Chiapas messicano e passando per altre sollevazioni popolari in Bolivia all’inizio del 2000 a Cochabamba, nell’altopiano  aymara e precisamente nella città di El Alto  e poi diffusasi in altri paesi del continente(Uruguay, Argentina, Venezuala ecc),  ha visto dispiegarsi una resistenza al pensiero unico capitalista e patriarcale attraverso molteplici esperienze di costruzione di “un mondo capace di contenere mondi diversi”. L’importanza di questi contributi analitici ed esperienze dal basso “risiede soprattutto nel dare una nuova ispirazione a quella che appare la più profonda crisi in cui siamo immersi “qella dell’immaginazione politica e sociale”: (i testi tra virgolette citati sono del gruppo ‘camminar domandando’ che potete trovare anche in internet).

Gustavo Esteva in uno dei suoi interventi del 10/4/2013 all’ex-M 24 (spazio autogestito via Fioravanti 24) soteneva che non siamo in presenza solo  di una classica crisi ” di quello che tecnicamente chiamiamo il modo di produzione capitalista, ma ad un crollo golobale di civiltà, poichè questo modo è avviato alla fine; si è trovato esausto, ha avuto bisogno di scappar via dall’economia reale, dall’economia produttiva, verso il settore finanziario. Questa fuga verso il settore finanziario ha creato innanzitutto un’illusione: l’illusione banale comune (condivisa dalle stesse classi sociali medio-basse) che il denaro possa produrre denaro”.

Ora prenderemmo in considerazioni altre affermazioni analitiche che Esteva espresse in quella dialogante assemblea dell’ex -m-24 di analisi della dominazione brutale del capitalismo ‘post-capitalista’  e  la voce dei  movimenti  indo-latini e  latino-americani collocati quest’ultimi in aree più metropolitane.

[...]  “gli enormi profitti specualativi del settore finanziario sono stati il frutto di un saccheggio sistematico dell’economia reale”

[..] Abbiamo ora il paradosso di trovarsi in un mondo post-capitalista però con dinamiche precapitaliste. Per essere precisi, diciamo che ancora una gran parte dei profitti del capitale si ottiene in forma capitalista, con relazioni di produzione capitalistiche, ma le dinamiche del sistema non sono più lì.”

[...]“E’ finito verso quello che possiamo chiamare accumulazione per via di spogliazione, di rapina. Il saccheggio si realizza ancora in una forma coloniale pre capitalistica. Questo è ciò che a suo tempo Marx  ha chiamato ‘accumulazione primitiva’. La forma principale di questo sistema di rapina è il saccheggio del territorio, complice una forma politica statale corrotta di dispotismo democratico con i poteri economici e politici transnazionali; un  modello di relazioni economiche e politiche che richiede violenza.”

[...] Farò ora un esempio molto preciso di questo sistema di rapina e saccheggio del mio paese. Il governo messicano ha venduto a corporazioni private transnazionali, il 40% del territorio del Messico, concendole in concessioni per 50 anni principalmente per attività minerarie. E il governo stesso si è assunto l’obbligo di ripulire questo territorio dalla gente che vi abita. Ed è quello che sta facendo, cercando di spostare la gente, fondamentalmente indigeni(nativi), da queste terre date in concessione. Dal momento che la gente non lo permette e resite, il governo messicano ha organizzato una vera e propria ‘guerra’ con il pretesto del narcotraffico per spogliare la gente di quelli spazi di vita comunitaria, materiale ed esistenziale.”

[... ] ” lo schema post-capitalista richiede violenza e  l’eliminazione di tutte le forme democratiche. Viena alla luce il vero volto del sistema, che è quello del dispotismo democratico. Così la notizia della fine del capitalismo, che è morto, non è una buona notizia, perchè hanno preparato qualcosa di peggio da mettere al suo posto.”

Esteva poi arriva alla paradossale proposizione che “il regime capitalistico di oggi nel mondo non opera più sulla base della legge del valore e del lavoro astratto, ma con un’altra dinamica che lui chiama post-capitalista; (1)

inoltre afferma che la parola crisi non è più sufficiente a comprendere questa nuova situazione che si è creata. Un colasso che trascina con sè l’intero pianeta. E questo significa per Esteva diverse altre cose. La prima è riconoscere la cosa più importante che si tratta di una civiltà patriarcale. Far capire che le strutture immaginarie e reali del patriarcato consolidato da migliaia di anni conosciuto come -dominio della natura e delle donne- è anche il presupposto delle società moderne capitaliste che hanno messo a valore, reificando e mercificando non solo le donne e la natura ma anche i corpi e le menti e così l’intera attività  umana materiale ed immateriale.

(1)approfondimento: il lavoro astratto capitalistico va inteso in senso marxiano come traformazione delle risorse nauturali e delle attività umane in merci e profitti, e come risultato del processo di accumulazione capitalistica primaria , reificazione e spogliazione senza socializzazione dei  profitti realizzati- in forma di -welfare state-, ciò che fanno invece i nuovi governi progressisti ora al ‘comando rappresentando’ in molti paesi del continente; però questi governi progressisti cominciano a  risultare insopportabili ai nuovi movimenti indo-latini perchè pur realizzando spese pubbliche, queste socializzazione del plus-valore prodotto si manifesta in forma minimale di welfare minimali e perdipiù perpetua forme neo-coloniali e capitaliste di spogliazione dei territori, con il mantenimento di forme di mono-cultura che non solo impoveriscono la fertilità dei territori ma trasformano radicalmente paesaggi, habitat e forme di relazione eco-antropologiche millenarie;  in questo momento i movimenti indo-latini richiederebbero invece forme nuove Commonfare- che loro chiamano – sviluppo sostenibile della pachamama -terra madre-, delle loro forme di comunità in divenire aperte alle nuove relazioni eco-antropologiche e eco-nomiche)

B

Dispersione dell’Uno democratico dispotico in molteplici forme di vita esistenziale, materiale e eco-antropologiche

Marco Calabria nella prefazione ad un altro testo “disperdere il potere” di Raul Zibechi così ci introduce nelle insorgenze e nelle nuove forme di organizzazione dal basso dei movimenti indo-latini: “non è l’elezione del primo presidente indigeno del Continente( cioè Evo Morales in Bolivia), il risultato più interessante ottenuto dai movimenti sociali indigeni”. Lo sguardo ‘interno’ ed ‘orizzontale’ di Zibechi  sugli avvenimenti boliviani del nuovo secolo scava molto più a fondo, alla ricerca della costruzione di poteri non statali, cioè non separati dalla società (e dalle comunità). La ricerca di Raul Zibechi sul campo investe soprattutto El Alto, una città di oltre 800.000 abitanti cresciuta ai margini settentrionali di La Paz, in pieno altopiano andino. Nella prima città aymara del continente, la ‘guerra’ del gas dell’ottobre 2013 è andata oltre ogni argine e la comunità indigena si è radicata, espansa  e cresciuta   per la prima volta in un territorio urbano. Sempre nella presentazione di Marco Calabria si parla di “un maestoso fiume in piena, l’ondata della ribellione aymara ha dissolto ogni istituzione -quello dello Stato e dello stesso movimento-(inteso nel senso  parallelo, progressista rivoluzionario alle comunità), disperdendo il potere-dominio in 500 ‘micro(auto)governi di quartiere e dispiegando tutta la potenza; la Potestas dell’Uno  viene dispersa in una molteplice dispiegata di potentia moltitudinaria, cioè la ‘capacità di fare’ dei cittadini’ autogestiti e autogovernati. Approfondimenti                                                                                                                     Potentia-in senso latino e spinoziano-deleuziano moderno di potenzialità della soggettività umana e sociale                                                                                               Potestas- in senso latino e  hobbesiano moderno di dominio e di assoggettamento.

E in questi momenti scrive Zibechi, che l’insurrezione mostra le zone d’ombra della società, in genere oscurate dall’inerzia imposta dalla dominiazione. Appaiono così le relazioni quotidiane -molecolari- della comunità; possiamo qui dire che Deleuze-Guattari avevano già intravvisto visto e all’opera in Europa questo divenire molecolare in alcuni movimenti anti-stituzionali post-68, e lo avevano enunciato in forma teorica in una loro opera minore -Una Tomba per Edipo-; questo agire molecolare l’avevano visto agire nelle aggregazioni sotterranee delle istituzioni totali -manicomi, carceri, scuole-università -caserme, famiglia ecc., e nelle dirompenti azioni di de-istituzionalizzazione e de-strutturazione del dominio ‘molare’ cristallizzato nelle molte forme di assoggettamento capitalistico-statale; questi processi di molecolarizzazione erano agite attraverso la costituzione di gruppi-soggetto-orizzontali-trasversali-de-ruolizzati e de-professionalizzati(psichiatria istituzionale, proletari in divisa, medicina del lavoro, gruppo di ricer-azione tra docenti e studenti, collettivi femministi, omosessuali, centri autogestiti di giovani proletari ecc. );  queste concatenazioni trasversali sono state sostenute con una trasparente complicità teorica per Deleuze e pratica per Guattari.

Per tornare di nuovo sull’azione molecolare e di relazioni comunitarie dei movimenti inodo-latini occorre fare attenzione,c i invita Zibechi, che “non esiste comunità, e questa è piuttosto una forma emergente che assumono i legami tra le persone in moviemento anche in contesti etnici quali quelli analizzati e vissuti”. Una forma non simmetrica(asimmetrica) a quello dello Stato e dei suoi apparati (simmetrici), differenti anche da quelle disegnate dalle strategie dei rivoluzionari pogressisti di mezzo mondo. La comunità è ma si fa.

Per Zibechi “i movimenti hanno oggi due soli modi di fare politica partendo dai limiti, da ciò che non si è stati in grado di fare o dalla potenza, da ciò che potenzialmente si potrebbe fare ma si dispiega solo in certi momenti. L’insufficienza ‘politica’ dei movimenti, così come, all’opposto, la loro autonomia, dipende anche dalle forme con le quali si esprimono. Se l’organizzazione non deve essere necessariamente una struttura esterna (partiti o sindacati o forme organizzate  di ‘movimento’ parallele ad esso), ma ciò che già esiste nella vita quotidiana o internità ad essa(questa è una delle novità  dei movimenti emergenti indo-latini e latino-americani dal basso :Argentina,Bolivia, Chiapas( Messico)….

Zibechi non manca però di rilevare che non esistono società, nè spazi sociali senza Stato (nella complessa società moderna con i suoi nessi amministrativi direi anch’io). Quando si parla di poteri non statali, si fa dunque riferimento alla loro capacità di ‘disperdere’ lo Stato o almeno impedire che si ‘cristalizzi’. Per Marco Calabria che cura il testo -disperdere il potere – questo ha un interesse anche per i lettori italiani, il fatto che poteri non separati dalla società nascano in una situazione urbana,  la città di El Alto, popolata da gente di diversa composizione sociale (minatori, operai indigeni-capesinos ecc.) costretta a migrare a causa  terremoto sociale prodotto in Bolivia dal modello neo-liberista (uso delle terre anche  comuni per scopi agro-industriali o minerarie da parte di compagnie transnazionali)  . Si sottolinea criticamente anche che la rappresentanza(democratica) , sebbene ‘eletta’, come afferma anche Max Weber comporta sempre una relazione di dominio. Trasforma la persona in mezzi per produrre fini (comando sulle genti), aggiuge Zibechi. Allora ci si domanda esiste un’altra via possibile?  C’è un’alternativa secca tra il ‘comandare rappresentando’ e la semplicie organizzazione del percorso di una decisione comune come camminar domandando’ in mezzo alla tua gente?

E poi un’ altra domanda : il concetto  non identitario di comunità così come rinventato ed esperimentato  (come relazione tra persone autonome che condividono forme di vita esistenziale, materiale e sociale),in modi e contesti diversi, può valicare i confini storici e geografici?

Quello indigeno secondo Marco Calabra è certamente un ambiente particolare, dove il ‘noi’ ha un peso assai maggiore di quello  (del) nostro (‘io’), ma anche qui, ad esempio a Scanzano (aggregazioni dal basso contro il deposito scorie nucleari) o in Val di Susa (contro l’alta velocità), abbiamo visto processi in qualche modo paragonabili;

Ma qui  aggiungerei a parte alcune esempari lotte sopra ricordate,  il potere-dell’Uno democratico dispotico- ha disperso ormai da tempo  il nostro possibile noi-comunitario -il molteplice – -frammentandolo in una miriadi di ‘io’ deboli, narcisiti, conformisti, precari o in  ‘noi’ subalterni lobizzati, assoggettati. Questo non vuole dire che non si può esperimentare una tale  democrazia radicalissima,  ma per farlo bisogna essere consapevoli per prima cosa di questa interiorizzata frammentazione  culturale prodotta da una sotterranea ideologia individualistica neo-liberista che attraversa e conforma l’intero corpo sociale precarizzandolo  e confermandolo per target. Su questo Pasolini aveva colto questi segni di distruzione culturale e di afasia dei giovani nelle borgate romane con l’arrivo della televisione, e anche dell’emergere di una neo-lingua omologante; una devastazione che paragonava all’arrivo delle SS;  però quando denunciava  la tv come responsabile di tutto questo, si riferiva alla televisione pubblica di Bernabei, direttore in quel tempo della tv di Stato; in realtà aveva colto anticipatamente il ruolo passivizzante del medium freddo direbbe Mc Luhan, ma non ebbe modo di  esperimentare fino in fondo questo incubo, per la sua prematura scomparsa o assassinio politico;  in realtà questa apocalisse culturale non era tanto prodotta dalle tv statali ma da quel non ancora emerso biscione di tv commerciali che avrebbe alterato non solo il tessuto culturale ma anche quello politico. Si coglie immediatamente la differenza di clima e opinione pubblica viaggiando in Europa.

E sempre Marco Calabria si “domanda camminado”:il fatto che le juntas vicinales (spazi di auto-organizzazione e decicisione vicinale) di El Alto -che più piccole sono e più  forti sono – è un paradosso irripetibili ?.  Per fare un solo esempio italiano:  la possibilità che c’era all’inizio del secolo XXI di riunire le decine di forum sociali spuntati come funghi prima e dopo Genova(2001) in un Forum sociale italiano permanente avrebbe dato  al movimento più forza o maggiore visibilità? A questo proposito avanzerei una ulteriore domanda:  non è proprio questo processo concentrazionale di massa a Genova o dopo Genova da considerarsi la causa della dispersione del molteplice e la  riaffermazione di un ‘Uno democratico dispotico’?;  non perchè non si dovessero intrecciare relazioni tra i molteplici forum ma perchè l’egemonia esercitata da settori organizzati separati o paralleli al movimento diffuso ed autorganizzati nei territori ha determinato un soffocamento e una  centrifugazione di esso o di esse. Syriza in Grecia e Podemos oggi in Spagna dimostrano che l’indignazione diffusa ed autorgnizzata può anche esprimere livelli di “camminar domando e trasformando”. Un altra cosa importante da sottolineare è che a El Alto il principale protagonista ‘dell’occupazione’ (o dell’affermazione della dimensione anche materiale) è il lavoro informale. Zibechi scrive di non avervi rivelato divisione, perchè ‘i compiti vengono svolti in maniera comunitaria e non c’è separazione tra il lavoratore e ciò-che-fa’. In un ambiente urbano, non esisterebbe dunque relazione operaio-padrone ma solo forme di cooperazione e produzione autogestite, sebbene dipendenti dal mercato.

C’è da aggiungere che le forme di reciprocità e condivisione dei popoli nativi espressi in forma moderna nei movimenti indo-latini hanno trovato cittadinanza anche El ALto, con una diffusa proprietà urbana  in-divisa e forme di socializzazione del reddito autoprodotto.  Può essere un’esperienza interessante (non certo modello)  anche per chi cerca vie d’uscita dal precariato che travolge il lavoro o lavori nei paesi avvanzati si domanda Marco Calabria?  Le pagine di questi libri -disperdere il potere – di Raul Zibechi come -l’elogio dello zapatismo- di Gustavo Estevara raccontano il cuore  indigeno del Sud America o dell’Abya Yale dei nativi, e cercano di farci ascoltare le voci, raccontarci delle forme di vita auto-organizzate delle genti comuni e delle comunità, ma innanzitutto di condividere le loro esperienze non per imitarle ma per ispirarvisi.

Testi uitilizzati di  ricerc-azione sociale:

Gustavo Esteva: Crisi sociale ed alternative dal Basso-autoprodotto dal gruppo -camminar domandando- stampato in proprio

Raul Zibechi:Disperdere il potere -Edizione Carta-Intra Moenia-Napoli

Gustavo Esteva: Elogio dello Zapatismo-Fondazione Neno A^Zanchetta -Lucca libri Karma sas -

ll Testo -Disperdere l’uno dispotico democratico in molteplici forme di vita esistenziali, materiali e sociali dal basso non separate e non parallele ma interne alle comunità- è stato elaborato da Pino de March della Comune Accademia Comunimappe

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Dialoghi d’amore al maschile e femminile e vigilia d’amore di valentina e valentino