
Cassetta degli attrezzi per comprendere l’agire comunicativo di Radio Alice e delle aree immaginali, situazionali e creative del movimento degli anni ’70 a Bologna.
Radio Alice è stata definita il diavolo ma per noi fu molto di più.
“Alice è il diavolo”, un’espressione che non sintetizza abbastanza la multi-dimensionalità espressiva di Radio Alice, una delle prime radio o frequenze liberate nell’etere bolognese;
nata il 9 2 1976 (strana coincidenza con la nascita della Repubblica Romana del 1849,una delle prime forme repubblicane italiana, che si poneva in forma antagonista ed istituzionale alla monarchia assoluta e al clericalismo cattolico );
Se da una parte è giusto dire che si pone come “medium” ed “interfaccia”, dando voce alla ribellione urbana e metropolitana contro lo stato d’oppressione o di repressione delle istituzioni tradizionali ed autoritarie – residuali fasciste-: stato, famiglia,scuola-università, fabbrica, chiese ecc , e di quelle totali:manicomi, carceri, caserme ecc-(1A-1B);
Radio Alice seppe anche cogliere l’emergere di un dominio più insidioso di quello tradizionale e totalizzante, e cioè il controllo tecnologico ed ideologico industrial-borghese, che rende l’individuo incapace di immaginare alternative al sistema esistente;
una realtà monodimensionale come scriveva il filosofo H. Marcuse, in un suo saggio critico “l’uomo ad una dimensione” (1964), che si caratterizza come società industriale avanzata, confortevole, levigata, razionale, democratica formale e con residuali aspetti autoritari, falsi bisogni indotti ove sono dominanti il consumismo, il conformismo pubblicitario o l’obbligo a conformarsi alla pubblicità,la spettacolarizzazione della vita e passivizzazione della stessa; (2A)
la Mono-dimensionalità dominante rende “l’uomo ad una dimensione”, un soggetto passivo, ove lo strumentum (l’utensile) o il medium ed i suoi messaggi o informazioni per la posizione spesso monopolista (non pluralista) e dominante acquista una cieca credibilità e verità (“il mezzo è il messaggio” sosteneva un importante studioso della comunicazione come Mc Luhan;
pur consapevoli che, il medium non è separabile dal processo di evoluzione culturale degli umani o dei sapiens (o meglio dei contemporanei cyber), a condizione però che il divenire si articoli in un processo critico d’evoluzione bi-culturale e tecnologico, in una co-evoluzione dinamica e circolare, modificando le proprie capacità cognitive e relazionali, e perseguendo processi d’emancipazione e di liberazione singolare e comune (cyber-sapiens), altrimenti si tramuta in alienazione o reificazione; assumendo la forma gerarchica ed autoritaria di “strumentum regni”, “strumento di dominio-integrato” (politico-economico e militare) ,o sistema di conservazione e mantenimento di un ordine soffocante e grigio di pura strumentalità, e soprattutto di soppressione dell’immaginazione rivoluzionaria e creativa.
La “razionalità strumentale e tecnologica” ben individuata dai filosofi della Scuola di Francoforte diventa razionalità politica come “controllo sociale” o “sistema di sorveglianza” (D. Lyon) imponendo un’unica modalità di pensiero ed esclusione o neutralizzazione di ogni critica sociale.
Razionalità strumentale che si può definire “una forma di ragione orientata esclusivamente all’efficienza, al controllo e al dominio sull’altro o altra, a scapito dei valori umani, etico-sociali ed ecologici”.
La tecnica può quindi sopprime l’immaginazione e con essa una possibile rivoluzione creativa e sociale, attraverso un controllo sociale affascinante ed integrato di sorveglianza che sopprime la capacità di pensare e desiderare alternative al sistema esistente (politico ed economico-finanziario) e ad “un’unica dimensione neo-liberale totalizzante) ;
L’Homo technologicus non più distinto dalla macchina, ma in simbiosi con essa; evolvendosi come strumento esterno o protesi del corpo e della mente (estensione tecnologica dei sensi: radio estensione dell’orecchio e della lingua, la televisione degli occhi ecc. ), ed oggi come “pervasive computing”, ove gli strumenti o dispositivi diventano invisibili, integrati nell’ambiente, creando una realtà aumenta o un secondo scheletro computazionale.
La macchina è logica, ripetitiva e priva di emozioni, mentre l’umano è prevalentemente creativo, empatico e s’avvale del libero arbitrio.
La sfida è mantenere l’intelligenza e sensibilità umana (dei cyber-sapiens) come orientamento, evitando che la tecnologia diventi un fine in sé, e non ne sostituisca non tanto l’essenza quanto l’esistenza.
La tecnica invade ogni spazio, anche mentale, eliminando sia la dimensione interiore o esteriore ove nasce la critica (o la coscienza critica o la massa critica).
Altrimenti l’unica dimensione accettata è il conformismo o l’anti-conformismo neutralizzato e mercificato.
Impone una de-sublimazione repressiva: la società concede una liberazione apparente del desiderio (sessuale, ) o in forma mercificata, che non minaccia il sistema ma lo rafforza, trasformando il desiderio in consumo;
gli individui nel consumismo pornografico si identificato tra loro come corpi-merce e come clienti, e con la tecnologia stessa (auto, tv, smartphone, social ecc )perdendo la distanza critica e l’umanità.
Il filosofo I. Kant sosteneva che per essere “umani” si doveva considerare “ogni essere umano come un fine e non con un mezzo”. L’essere umano in quanto soggetto razionale, possiede una dignità inalienabile e deve essere trattato sempre come fine a se stesso, mai come semplice mezzo per raggiungere altri scopi.
A differenza della sublimazione freudiana ove si canalizzano impulsi o pulsioni di vita (eros) verso attività creative e culturali (crealtà direbbe oggi Bergonzoni, o surrealtà attraverso il sogno, l’immaginazione;
I poeti ed artisti surrealisti come gli studenti del ’68 europeo e Radio Alice l’hanno posta come propria bandiera, manifesto, prassi creativa e fine (immaginazione al potere);
la de-sublimazione ieri come oggi libera i desideri “libidici” o “neurali” (dopamina) in forma mercificata;
il piacere non è negato, ma scambiato o mercificato in forma di consumo.
Il sistema non reprime il desiderio lo produce o lo manipola in soddisfazioni mercantili: consumi di merci, sostanze psicotrope, pornografia ecc.
Questa gratificazione annulla la tensione critica verso il sistema, trasformando il desiderio di cambiamento (di Crealtà, Bergonzoni) e non in banali desideri mercantili (di merc-altà, P. de March)
Consumare come agente d’identità significa non è solo soddisfare un bisogno od un desiderio, ma realizzare il proprio -Sé.
La tecnica comunicativa o la razionalità tecnica comunicativa (marketing ed altro di simile) si tramutano in macchine della persuasione occulta (macchine di de-sublimazione mercantile) rendendo così possibile questa identificazione tra persona e merce, integrando l’individualità (monade, frammentata, isolata,smarrita ) nel sistema globale di consumo, pervenendo così ad controllo sociale (sistema di sorveglianza) da parte dei vari domini politici- mercantili, attraverso narrazioni menzognere o fantasiose (fake news) che finiscono per alimentare forme di auto-distruzione: consumismo materiale ed immateriale e digitalità tossica.
Siamo in presenza (oggi dopo 50 anni dal 9.2.76) di un sistema apparentemente “libero” ma “chiuso ed apparentemente multi-dimensionale” ove però non sono pensabili ed agibili alcuna altra forma di società alternativa .
Questo finisce per diventare un distopico “unico mondo invivibile ed irrespirabile”.
Si vive in un mondo trasgressivo, fittizio, e spettacolare che alimenta l’illusione della libertà..
Chiunque oggi si opponga a questa “macchina desiderante consumistica ed economica-finanziaria-militare” si troverà ad essere accusato come Repubblica o Stato” d’essere canaglia” e come “soggettività antagonista” d’essere “terrorista” (antisemita o altro);
l’uno andrà incontro sicuramente ad una guerra preventiva ad accusa infondate, l’uno di possedere “immaginarie armi di distruzione di massa” (Irak,2003) o di “avviarsi a costruire bombe atomiche” o “pronto ad attaccare il vicino Israele”(Iran,2026), oppure a subire veri e propri “shock economy” (Naoni Klein) o provocate crisi finanziarie (Grecia) e per le altre soggettività antagoniste o prefiguranti altri mondi possibili (Genova 2001) ad una repressione assassina e preventiva, conclusasi con una violenta macelleria sociale e l’assassinio di Carlo Giuliani.
Macchina strumentale e desiderante consumistica e bellicista di un “reale capitalismo” per Mark Fisher senza altra possibile soluzione ed alternativa.
Lo abbiamo visto nei primo anni del 21 sec. come la razionalità strumentale comunicativa e politica ha operato oscurando e permettendo solo la presenza di alcuni o alcune giornaliste reporter (sotto copertura e fidelizzati) accanto alle truppe – plurinazionali -occupanti statunitensi e dell’alleanza;
alimentando con menzognere dichiarazioni che “l’Iraq e Saddam Hussein” (2003) possiedono “armi di distruzione di massa”) ed oggi (2026) per l’Iran di “essere in procinto di costruire bombe nucleari”.
Ieri la cinica indifferenza di fronte alle marce o maree umane nelle principali città statunitensi, europee ed asiatiche contro le guerre, che chiedevano il ritiro immediato delle truppe dal Golfo ed il cessate il fuoco;
New York Time parlò di una vera e propria super-potenza mondiale e cosmopolita contro le guerre (15 2 2003), ed oggi più vicina a noi, le recenti manifestazioni planetarie contro il genocidio in PALESTINA (2025 );
la protesta viene presentata sempre come complice, irrazionale e patologica o proto-terrorista (o fase di preparazione terroristica)
Questa processo di de-sublimazione reale ed immaginaria è ben descritta in “realismo capitalista” all’inizio (2009) del secolo successivo da Mark Fisher, filosofo, sociologo, critico musicale e noto anche con lo pseudonimo di K-punk, come pre-corporazione.
Pre-corporazione è un concetto che si riferisce al processo attraverso il quale il capitalismo pre-modella e pre-programma i desideri, le aspirazioni e le attese delle persone, colonizzando i loro sogni.
Il termine è stato reso noto da Mark Fisher, che lo utilizza per descrivere un sistema in cui le persone non solo consumano prodotti, ma si adeguano a modelli di vita e pensiero già predefiniti dai sistemi dominanti economici-finanziari e politici-culturali. In questi contesti le persone sono costrette a conformarsi alle merci e alle identità pre- confezionate, perdendo l’autenticità individuale, sociale e collettiva. Il sistema non solo sfrutta il lavoro vivo nelle sue molteplici forme, ma colonizza l’immaginazione, trasformando la creatività in mero strumento di conformità.
Questo porta:
ad una forma di edonismo depressivo: consumo bulimico di contenuti culturali ed auto-presentazione performativa, priva di autentica espressione;
ad un’impotenza riflessiva che rende difficile perfino concepire un futuro diverso;
ad una creatività illusoria;
“In seguito al crollo del socialismo reale (crollo del muro di Berlino 1989),
infatti, il capitalismo ha esteso illimitatamente il suo dominio, sia da un punto di vista geografico, diffondendosi di fatto su quasi tutto l’ecumene, sia dal punto di vista culturale, colonizzando porzioni sempre più ampie dell’immaginario e della produzione simbolica.
Il postmoderno era ancora impegnato a incorporare codici, culture, sensibilità scaturite da sistemi culturali diversi e opposti; al contrario, ora che ha fagocitato il mondo intero, il capitalismo non ha più bisogno dell’incorporazione, bensì di quella che viene chiamata “pre-corporazione”. Con questo efficace neologismo M. Fisher intende definire la costruzione dei modelli culturali in grado di strutturare l’immaginario degli individui, predeterminando i loro desideri e le loro aspirazioni sin dall’infanzia.
Stabilito questo punto, è facile comprendere cosa intende M. Fisher quando afferma che il capitalismo ha fondato il suo realismo.
Ora che questo sistema ideologico si è imposto come unico orizzonte di senso, come sola matrice culturale in grado di generare valori e significati, esso può tracciare i confini stessi della realtà, l’insieme di tutto ciò che gli esseri umani ritengono concretamente realizzabile o anche solo pensabile.
Come ogni ideologia, infatti, il realismo capitalista nasconde e mistifica la propria storicità, il suo originarsi da precisi fattori politici, economici e sociali, e per questo transeunti e modificabili. Questa determinata visione del mondo si auto-rappresenta dunque come una realtà eterna e immutabile, e riduce l’intero mondo sociale alla visione hobbesiana di un regno necessariamente ostile e competitivo, dominato dall’egoismo e dal personalismo.
Qualunque pensiero che provi ad opporre una visione diversa della realtà sociale, fondata ad esempio su principi di solidarietà e uguaglianza, viene stigmatizzato immediatamente come fantasia velleitaria, viziata da pregiudizi utopistici e incapace di valutazioni obiettive.
L’estensione così onnicomprensiva dell’attuale sistema sociale e politico fa sì che esso non debba presentarsi esclusivamente come il migliore dei mondi possibili, celebrando le “magnifiche sorti e progressive” che attendono l’umanità. Al contrario, esso tanto più si rafforza quanto più riesce ad acquisire all’interno delle proprie strutture discorsive anche narrazioni critiche, volte a svelarne i meccanismi potenzialmente distruttivi.
Acquistando consapevolezza delle storture del sistema, i singoli individui possono assumere un atteggiamento distaccato e ironico, e frapporre così una distanza fra tale sistema e la propria coscienza.
Eppure, avverte Fisher, riprendendo il pensiero di Žižek, è proprio questa
consapevolezza a rendere gli individui più acquiescenti e proclivi a perpetuare il loro stile di vita. Conoscere e deprecare moralmente i meccanismi distruttivi del capitalismo ci permette di riprodurli ogni giorno senza sentirne la responsabilità politica e morale.
A questa situazione apparentemente irrisolvibile, tuttavia, Fisher propone una sua personale risposta.
Per realizzare una critica davvero efficace sarebbe necessario rintracciare
e analizzare quegli effetti disastrosi che il capitalismo produce e allo stesso tempo è costretto a occultare e mistificare affinché la sua complessa narrazione risulti coerente. Fisher propone dunque una sorta di sintomatologia del rimosso, un’analisi e una lettura politica di questi segnali rivelatori, inopinatamente affioranti, attraverso cui sarebbe possibile svelare la natura storica e immanente del capitalismo.
[….]
Tale cultura astorica, cristallizzata in un eterno presente, disinnesca infatti il pensiero critico e obnubila la capacità di inferire i nessi causali e di organizzare i fatti in una narrazione coerente.
I giovani, di conseguenza, sono spesso incapaci di progettare la loro vita a lungo termine, di rinunciare a delle gratificazioni immediate e concepire uno sforzo mentale che possa portare un arricchimento intellettuale più solido ma più lontano nel tempo.
Tutte queste problematiche, e le loro ricadute profonde sulla vita di ciascun individuo, sono trattate da Fisher con grande acume e con profonda empatia. Le fragilità emotive, i disturbi psicologici, e le relazioni sociali sempre più compromesse sono le tematiche che più colpiscono la sensibilità umana e intellettuale dell’autore, il quale proprio all’analisi di queste dinamiche dedica le pagine più incisive e pregevoli del suo saggio.
Ed è proprio da qui, afferma infine l’autore, che può prendere forma una nuova
iniziativa di riscatto. Individuare con empatia e sensibilità i problemi e i disagi personali,
analizzarli criticamente e restituire loro la dimensione politica che è stata occultata: è questa la strada giusta per costruire nuove collettività che aprano finalmente una rinnovata stagione di azione politica e riaccendano il conflitto. Solo dei soggetti collettivi, infatti, possono davvero condurre una lotta culturale in grado di contendere l’egemonia alla società liberista.
Perché questa contesa sia efficace, è necessario abbandonare anacronistiche forme di lotta e rivendicazione, e creare nuovi fronti di conflittualità, iniziando dal fornire una risposta e un’alternativa alla frammentazione sociale, alle sofferenze psicologiche, ai disastri ambientali e a tutti i problemi che il capitalismo ha generato e non riesce più ad affrontare . Il compito è titanico, ma con questa sua importante opera Fisher vuole mostrarci che esso è anche,
nonostante tutto, possibile”
Frammenti di abstract di G. Sergi tratti da “Testo e Senso” rivista interdisciplinare dell’Università di Roma Tor Vergata”
(1A) “istituzioni totali” intese come “sistemi sociali chiusi”, in cui la vita sociale è organizzata secondo regole gerarchiche, concetto e definizione introdotto dal sociologo Erving Goffman in Asyulum;
(1B)il filosofo sociale M. Foucault aggiungerà che nelle istituzioni totali come in quelle tradizionali sono presenti forme di disciplinamento dei corpi,routine rigide, annullamento della dimensione personale ecc ).
(2A)la politica governativa democristiana attraverso l’alleanza pentapartitica (DC, PLI, PSDI, PSI, PRI)ed un pactum ad excludendum dei comunisti (PCI), sono più interessati attraverso la delega ed una rete clientelare e lobbista a raggiungere un consenso alimentando più la passivizzazione ed il clientelismo che una partecipazione autentica e popolare dal basso; e a sua volta dei comunisti (PCI)alla sua sinistra-extraparlamentare sviluppano una forma di democrazia politica e sindacale di massa in forma di centralismo democratico: verticale ed autoritaria ove le critiche delle minoranze al suo interno non avevano molte possibilità di raggiungere la base e venivano marginalizzati (Il Manifesto nel 1969 fu espulso dopo la critica all’invasione militare dell’Urss (Unione Sovietica) alla Cecoslovacchia.)
Per tornare a Radio Alice “dare voce a chi non aveva voce” o trasformare in parlanti-ascoltatori:
non solo alle soggettività classiche delle grandi battaglie politiche e di classe contro le discriminazioni economiche (sfruttamento), politiche (oppressione) e sociale (miseria) subite dalle classi subalterne, con una composizione sociale variegata; una classe operaia professionale al nord mutatasi rapidamente in operaio-massa, nuova soggettività alimentata da flussi migratori interni meridionali, ma soprattutto radicalizzata dai giovani operai con forme di lotta imprevedibili alla “gatto selvaggio” e “lavorando con lentezza” cercano di rompere i ritmi esasperati delle catene di montaggio del tardo-capitalismo fordista- taylorista;
ma soprattutto la Radio si rivolge agli emergenti e molteplici gruppo-soggetto “non assoggettati” alle forme della quotidianità oppressiva, depressiva, gerarchica ed autoritaria, sul terreno della riproduzione culturale e sociale :
l’autoritarismo familiare e sociale (patriarcato, repressione sessuale e dell’immaginazione),
il realismo impotente (è sempre stato così),
le discriminazione di genere e l’etero-normatività binaria: donne e gli altri orientamenti affettivi e sessuali (Lgbtqi)
discriminazioni culturali e neuro-divergenti o disabili o diversamente abili (classi differenziate),
militarismo nelle caserme (obiezione di coscienza e diserzione alla leva militare)
lager manicomiali, carceri ed orfanotrofi per minori (forme di autogestione interne tra personale e internati e de-istituzionalizzazioni;
le diffuse occupazioni di case, fabbriche, scuole ed università in ogni città;
Radio Alice diventa per tutte queste soggettività emergenti diventa simbolo e medium di ritrovata libertà come processo di liberazione comune ed affermazioni di autonomie.
Più demone (“daimon” o voce generativa e creativa) che diavolo;
Medium acefalo ed a-centrico che s’interfaccia tra i corpi desideranti (gruppi-soggetto non assoggettati, che operano forme di opposizione-sottrazione ai domini prevalenti di classe, genere, culture, famiglie ed altre istituzioni tradizionali e totali ecc ) e trasforma la macchina o la tecnologia comunicativa (radio) a farsi desiderante ed autonoma, anello di Moebius (che collega il dentro ed fuori), ed in grado per questo di produrre eventi – di trasformazione soggettiva (personale) e politica (sociale) in ogni abito sociale e di vita.
La Radio non si fa solo strumento di separazione (dia-ballein) ma anche unisce (sim-ballein , fa uscire dal grigiore ed impotenza dell’esistente o dal realismo impotente: “è sempre stato così”, “non ci sono alternative”, è l’unico mondo possibile (o il miglior mondo possibile);
Dia-ballein come s-perdizione di senso o che si attiva attraverso lo specchio (o bucando l’audio) delle rappresentazioni politiche e sociali attivando processi di dis-identità:dis-senso, non senso, paradossi, e de-lirica soggettivazione;
Dis-gregazione armonica o in costruzione (in senso costruttivista russo).
Non semplicemente il diavolo come male (nella sua banalità . H.Arendt) , ma una funzione fondamentale dell’arte e della mente creativa (dissociazione creativa o dissonanze creative) .
Separare per creare differenza, distruggere l’identità dei ruoli fissi, alienata ed assoggetta per far emergere nuove forme di soggettività ed esistenze liberate.
Fare della vita un’opera d’arte e dell’arte una forma della vita e di una vita (Deleuze) . Diabolus in musica, per effetto dissonate all’ascolto, quarte aumentate e quinte diminuite (si-fa o fa-si, di tre toni insieme).
Pratiche comuni di vita e di una vita singolare che apre a nuove visioni ed attivazione di emergenti soggettivazione (autonomie);
Pratiche di sottrazioni all’isolamento,all’impotenza e alla paura, per dare valore allo stare insieme (sim-ballein o condividere insieme segni o simboli) e coltivare immaginazioni;
immaginazione per i Marcuse, filosofo della scuola di Francoforte, è una delle facoltà umane razionali accanto all’intelligenza razionale, che apre “reale” a nuove possibilità ed interazione progettuale e non a fantasia implosiva , malinconica, depressiva.
infatti una delle prime pubbliche espressioni simboliche (linguistiche- semantiche) di Radio Alice sono riprese dal manifesto surrealista di Andrè Breton, con cui la Radio si presentava alla città era: “Non sarà la paura della follia a farci ammainare ( o mettere a mezz’asta” la bandiera dell’immaginazione”.
Infatti fu anche uno dei motti della rivoluzione sociale e culturale francese del ’68 era : “l’immaginazione al potere”.
Radio Alice ed A/traverso
Radio Alice mantiene una relazione ibirda ed acefala-acentrica (non mediata) tra le tecnologie analogiche radiofoniche e telefoniche (dirette) e le molteplici soggettività (gruppi soggetto non assoggettati o che si sottraggono all’assoggettamento di varia natura e cultura emergenti ed in movimento a creare eventi di trasformazione individuale e sociale.
Sono i gruppi o i soggetti collettivi che creano l’evento, ma a sua volta la radio inscrive nella sua aperta frequenza questi testi- mutazioni e le amplifica presso altri gruppi soggetto ed individualità -in ascolto.
Riccardo Lucio Perriello (filosofo) considera l’evento nella sua “teoria dell’evento” come forma ontologica costituente che si apre alla dimensione storica, concentrando in sé la molteplicità dei fenomeni e dei processi; l’evento non è semplicemente un fatto storico, ma un salto qualitativo che cambia la storia, un surplus di senso che origina nuovi processi e dinamiche umane e culturali.
Per Gilles Deleuze considera l’evento come un momento fondamentale ed originario del pensiero, non come qualcosa da spiegare o rappresentare, ma come un a forza che scuote il pensiero e lo costringe a prodursi.
L’evento non è un semplice fatto storico, ma una biforcazione rispetto alle leggi della casualità e della storia normativa.
Per Deleuze, il Maggio ’68 non è stato solo un evento storico, ma evento puro, che si è “sganciato dalle casualità” e ha aperto un nuovo campo di possibilità;
La radio non è solo uno strumento passivo che amplifica ma è essa stessa attiva e generatrice di eventi in città.
Radio è pensata ed agita come macchina desiderante (di assemblaggio di contenuti di vita e di aggregazione sociale e generatrici di comunanze singolari )
Moltiplica le differenze e favorisce l’amicalità tra di loro;
Non favorisce fissità identitarie ed i flussi caotici li orienta e li ricompone nel molteplice
Non li orienta verso una meta fissa (comunismo o socialismo) ma avvia i processi soggettivazione e di sottrazione alle logiche capitaliste e patriarcali dominati di produzione e riproduzione, linee di fuga dal senso e dalle vite alienate ma anche favorisce il divenire bambina, donna, animale ecc
Chi è Alice?
La radio, gestita dal collettivo A/traverso, si posizionava al di fuori del sistema, dando voce a chi non aveva voce, usando un linguaggio provocatorio, ironico e visionario per mettere in discussione l’ordine costituito.
Dadaisti, surrealisti, deleuziani-guattariniani, demenziali e libertari sono coloro che sostengono logisticamente ed intellettualmente la Radio, rifiutando ogni forma di censura e controllo. Non solo ricerca della verità, tipica della contro-informazione ma innanzitutto macchina desiderante ed immaginale capace di porsi come interfaccia tra radio-eventi-movimenti e soggettività, ed attraverso anche pratiche simulate di falsi comunicativi di generare verità sconosciute.
E’ una radio acefala, acentrica ed eccentrica autogestita da un collettivo del Dams ma anche di altri studenti – esse di altre facoltà dell’Uni-bo) di cui si occupano o preoccupano di garantirne la logistica tecnica ed economica (autofinanziata nelle feste di primavera e poi delle molte altre feste contro la repressione, in quanto il clima sistemico (statale-comunalw) e di potere di quelli anni era piuttosto intollerante alle sperimentazioni di nuove forme di socialità o esistenza che si andavo diffondendo;
non era una radio semplicemente trasgressiva ma radicale e rivoluzionaria una radio che si animava nella notte fatte di conversazioni, cene, musica, arti, teatro ed altro…che si andavano sperimentando negli spazi propri di comunanza nelle occupazioni di case, facoltà e spazi , dato che i giovani – studenti e studentesse bolognesi vivevano segregati o presso i genitori o come fuori sede nelle camere in affitto in città;
La radio è autogestita dal collettivoA/traverso, si posizionava al di fuori dal sistema dando voce a chi non aveva voce (agli invisibili e non garantiti sociali), usando un linguaggio provocatorio, ironico e visionario per mettere in discussione l’ordine costituito.
La Nave dei Folli e le loro deiliriche narrazioni
A Radio Alice c’era anche una trasmissione discontinua serale nel tempo “la Nave dei Folli”, condotta dallo scrivente (Pino de March) con un piccolo gruppo di ex-pazienti, dismessi dall’Ospedale Psichiatrico “Lolli” di Imola, ed altri ed altre in quelli anni di autogestione e de-istituzionalizzazione se ne andavano aggiungendo sotto la direrzione dell’anti-psichiatra sociale Edelweiss Cotti;
ex-pazienti che convivevano in un piccolo gruppo-appartamento o comunità terapeutica in Via Sant’Isaia 92 a pochi passi dalla sede della Radio; alle sue spalle poi al numero 90, c’era l’ospedale Roncati di Bologna, che ancora faticava a mettere in discussione le sue pratiche segregative, farmacologiche e gli elettroshock;
il nostro flusso narrativo riguardava la vita vissuta prima di essere segregati ma anche poi tra pareti, chiavi e sbarre del manicomio, e tra musica prodotta da una fisarmonica a bocca e canti degli stessi “pazienti,” e di racconti di altre esperienze d’autogestione e di de-istituzionalizzazione manicomiale: Trieste con Basaglia e Cividale del Friuli, ove lo stesso dottor Cotti con un altro illuminato anti-psichiatra Antonucci, liberarono i pazienti tutte le sere in città, come capitava da quelle parti di vedere altri flussi umani quella dei soldati in libera uscita, e posero sulla porta dell’Ospedale uno striscione con su scritto “Centro di Relazioni umane); ed è successo anche che il sindaco di quel paese friulano non grandendo tali sperimentazioni sociali fatte idi assemblee autogestite tra pazienti e cittadinanza e pratiche di liberazione decise una sera di chiamare la celere per far rientrare i pazienti nei reparti.

le narrazioni riguardavano poi un’altra esperienza de-istituzionale manicomiale quella di una comunità post-psichiatrica aperta e creativa negli anni ’40 del secolo scorso nella città di Sant’Alban ( nel massiccio centrale francese) animata da uno psichiatra sociale catalano Tosquelles che con artisti surrealisti e dadaisti, personale paramedico e psichiatri sociali, diventerà non solo una coesa comunità antifascista che aggregava pazienti, personale medico e para-medico, intellettuali ed artisti ed ebrei tutti rifugiti antifascisti fuggiti alle persecuzioni durante la Resistenza francese, ma anche terreno di sperimentazione della futura psichiatria istituzionale o di settore francese del dopo-guerra. Tosquelles è stato un amico, un maestro ed un ispiratore della anti- psichiatria sociale e creativa di E.Cotti.
Tosquelles racconterà poi a E. Cotti che nella sua lunga marcia ed esilio in Francia dopo la caduta della repubblica libertaria antifascista spagnola, porterà con sé poche cose e tre libri che hanno segnato la sua esperienza e formazione: “la psicosi paranoica nei suoi rapporti con la personalità” (indagine che riguarda il delirio ed il suo senso) tesi in psichiatria di Lacan, i manoscritti economici e filosofici di K. Marx, appunti sull’esperienza a fine ottocento di ergo-terapia e gestione illuminata in un ospedale psichiatrico in Germania da parte di uno psichiatra tedesco (Un certo Simon).
E lo scrivente ha conosciuto l’esperienza francese dai racconti fattemi da E. Cotti in quell’estate -autunno al Lolli (Imola) di ricer-azione, e dalle mie ricerche personali su quel esperienza di psichiatria sociale di Tosquelles in Francia ma anche come medico e di medicina e psichiatria territoriale durante la rivoluzione sociale e libertaria spagnola, che poi riportavo in quelle trasmissioni serali. E scherzando e giocando sostenevamo che le nostre gioiose narrazioni si potevano definire come “de-liriche” (o forme liriche e creative di ascolto ed interpretazione del disagio esistenziale e del delirio post-traumatico e post-psichiatrico).
Il nome “Alice” non indicava una persona, ma un’entità collettiva, un movimento di pirati della tecnologia e del linguaggio, dadaisti, demenziali e libertari, deleuziani rifiutavano ogni forma di censura e controllo.
La sua chiusura violenta il 12 marzo 1977, durante una rivolta studentesca seguita all’omicidio di Francesco Lorusso, non fermò la sua leggenda: Alice continuò a trasmettere da altre emittenti (Radio ricerca -aperta, presso il centro studi anarchico Berneri), diventando un simbolo della resistenza comunicativa e della rivolta utopica del Settantasette.
L’influenza del pensiero mao-dadaista nel collettivo A/traverso si basava sulla fusione tra:una teoria politica marxista ispirata alla rivoluzione culturale maoista o cinese, vista come alternativa al comunismo sovietico e tradizionale del PCI, ma soprattutto ad un marxismo sperimentale radicale e sociale “l’operaismo” che non si limitava ad analizzare socio-economicamente le classi sociali nella produzione di fabbrica,ma nella loro complessa composizione tecnica e sociale;
ove le mutazione soggettive (sociali) ed immaginarie( rivoluzionarie, riformiste radicale e ribelliste) dentro la classe da operaio professionale (pre-fordista) ad operaio massa (fordista-taylorista) a operaio-sociale(post-fordista) andavano di pari passo con le mutate composizione tecniche:catena di montaggio, isole, qualità totale determinate attraverso innovazioni di processo e di prodotto e determinate da contrattazioni sindacali e scioperi;
la stessa osservazione viene posta anche nel campo della riproduzione sociale ove le mutazioni dell’immaginario sociale o soggettivo è determinato dalla tecniche o mezzi di comunicazione: prevalentemente analogici e dai caratteri tipografici :giornali, volantini, riviste, manifesti murali, offset, radio ecc;
il collettivo di Alice pone attenzione a come le tecniche contribuiscono a mutare l’immaginazione ma anche le azioni sociali, a differenza di molti collettivi e gruppi-soggetto che possendo ancora un approccio umanista consideravano le tecnologie come mezzi di manipolazione e controllo.
in questa fase (1975-1977) non abbiamo solo la radio o la tecnologia radiofonica, ma anche il telefono nelle case, le cabine telefoniche nelle strade(che permettono azioni dirette o di base o interattive sociali con la Radio ), ma anche l’offset (composizione innovativa tecnologica) che permette ai piccoli gruppi in movimento di non dipendere più dai ‘partiti parlamentari o extraparlamentari, e le assemblee di facoltà, universitaria, operaie, sociali, studentesche e cittadine comuni (aula 3 di lettere o in qualche cinema di quartiere) che garantivano assieme alla radio socializzazione, assemblaggio e condivisioni delle decisione di lotta comune;
l’offset e la Radio supportavano le mutate composizioni politiche e sociali dopo lo scioglimento dei gruppi extra-parlamentari in un unico movimento , ove l’uno ed molteplice interagiscono in modo creativo e politico:
centri del proletariato giovani, collettivi femministi, indiani metropolitani, frocialisti (gay), lesbiche, collettivi studenteschi ed universitari, collettivi operai e sociali, collettivi autogestiti nelle istituzioni totali (carceri, manicomi ecc.
L’offset da un punto di vista tecnico permette all’immagine di venire trasferita da una lastra ad un cilindro gommato, processo indiretto di stampa che utilizza la repulsione tra acqua ed inchiostro grasso.
A/traverso veniva stampata alla Manolito di via Mascarella ma poi dopo i fatti di marzo alla Calusca di Milano (tramite il sostegno di Primo Moroni)
I Fogli di movimento si moltiplicano: A/traverso, Zut, Wow limoni a canne mozze, caccolone, 11 marzo ecc. )e la Radio alice intercettava ed alimentava l’immaginario attraverso forme d’azione e comunicazione avanguardiste o di espressione autonome tratte dal dadaismo, surrealismo e situazionismo.
Il collettivo riteneva che il capitalismo controllasse non solo l’economia, ma soprattutto la percezione della realtà attraverso il linguaggio e le tecnologie comunicative di massa (One to many – Uno a molti) senza alcuna interazione di base se non limitata alle lettere al direttore): Tv, Radio, giornali e Stampa dominante)-
Di conseguenza, la rivoluzione doveva passare attraverso la rottura del linguaggio imposto dal sistema, considerato strumento di dominio, ma anche ad un forma diretta e di base (Many to many, da molti a molti)
La pratica mao-dadaista e delle emergenti diffuse autonomie situazionali e composizionali socio- tecniche (radio e fogli) , surreali -immaginali sociali si determinava anche attraverso:
détournement: il riutilizzo ironico e sovversivo di riferimenti culturali e letterari.
sperimentazione linguistica: uso di nonsense, giochi di parole, suoni vocali, silenzi e risate per superare la “logocrazia” capitalistica.
comunicazione come atto rivoluzionario: non si trattava di trasmettere un messaggio politico, ma di fare della comunicazione stessa un atto di ribellione.
Questo approccio si rifletteva in Radio Alice, dove trasmissioni caotiche, telefonate dal vivo e interruzioni deliberate sfidavano l’ordine comunicativo tradizionale, costruendo uno spazio collettivo di desiderio, immaginazione e autonomia.
Il dadaismo influenzò profondamente la pratica comunicativa del collettivo A/traverso attraverso la decostruzione del linguaggio tradizionale, ereditando dal movimento dadaista del primo Novecento l’idea che l’arte e la comunicazione debbano scardinare le convenzioni borghesi.
Il collettivo adottò tecniche come poesia onomatopeica, suoni, silenzi, nonsense e collage verbale, simili alle performance del Cabaret Voltaire di Zurigo, per rompere con la logica del linguaggio dominante.
Il telefono, usato in diretta, diventava uno strumento di comunicazione simultanea e caotica, dove voci, rumori e parole si mescolavano in un flusso rizomatico, annullando la gerarchia tra emittente e ascoltatore.
La radio rifiutava palinsesti fissi e messaggi lineari, preferendo un flusso creativo indistinto che mescolava yoga, musica, narrazioni “de-liriche” (in quanto il delirio manifesta nuovi sensi culturali, di vita e sociali) di ex pazienti psichiatrici, racconti personali, di genere, sociali e analisi politiche, ispirandosi al ready-made (oggetti o testi comuni presentati come opere d’arte)
Détournement situazionale , opera di straniamento sviluppato negli anni ’50 dall’Internazionale situazionista, teorizzato dai suoi iniziatori – visionari Guy Debord e Gil J. Wolman (1957) ; in francese significa “deviazione” o “dirottamento”, indica la riappropriazione e riconversione di elementi culturali già esistenti (immagini,testi, pubblicità. opere d’arte ecc) in nuovo contesto (de-contestualizzare) per produrre significati opposti o critici )
Détournement situazionale mira a sovvertire le regole della cultura e della società borghese e capitalista-
Sono azioni che rompono il l’alienazione ed il conformismo, creando situazioni di rottura (détournement) per riprendersi la “vita autentica delle relazioni” ;
Détournement situazionale è il contrario della “recuperazione , un processo in cui idee, musica, immagini vengono assorbite e riusate dal sistema di dominio (greenwashing, gentrification urbane, testi alternativi a Sanremo ecc)
Détournement situazionale è uno strumento di critica sociale e politica, utilizza il linguaggio del potere per smascherarlo, trasformando l’uso della cultura in azione critica e rivoluzionaria.
L’obiettivo era trasformare la comunicazione in un atto poetico e rivoluzionario, in cui il linguaggio stesso fosse strumento di liberazione, capace di rivelare “il linguaggio della vita vera
Il collettivo A/traverso impiegava diverse tecniche dadaiste nel linguaggio, finalizzate a distruggere la logica del discorso capitalistico (l’ordine del discorso- M. Foucault) e a liberare il desiderio attraverso sottrazione, progettazione e relazioni rizomatiche (Deleuze e Guattari) :
Détournement: riutilizzo ironico e sovversivo di riferimenti culturali, letterari o mediatici per svuotarli del significato originale e ribaltarne il senso.
Nonsense e linguaggio onirico: uso di dialoghi assurdi, giochi di parole, suoni vocali e silenzi per sfidare la razionalità del linguaggio dominante.
Polifonia e accenti locali: rifiuto della lingua standard (es. italiano neutro della RAI) a favore di dialetti e voci autentiche, come il bolognese, per rompere l’univocità del messaggio.
Ridondanza e destrutturazione del significato: ripetizione ossessiva di parole fino alla perdita di senso, stammering (balbuzie, interruzione di flusso di parole ecc) interruzioni e risate in diretta per mettere in crisi la funzione referenziale del linguaggio.
Comunicazione non linguistica: impiego di urla, risate, gemiti, musica, rumori e “aria morta” come forme legittime di espressione, anticipando una visione della voce come corpo sonoro autonomo dal significato.
Creazione di falsi comunicati: produzione di notizie false (es. falsi articoli del Resto del Carlino) per rivelare verità nascoste e innescare reazioni reali, secondo la formula “informazioni false producono eventi veri”.
Queste tecniche trasformavano la radio in uno spazio di delirio comunicativo, dove il linguaggio non serviva a informare, ma a costruire una comunità desiderante e ribelle.
Come il détournement si applicava alla Radio e ad A/traverso?
Il détournement si applicava alla Radio e ad A/traverso attraverso la riappropriazione e sovversione di linguaggi istituzionali, politici e pubblicitari, trasformandoli in strumenti di critica e ribellione.
Falsificazione di comunicati ufficiali: il collettivo creava falsi manifesti della Prefettura o di Confindustria, attribuendo loro dichiarazioni estreme (es. “è giusto prendere gratuitamente nei negozi”) per rivelare la “verità oscena” del potere nascosta dietro un linguaggio diplomatico.
Simulazione di informazioni: un membro chiamava il capo della polizia fingendosi un giornalista, spingendolo ad ammettere pubblicamente l’intenzione di reprimere “i giovani dalle piazze”, costringendo il potere a dire ciò che normalmente dissimulava.
Riutilizzo ironico di riferimenti culturali: citazioni letterarie, filosofiche o mediatiche venivano strappate dal loro contesto e reinserite in un flusso caotico, svuotandole del senso originale e caricandole di nuova carica sovversiva.
Critica al linguaggio strumentale: il détournement mirava a smascherare il linguaggio della politica e della pubblicità come strumento di controllo, sostituendolo con un’espressione libera, collettiva e desiderante.
Queste pratiche non cercavano di informare in modo oggettivo, ma di distruggere la credibilità del discorso dominante e aprire spazi di verità attraverso la menzogna strategica
Quali istituzioni sono state simulate dai parlanti della Radio?
Le istituzioni simulate da Radio Alice attraverso telefonate e falsi comunicati includevano:
Palazzo Chigi, sede del governo, dove Franco “Bifo” Berardi chiamò fingendosi Umberto Agnelli, presidente della Fiat, riuscendo a parlare con il presidente del Consiglio Giulio Andreotti.
Prefettura di Bologna e Confindustria, cui furono attribuite dichiarazioni estreme (es. “è giusto prendere gratuitamente nei negozi”) per rivelare la repressione nascosta dietro il linguaggio istituzionale.
Queste simulazioni erano forme di détournement politico, volte a esporre le verità occulte del potere attraverso la menzogna strategica
Storia di A/traverso
A/traverso è una rivista underground fondata a Bolognanel 1975;
La rivista nacque per iniziativa di un collettivo omonimo sviluppatosi all’interno dell’ambiente universitario bolognese; molti dei membri del collettivo facevano parte del nucleo redazionale di Radio Alice. Il collettivo si autodefiniva “mao-dadaista”.
La rivista, in formato tabloid, uscì inizialmente con la tiratura di mille copie; ebbe periodicità irregolare fino al numero 14 dell’estate 1981. Nel 1976 la redazione della rivista realizzò anche un libro che esponeva il manifesto programmatico del gruppo: Alice è il diavolo. Sulla strada di Majakovskij: testi per una pratica di comunicazione sovversiva.
Il logo della rivista fu realizzato nel 1975 da Claudio Cappi, mettendo insieme lettere strappate alle principali testate giornalistiche della sinistra dell’epoca (l’Unità, il Manifesto, Lotta continua, Rosso;.
Specificità critica e creativa di A/traverso
La testata fu un’esperienza creativa, in cui i contenuti politici venivano rielaborati in un linguaggio da avanguardia artistica.
Al centro degli interessi della rivista c’era una riflessione critica sull’uso dei mezzi di comunicazione e sull’elaborazione di un linguaggio rivoluzionario capace di interrompere ed invertire il flusso comunicativo tradizionale; (invertire la circolazione del senso) in questo senso la rivista si discostava dai fogli di controinformazione diffusi in quel periodo.
Il tentativo di elaborare una “nuova comunicazione” passava anche attraverso l’impostazione grafica della rivista, ottenuta con un cut-up (taglia ed incolla)di ritagli di giornale, vignette, slogan scritti a mano e articoli battuti a macchina e stampati in modo caotico.
Il gruppo redazionale diede vita ad una serie di azioni urbane che si inserivano all’interno del clima culturale e politico del periodo e che rappresentavano una continuazione delle riflessioni teoriche affrontate dalla rivista: il sabotaggio dei semafori, blocco con piombo fuso dei lucchetti dei negozi del centro storico, dopo che i proprietari medesimi avevano attaccato attraverso il Resto del Carlino il movimento come sporch-yppies, autoriduzioni con occupazioni di teatri, sale cinematografiche, osterie e trattorie, sottrazione dii gettoni telefonici, distribuzione di falsi biglietti del treno e dell’autobus.
Le pratiche non-violente attive e significative si basavano su presupposto etico-sociale di attacco alle strutture di dominio ( sabotaggio) e non al personale o al corpo-tecno-burocratico dominante (gambizzazione o d’altro ai funzionari di potere), ben sottolineato in un’assemblea generale da Maurizio Torrealta che ad esso accompagnava un’altro moto rivoluzionario: l’assemblea di movimento non esprime mozioni ma e/mozioni.
“Bologna è stata un laboratorio all’aperto, dove le idee e le opinioni circolavano a grande velocità, con letture frettolose o echi del sentito dire, e subito superate da altre. Poi è finita: è iniziata l’era di una nuova dogmatica economica, con una domesticazione ancora più faticosa dell’animale umano”.Gianni Celati, prefazione al libro “Alice disambientata”.
“Sono entrato in radio quando sono entrato in contatto con me stesso”, dice uno dei protagonisti di Radio Alice durante il film documentario “Alice è in paradiso” diGuido Chiesa.
Spiegare cosa è stata Radio Alice (e quindi Bologna) senza averla vissuta risulta complesso, si crea subito una distinzione tra chi c’era e chi no, chi quell’epoca non l’ha vissuta.
Una distinzione che si è seduta fianco a fianco tra le poltrone del Cinema Europa di Bologna, dove è avvenuto l’incontro.
A quarant’anni dalla nascita della storica emittente, il Kinodromo di Bologna ha voluto far parlare chi questa radio la creò, proiettando il documentario di Guido Chiesa e incontrando alcuni fondatori della radio.
ùIl nome “Alice” non indicava una persona, ma un’entità collettiva, un movimento di pirati della tecnologia e del linguaggio, ispirandosi per questo anche ai cubo-futuristi russi- e trans-mentalisti , una delle correnti più significative dell’avanguardia artistica e poetica russa, con una forte propria identità e differenza nonostante l’influenza del futurismo italiano di Marinetti.
Zaum Radio come estensione tecnologica della parola poetica (David Burliuk e Vladimir Majakovskij
Evoluzione artistica e culturale dei cubo-futuristi e trans-mentalisti russi che hanno contribuito ad ampliare le forme creative e trasformative linguistiche sociali di Radio Alice.
In questo periodo in Russia fervevano molti sperimentalismi letterari, specie intorno al poeta Clebnikov, straordinariamente dotato nel valorizzare le possibilità espressive del linguaggio al di là del significato più ovvio, giocando sui vari echi presenti simultaneamente nelle parole, sulla traccia delle assonanze, con creazione di neologismi, linguaggio infantile asemantico; tuttavia la loro ricerca del nuovo non era proiettata modernismo tecnologico.
Il nome di “futurismo” fu adottato per la prima volta in Russia da artisti di Pietroburgo,i cosiddetti “ego-futuristi”, che pur frequentando ecletticamente certi temi marinettiani, in realtà esaltavano l’individualismo come filosofia di futuro.
Su tutt’altra sponda si collocavano gli artisti di Gileja – Hylea ( nome collettivo dei cubo-futuristi e transmentalisti ), che si fregiarono del titolo di futuristi a partire dal 1913, scontrarono e separandosi dagli ego-futuristi con feroci polemiche, tra il 1912 ed il 1914; si sviluppò principalmente a Mosca e Pietroburgo, ove emergevano tra loro due figure significative: David Burliuk e Vladimir Majakovskij
Hylea, nome ispirato all’antica Scizia (Hylea), che richiama un territorio boscoso, una steppa selvaggia e simboleggiava un rinnovamento artistico letterario, che aspira ad un primitivismo sovversivo in opposizione allo sviluppo tecnologico e alla modernità occidentale, in linea con le richiamate radici preistoriche slave, come il cubismo si richiamava alle primitive maschere africane;
Il gruppo fondato dai pittori David e Nikolaj Burljuk, nata nella loro tenuta vicino a Cherson in Crimea ove si rifugiavano spesso questi artisti -futuristi-collettivi, a cui s’aggiunsero altre figure importanti quali: Vladimir Majakovskij, Velimir Chebnikov, Natalia Gonhtcharova;
nel dicembre del 1912 si manifestarono con un noto manifesto “Schiaffo al gusto pubblico”, come atto di provocazione contro l’Accademia e Puskin: “Gettare Puskin, Dostoevskij, Tolstoj dal battello della modernità;
Hylea si distinse per una ricerca linguistica estrema, con uso di neologismi, parole prive di senso, assenza di punteggiatura, accenti volutamente errata.
I futuristi moscoviti sentivano moltissimo la collettività ed il movimento organizzato. Nel 1913 la stampa parlò molto di loro, che si esibivano in eventi accuratamente preparati per le strade di Mosca, dove con vestiti sgargianti e facce dipinte scandalizzavano i borghesi declamavano i loro versi in mezzo ai passanti.
Majakovskij nel 1913 attaccò Marinetti in occasione di una sua visita a Mosca, sostenendo l’indipendenza del futurismo russo da quello italiano, e respingendo il suo tentativo di assimilare il futurismo russo a quello italiano, essendosi aperta una frattura tra i futuristi russi sul pro e contro sulle idee e sulle teorie del futurismo italiano; c’era chi, come Chovin, considerava Marinetti più genuino e ribelle, e chi come Krucenic, lo considerava puerile e persino sorpassato.
Majakovskij sostenne il parallelismo tra il futurismo italiano e quello russo sull’aspetto cosmopolita per poi polemizzare aspramente col programma politico di Marinetti, su modernismo e bellicismo.
A Marinetti non riuscì di includere i russi in un fronte futurista unitario. Per i futuristi russi o trans-mentalisti la parola in quanto tale non si esaurisce nei significati della comunicazione esplicita ; se l’arte si limita a trucchi verbali semplicemente esteriori, adottati per piegare il nostro linguaggio ai nostri fini,non ne rivela la potenza trasformatrice della realtà.
Inseguire la parola è un’avventura imprevedibile, un viaggio tra coscienza ed inconscio; non si può ridurre la poesia ad un’officina di montaggio e smontaggio di enunciati, sia pure trasgressivi, secondo un prontuario di accorgimenti tecnici.
La lingua esprime al di là di quanto noi vogliamo farle esprimere. Bisogna ascoltare le parole, i suoni, contemplare i segni, perché possiamo creare linguaggio, dandoci una comprensione della realtà; le parole sprigionano echi, chiamano nuove parole. Le possibilità espressive e simboliche di un singolo suono, anche di una singola lettera, di per sé apparentemente insignificante, si rivelano enormi, solo che se ne coltivi la consapevolezza.
A differenza dell’esaltazione prettamente fredda e meccanica dei futuristi italiani, David Burliuk parlava di Radio-Epoch (Epoca Radio) che seguiva quella elettrica (soviet – Consigli proletari- ed elettrificazione); E questa nuova epoca-radio sarà una combinazione e sintesi di tra suono,poesia e tecnologia;
Il termine trans-mentale (in russo “Zaum)” si riferisce ad un fenomeno linguistico o poetico centrale nel futurismo russo, che indica qualcosa che va oltre la mente, al di là del razionale, un linguaggio insensato e incomprensibile al di là dei canoni convenzionali.
Aleksej Kruchenykh, uno dei fondatori del movimento, è considerato il teorico del trans-mentale.
La parola Zaum è formata dal prefisso za (in russo oltre) e dal sostantivo um (in russo la mente) per cui è stata tradotta come transmentale.
Una delle prime espressioni trans-mentali appare nel manoscritto “Pomada” (1913), con parole come “dyr bul scyl” che non hanno significato tradizionale ma sono strumenti per raggiungere una lirica assoluta (come una forma di rito magico); non è solo un esperimento linguistico, ma una filosofia artistica :la parola in quanto tale non deve esprimere solo contenuti razionali, ma essere un mezzo per trasformare la realtà; questo approccio è in contrasto con il futurismo italiano, più focalizzato sulla tecnologia e la velocità.
Per Velimir Khlebnikov sviluppò un progetto la “lingua stellata”, una lingua universale destinata a sostituire tutte le lingue esistenti, ispirata al linguaggio degli uccelli, degli dei, e al mondo mitico dell’Asia turanica (Turya);
I turanici erano considerati un popolo di guerrieri nomadi e nemico degli Arii, quest’ultimi per Tacito una tribù ferocia che combatteva di notte con scudi neri, incutendo terrore con aspetti a “fantasmi neri” ;
il trans-mentale diventa un ponte tra passato,presente e futuro (non semplicemente anti-passatista come i futuristi italiani). Un’utopia linguistica e spirituale.
La Radio Epoch non doveva solo trasmettere informazioni ma il suono e la poesia a tutte le Russie e con esso : “il fischio del vento” e “la voce del mare”, rendendo l’arte popolare ed accessibile a tutti, cancellando la vecchia cultura elitaria,tradizionale ed accademica (passatismo come rifiuto di cultura elitaria per ricreare una nuova cultura popolare slava e osmopolita.
Un’altra distinzione di fondo tra futuristi italiani e cubo-futuristi e sul rifiuto della guerra di quest’ultimi.
I futuristi italiani guidati da Tommaso Marinetti, glorificavano la guerra come “igiene del mondo”, la vedevano come atto di purificazione e rivoluzione, necessaria per distruggere il passato e costruire un futuro moderno e dinamico, come una distruzione necessaria che avrebbe preparato la strada per una nuova arte in una società post-bellica.
Il loro interventismo bellico era radicato in un’ideologia borghese, nazionalista, con una visione estetizzante e festosa della guerra (sintesi futurista della guerra)
I futuristi russi, guidati da V. Majakovskij, inizialmente condividevano un atteggiamento anti-passatista ma divergente dai futuristi italiani, e si distinsero per una condanna della guerra ed una visione rivoluzionaria proletaria ed anti-bellicista. Majakovskij ne riconobbe immediatamente l’orrore e la disumanità, definendola “contraria alla solidarietà umana”. Il loro movimento era profondamente radicato in una visione collettivista e proletaria, e la rivoluzione fu vista come una festa liberatoria e per porre fine alla guerra ed affermare la giustizia sociale.
L’antibellicismo radicale dei cubo-futuristi o trans-mentalisti è chiarito in questa empatica e sofferta poesia di Majakovskij
«Edizione della sera! Della sera! Della sera!Italia! Germania! Austria!»E sulla piazza, lugubremente listata di nero,si effuse un rigagnolo di sangue purpureo!Un caffè infranse il proprio muso a sangue,imporporato da un grido ferino:«Il veleno del sangue nei giuochi del Reno!I tuoni degli obici sul marmo di Roma!»Dal cielo lacerato contro gli aculei delle baionettegocciolavano lacrime di stelle come farina in uno staccio,e la pietà, schiacciata dalle suole, strillava:«Ah, lasciatemi, lasciatemi, lasciatemi!»I generali di bronzo sullo zoccolo a faccettesupplicavano: «Sferrateci, e noi andremo!»Scalpitavano i baci della cavalleria che prendeva commiato,e i fanti desideravano la vittoria-assassina.Alla città accatastata giunse mostruosa nel sognola voce di basso del cannone sghignazzante,mentre da occidente cadeva rossa nevein brandelli succosi di carne umana.La piazza si gonfiava, una compagnia dopo l’altra,sulla sua fronte stizzita si gonfiavano le vene.«Aspettate, noi asciugheremo le sciabolesulla seta delle cocottes nei viali di Vienna!»Gli strilloni si sgolavano: «Edizione della sera!Italia! Germania! Austria!»E dalla notte, lugubremente listata di nero,scorreva, scorreva un rigagnolo di sangue purpureo.
Vladimir Majakovskij in una delle sue poesie la “la guerra è dichiarata” scritta nel 1914, proprio all’inizio della prima guerra mondiale presente nella sua raccolta “Semplice come un muggito” del 1916, a differenza di diversi intellettuali europei che accolsero con entusiasmo la guerra, prima fra tutti i futuristi europei che accolsero con entusiasmo la guerre e la esaltarono “come igiene del mondo” , ma anche in altri paesi interventisti europei con le “feste di maggio”.
Per Majakovskij, la guerra non è altro che sangue, distruzione e morte.
Egli sente risuonare nelle strade gli annunci della dichiarazione di guerra ed assiste all’euforia della gente nei caffè e dei soldati che raggiungono la piazza pronti a combattere.
A questo entusiasmo bellico vengono contrapposte le immagini che esprimono la condanna del poeta russo, per tale evento, infatti egli già vede la piazza di Mosca percorsa da rigagnoli di sangue, dal cielo piovere lacrime di sangue e dal fronte nevicare brandelli di carne umana. La posizione del poeta è pacifista ed umanitaria, quindi alla quale corrisponde una posizione anche sul piano artistico;
l’artista secondo il poeta Majakovskij è assertore di nuove tendenze e concezioni, di un nuovo modo di fare poesia, che contemporaneamente efficace dal punto di vista politico e creativo e dal punto di vista linguistico.
Le innovazioni le troviamo nel linguaggio, essenziale, arricchito di espressioni popolari;
l’opera d’arte come specchio della nuova realtà e società in costruzione (costruttivismo sociale) come mandato sociale per scuotere le coscienze e smuovere gli animi in determinati momenti storici.
Nella guerra il poeta non vede nulla di eroico ma solo furore, un entusiasmo brutale che colora la neve col sangue e con i brandelli di carne umana.
Emblematica è l’immagine del cannone che in quel folle delirio sembra sghignazzare come un mostro terrificante sorprendendo di notte la città mentre dorme.
Chi ha ucciso Majakovskij
Franco “Bifo” Berardi nel suo libro Chi ha ucciso Majakovskij? (1977) non intende fornire una risposta storica o investigativa sul suicidio del poeta russo, ma utilizza il titolo come metafora per analizzare la morte della poesia, della rivoluzione e della creatività nel contesto della modernità e dell’ipermodernità. Il testo, scritto nel clima del movimento del 1977 a Bologna, è un romanzo filosofico che esplora come le forze della burocratizzazione, della tecnologia e della società di massa abbiano “ucciso” l’immaginazione e la libertà creativa, simboleggiata da Majakovskij.
Berardi lega il suicidio di Majakovskij a un processo più ampio: la disillusione della rivoluzione, l’abbandono della poesia come strumento di trasformazione sociale, e la perdita di senso nell’arte in un mondo dominato dal consumo e dalla comunicazione impersonale. Il poeta non viene ucciso da una persona, ma da un sistema che non sa più ascoltare la voce del genio. Il libro è diventato un simbolo del movimento studentesco e autonomo bolognese, in cui Berardi fu figura di spicco, e ha influenzato riflessioni successive sul rapporto tra cultura, tecnologia e potere.
ALICE E LE SUE MOLTEPLICI ISPIRAZIONI ARTISTICHE, CULTURALI E POLITICHE
Generazione “boom” post-bellica ed anti-militarista che incarnava il desiderio di pace, giustizia ed uguaglianza delle loro madri e padri, nonni e nonne che erano stati attiviste nella Resistenza ed attraversato miseria, dolore e guerre fasciste naziste che avevano ridotte in macerie le città e e loro vite.
Alice è non solo antibellicista e antimilitarista ma anche anti-miltiarista nelle sue prassi di lotta non condividendo la critica delle armi “lotta armata” per abbattere il “sistema” ma privilegiando le armi della critica: trasformazione del linguaggio, della vita e della società;
le lotte di strada e a viso aperto, forme di auto-organizzazione di base rizomatiche e rivoluzioni molecolari (sottrarre e liberare spazi, tempi e redditi) contro le molarità politiche, economiche e sociali, non tanto per conquistare il potere o prendere il potere ma sottrazione di spazi, tempi e redditi per estendere le possibilità di vita per tutti e tutte (empowerment d’ispirazione femminista).
la filosofa Kristeva sosteneva che non solo le pratiche sociali o l’attivismo politico ma anche le pratiche linguistiche e l’impegno sociale ed intellettuale possono cambiare vita e società.
Vi voglio ora raccontare un inedito incontro con uno dei vari intellettuali europei che in quelli anni non solo passavano per Bologna, ma erano anche molto attenzionati alle inedite pratiche auto-oganizzative e comunicative situazionali e diffuse nel movimento bolognese.
Eravamo alla fine degli anni ’80 ed ancora la città era un fiorire di piccoli gruppi ed assemblee, ed in particolare l’aula tre di lettere e filosofia di via Zamboni restava il momento di confronto-scontro ed intermediazione tra le molteplici (tribù, talpe) o piccoli gruppi sopravvissute alla repressione violenta e militare del marzo ’77; e mentre stavo assorto ad ascoltare i vari interventi che si susseguivano, un compagno mi si avvicinò e mi disse che c’era un intellettuale francese che voleva conoscere la passata esperienza della Radio ma soprattutto l’immaginario e le esperienze comunicative assembleari dei vari ambiti di movimento; e mi si presentò un signore francese dal nome altisonate cioè Roland Barthes. E mi chiese se potevo accompagnarlo nelle varie facoltà e spazi occupati del movimento. Roland era molto silenzioso ma da semiologo attento ai segni o suoni,voci, scritte murali, murales ecc e in particolare l’agire comunicativo diretto e osceno radiofonico du Radio Alice (già spenta da alcuni anni), le parole che circolavano sia nelle vivaci assemblee che negli altrettanti cortei serali; e dopo alcuni giorni e sere trascorse con lui, gli chiesi il perchè di tanto interesse per il movimento bolognese, rispetto ad altre città in rivolta, e lui mi rispose che non gli era sorpreso che in città ci fosse un facoltà di comunicazione (Dams) e sopratutto moltplici forme di comunicazione in forma sonoro, visiva e linguistica nella varietà dei fogli, in quanto la città nel lontano medioevo c’era la più importante cattedra di retorica; l’ars dictandi o tecnica retorica bolognese non studiava la retorica in modo astratto, ma la applicava per organizzare il linguaggio politico e giuridico dei comuni medievali, ma anche come capacità di argomentare ( o nell’arte della persuasione) nei dibattiti pubblici come nelle negoziazioni.
Radio Alice s’ispira alle avanguardie artistiche poetiche del ‘900 che hanno attraversato le guerre più sanguinose del XX sec. ed hanno risposto ad esse con un’arte pacifica non pacificata dirompente, critica e spesso distruttiva, mirata a sovvertire i valori tradizionali che hanno alimentato quell’autoritarismo, nazionalismo, militarismo ed eroismo necrofilo e riposto una nuova visione del mondo.
Le avanguardie del ‘900 hanno immaginato che fosse necessario distruggere il passato, rifiutare la bellezza tradizionale e creare un’arte che sconvolgesse, provocasse e rispondesse alla disperazione ed incertezza del tempo, cercando nuove forme di vita ed umanità.
Tristan Tzara e Hugo Bell fondatori del Cabaret Voltaire a Zurigo, rifugio di intellettuali antimilitaristi, usarono la performance, la poesia e manifesti per denunciare la follia della guerra e l’irrazionale nazionalismo.
Il dadaismo berlinese, in particolare, fu la corrente più politicizzata, con manifestazioni esplicite anti-belliciste, come il manichino in abiti militari con la testa di maiale intitolato “l’arcangelo prussiano”, come derisione verso l’élite militarista prussiana.
Movimenti collettivi di sfida verso la società e contro la mercificazione dell’arte come della vita nelle fabbriche.
In particolare il Dadaismo, il surrealismo e la variante cubo-futurista del futurismo russo (Vladimir Majakovskij) nati in risposta alla follia della guerra, questi movimenti abbracciavano l’assurdo, l’irrazionale, il sogno e l’inconscio come antidoto a quella catastrofe europea delle due grandi guerre nazionaliste e nazi-fasciste.
Il Dadaismo con la sua dissacrazione dell’arte e della cultura s’opponeva al razionalismo e al militarismo che avevano portato alla guerra.
Il surrealismo cercava di esplorare la mente attraverso sogni, automatismi e simboli, influenzati dalla psicoanalisi di Freud.
Il dadaismo e il surrealismo, nati come risposte alla follia della Prima Guerra Mondiale, si sono contraddistinti per un’opposizione radicale alla guerra e alla cultura borghese che la alimentava.
TRA I DADISTI ED I SURTREALISTI
Hugo Ball, fondatore del Cabaret Voltaire a Zurigo, incarnò in Tenderenda, il Sognatore un’opera di denuncia spirituale e anarchica, dove la scrittura si apre a squarci poetici e il linguaggio diventa strumento di rivolta contro la logica dei governanti. Il suo intento era di rompere le tradizioni per costruire una nuova società, considerando l’arte come antidoto alla follia tecnocratica dei guerrafondai.
Tristan Tzara, teorico del dadaismo, affermò che Dada non è follia, né saggezza, né ironia, ma un atteggiamento di fronte alla storia, una protesta contro il sacralizzato assurdo della cultura occidentale. Il suo manifesto Manifeste de Monsieur Antipyrine (1924) ribadisce il rifiuto totale di ogni valore consolidato, compresi quelli artistici e morali.
Marcel Duchamp, con i suoi ready-made, come Fontana (l’orinatoio) e L.H.O.O.Q. (la Gioconda con i baffi), scardinò i canoni dell’arte tradizionale, demistificando simboli culturali e rendendo evidente la loro banalità. L’opera L.H.O.O.Q., sillabata in francese, suona Elle a chaud au cul (“Lei ha caldo al culo”), un’ironia provocatoria contro la venerazione della cultura.
André Breton, fondatore del surrealismo, propose una rivoluzione dello spirito basata sulla psicanalisi freudiana, cercando di trasformare la realtà attraverso il sogno e la magia. Nella sua opera L’arte magica (1957), definì il surrealismo come riscoperta della magia in una modernità disincantata. I surrealisti, come Giorgio de Chirico, René Magritte, Leonora Carrington e Max Ernst, usarono simboli irrazionali e immagini oniriche per sfuggire alla logica della guerra e promuovere una nuova coscienza.
Questi movimenti non si limitarono a criticare la guerra, ma progettarono una trasformazione radicale della società, vedendo nella creatività e nell’irrazionale l’unica via per uscire dalla follia collettiva.
Guillaume Apollinaire fu una figura centrale nelle avanguardie artistiche e poetiche del primo Novecento, agendo da ponte tra tradizione e innovazione. Il suo percorso inizia nel solco del simbolismo, ma si evolve rapidamente verso l’innovazione, influenzato dal cubismo e dal futurismo, con cui condivide l’idea di rottura con il passato. Fondò la rivista Les soirées de Paris e fu tra i primi a riconoscere il valore di artisti come Pablo Picasso e Henri Rousseau, promuovendo le nuove tendenze artistiche.
La sua poetica si distingue per un sperimentalismo provocatorio e una ricerca di libertà assoluta. Nella raccolta Alcools (1913), la sequenza temporale si dissolve, creando situazioni surreali e oniriche, dove la musicalità maschera tematiche malinconiche e di nostalgia. L’esperienza della Prima Guerra Mondiale, in cui si arruolò volontario e fu ferito alla testa nel 1916, segna un punto di svolta. La guerra diventa fonte di ispirazione per Calligrammes (1918), un’opera in cui la poesia si fonde con l’immagine: i calligrammi, componimenti in cui la disposizione delle parole forma figure visive, rappresentano un’evoluzione estrema del linguaggio poetico, anticipando l’arte cinetica e il surrealismo.
Apollinaire abolì la punteggiatura, adottò il verso libero e utilizzò l’associazione di immagini e il gioco tra continuo e discontinuo per esprimere il disordine dell’animo umano e la molteplicità della realtà.
Il suo lavoro rappresenta un tentativo di ristabilire l’armonia in un mondo in frantumi, unendo tradizione (riferimenti a Mallarmé, al simbolismo, ai carmi figurati medievali) con una visione moderna, dinamica e globale della parola scritta. Morì nel 1918, a soli 38 anni, vittima della febbre spagnola, lasciando un’eredità fondamentale per le correnti artistiche e letterarie del Novecento.
In quelli anni altre riflessioni intellettuali e critiche emergevano sulla possibilità di de-codificare la manipolazione dei media di massa
Umberto Eco pochi anni prima aveva teorizzato in “Guerriglia semiologica” una forma di resistenza critica ed intellettuale contro la manipolazione dei media di massa, che si può estendere anche oggi ai new media con le loro fake news, post-verità, eccesso informativo
“Guerriglia semiologica”che riguardava la possibilità di scatenare una ribellione diffusa e pacifica, ….da parte delle soggettività emergenti e generazionali invisibili e non garantiti.
Il pubblico per Umberto Eco dovrebbe sviluppare una consapevolezza semiotica per interpretare, distorcere e ribaltare i messaggi ricevuti cercando di controllare le fonti.
Per un Umberto Eco non esiste una “verità pura” di un’informazione, ma una serie possibile di significati da ritrovare.
La battaglia per l’informazione non si fa là dove parte il messaggio ma ove arriva. “Non bisogna occupare la televisione, mettere una sedia davanti alla televisione”, trasformando il pubblico da destinatario in attore critico e creativo.
Altri esempi di sperimentazione critica ai media di massa erano in corso in Europa :G47 in Germania invitava la nuova intellettualità di massa a attivare a-centriche forme di contro-cultura e di democratizzazione della medesima.
Mc Luhan -ci attenziona con le sue brillanti sintesi -concettuali come “il mezzo è il messaggio” , vale a dire che chi detiene il mezzo (mezzi di produzione economica, finanziaria e mediatica) mette in atto un processo di “verità “o” di falsificazione” autoritario o autocratico della comunicazione;
Del resto lo stesso GRAMSCI invitava le classi subalterne od operaie e contadine del suo tempo a studiare perché bisogno di tutta l’intelligenza diffusa nella società per creare una società umanista, ugualitaria e libera (comunista umanista)
Don Milani stesso affermerà nella lettera ad una Professoressa (una nuova pedagogia anti-autoritaria) ed in altre sui interventi (invitava i cappellani militari a disobbedire -obbedire non più una virtù–
ALLUSIONI SATIRICHE O GIOCHI DI PAROLE O NON SENSE CHE DIVENTANO ANCHE FANTASTICHE E PROFONDE …O CHE PORTANO ALLA SUPERFICIE DEL LINGUAGGIO LE DIMENSIONI INCONSCE
Radio Alice è una radio che condivide con Alice nel paese delle meraviglie (o attraverso specchio in seconda edizione) quell’immaginazione bambina quel non-sense umoristico e paradossale della protagonista del romanzo di Lewis Caroll.
C’è poi un forte legame filosofico ed immaginale con il romanzo fantastico di Lewis Caroll, Alice nel paese delle meraviglie (immagini di carta da gioco francesi )nel 1865 ed poi la sua continuazione Alice attraverso lo specchio negli anni successivi (immagini degli scacchi).
Lewis Caroll reverendo, filosofo logico e matematico è un contemporaneo C. Darwin che aveva pubblicato anche lui nello stesso anno “l’evoluzione della specie umana”, e questa coincidenza non è indifferente, il quanto la nudità delle bambine nelle fotografie di Lewis Caroll sono un tentativo non “pedofilo” ma “pedagogico” di denunciare la sessuofobia del suo tempo vittoriano e di affermare la naturalità e non l’oscenità morbosa di quelle immagini bambine.
Charles Lutwidge Dodgson (Lewis Caroll ) vive nell’emergente e dirompente seconda rivoluzione industriale) ed un periodo segnato dal positivismo in cui la scienza o meglio lo scientismo (atteggiamento filosofico e politico che esagera il potere della scienza, affermando che esso è l’unico modo valido di conoscere.
Strumento di liberazione immaginale,poetica e politica il testo di Alice per il filosofo G. Deleuze
Logica del senso ( 31-12-68) esce a Parigi un’importante opera di critica del “senso o della doxa, opinione comune”, il suo autore è un noto filosofo critico, nazionalitario (non nazionalista), comunista (non stalinista e tanto meno statalista social-burocratico) G. Deleuze, ove si parla del senso come “puro divenire”;
il senso o il delirio da esso (l’uscita dal solco o dal senso) “non è un semplice sinthomo in senso freudiano lacaniano, ma un evento o una produzione di desiderio …
“effetti che emergono nella superficie del linguaggio, in quanto l’inconscio è linguaggio (Lacan) che dalle profondità dell’inconscio o del proprio essere profondo emerge alla superficie nel linguaggio (verbale) o non linguaggio (non verbale) ..ma anche una manifestazione di contrasto con le strutture paranoiche e repressive del super-io o delle istituzioni totali borghesi o arcaiche.
Il sinthomo che l’autore Caroll (sacerdote, pedagogista critico scrittore immaginale di altri mondi possibili per l’infanzia) autore di “Alice attraverso lo specchio” manifesterebbe secondo i molti del suo tempo (l’ottocento) ma anche il novecento sarebbe “pedofilia” , un accusa infamante ma che pretenderebbe di darsi come verità, nella realtà è un attacco dei poteri repressivi vittoriani inglesi ma priva di consistente realtà ;
quello che Lewis Caroll indaga e mostra dietro lo specchio o attraverso lo specchio infranto della realtà repressiva vittoriana (buca lo specchio), è una realtà “oscena” cioè da un lato il disagio infantile prodotto dal potere repressivo vittoriano, ma dietro o attraverso a quello specchio sgorga “un senso puro ed autentico” , osceno certo per il potere del tempo ma una gioia immensa di una bambina Alice che è trascinata in una strana avventura del desiderio dall’autore;
“Pedofilia” comportamento abusivo o di attrazione sessuale perversa ma quello che invece emerge dalla narrazione è un’ attrazione innocente per quel mondo perduto dell’immaginazione e del sogno;
Lewis Caroll amava l’arte della fotografia e privilegiava la nudità rispetto alle ragazze ben vestite o morigerate come voleva il tempo in cui era vissuto;
quelle raffigurazioni nude di ragazze e bambine o le giovani modelle da lui ritratte più come fate o libere creature dei boschi, ove rivela nell’autore di esse un atteggiamento di ribellione contro il conservatorismo sessuofobo del suo tempo.
Caroll si è fatto “servo” o piuttosto mezzo di lei o dell’oggetto che designa e descrive (Alice e le sue avventure), in quanto Caroll non si vuole rivolgere a lei (come oggetto passivo o attraente perverso sessuale) ma piuttosto al suo modo di sentire, di vedere, percepire, immaginare, fantasticare, sognare (come soggettività attiva desiderante);
Deleuze coglie un’altra verità “oscena” non la sua presunta pedofilia (inquisita dai giudici vittoriani) ma piuttosto “l’immaginale” o “l’immedesimazione” o “il divenire bambina” con la sua sognate e travolgente vita naturale bambina Alice, ove coglie anche “la benefica regressione” che coinvolge l’autore in questa immedesimazione.
Lacan parlerebbe dell’infinita curiosità dei bambini (come per Caroll e Deleuze del gatto sornione di Alice o dello Stregatto Ghignagatto) da un detto inglese “to grin like a Cheshire cat” , sorridere in modo ampio e sardonico (in epoca repressiva vittoriana si riferiva a formaggi in forma di gatto sorridente nel Cheshire (contea natale di Caroll) (fellini invisibili)
si è discusso molto tra pedagogisti se era opportuno che i bambini leggessero o meno “Alice nel paese delle meraviglie” o “Alice attraverso lo specchio” per tutte quelle menzogne inquisitorie di cui è stato vittima l’autore, poi è prevalsa nella quasi totalità, che ne valeva dell’immaginazione di Alice per l’infanzia ma anche per gli adulti al fine di ritrovare in modo regressivo la propria infanzia ;
Celati valorizzò molto l’opera Alice di Lewis Caroll, lui viaggiatore empatico regressivo e “narratore delle pianure” a differenza di Calvino del “castello dei destini incrociati” come geografo razionale e progressista;
ci furono delle bellissime riflessioni: Calvino più galileliano e scientifico e Celati più apuleiano valorizzando l’ignoranza felice e il meraviglioso dell’esperienza diretta.
Alice dis-ambientata in un seminario di Celati al Dams di Bologna su Lewis Caroll si trasforma in un collettivo politico, una scuola di scrittura creativa, un concerto rock, un set psicoanalitico, un seminario di urbanistica sociale (studenti in camere fuori sede che cercano socialità nelle occupazione delle loro facoltà )
disambientata perché alice cade, precipita, scivola in non -luoghi del linguaggio, rimpicciolisce (regredisce) e ingrandisce (si misura col mondo adulto);
il romanzo-ricerca-aperta rappresenta un testo di demistificazione del senso comune ….”è possibile giocare in infiniti modi ma anche smettere di giocare,..ma soprattutto in un processo di relazioni reciproche di immedesimazione, di partecipazione politica e creativa, di soggettivazioni di un gruppo .soggetto acefali, acentrico ..diffuso ma che “rifiuta qualsiasi capo o capa”.
Era ed è un’opera di G.Deleuze “logica del senso” – che indaga su l’immaginale e i disagi di Alice, e tocca i nessi e la nostra condizione esistenziale ed i tre registri fondamentali: il simbolico o sim ballein (mettere insieme) e e la dimensione linguistica e semantica, meccanismo di significazione profonda che unisce concreto (esistenza e le relazioni interpretativa, valori e dimensioni implicite e metaforiche) e l’astratto (segno)
L’immaginario (la dimensione culturale o immateriale della mente umana) e ciò che frutto dell’immaginazione o sfera dell’immaginazione è per Bruno e Ficino due filosofi rinascimentali la funzione creatrice del pensiero e dell’azione.
il reale non si identifica con qualcosa di fisso ed immutabile ma è inteso come differenza attiva e molteplicità in divenire;
non qualcosa da scoprire ma piuttosto da creare attraverso la filosofia creatrice e del divenire.
relazioni dinamiche e flussi di forze (energie)
rifiuta l’idea di un’essenza univoca o di totale chiusura
Un’ontologia della molteplicità che genera una serie di singolarità che si formano attraverso relazioni esteriori ed eterogenee
La filosofia per Deleuze non una descrizione del reale ma una costruzione del reale attraverso concetti (strumenti non astratti per pensare il reale sempre in relazione al mondo in forma a-parallela ) , percetti (sensazioni) ed affettività (relazioni)
il concetto per Deleuze è un sorvolo sulla complessità del mondo.
Lewis Caroll non esce dal suo solco matematico e filosofico (aristotelico) per quanto divertiti siano i suoi giochi e esercizi, ma resta una narrazione ancora indecifrata per via dei non sense e paradossi.
Lewis Caroll pone l’accento sul ruolo del non sense, dell’ironia, dell’umorismo e dei paradossi in un gioco vertiginoso dove l’impossibile diventa non perturbante o di non maligni giochi di linguaggio.
Alice Liddell (la protagonista) è seduta in un prato annoiata, e vede passare di corsa borbottando un coniglio: ” povero me! povero me! Arriverò troppo tardi!
Il coniglio bipede con panciotto ed orologio, sembra sempre in ritardo ed ossessionato dal tempo.
ALICE s’alza e lo insegue e scivola nel cuore della terra.
Il Bianconiglio rappresenta lo stress e l’ansia legati al tempo (seconda rivoluzione industriale) ed è per Alice un personaggio inafferrabile, che corre senza scopo apparente, incarnando la pressione del mondo adulto e con la sensazione di essere sempre in ritardo.
Un ‘accelerazione che il mondo adulto trasmette ai bambini (capita di vedere mamme e papà che trascinano bambini -e, ed anche animali a passeggio, senza tener conto dei bisogni reali oltre che dei loro passi lunghi.
Bianconiglio ha paura di essere punito dalla Regina di cuori, e esclama sempre è tardi ..è tardissimo…ecc)
La regina di cuori insieme al sovrano consorte spetta il compito di governare Wonderland (il paese delle meraviglie) ed è l’impersonificazione di una passione ingovernabile -una furia cieca e senza ragione -, e conosce un unico approccio per “eliminare”, cioè tagliare la testa delle persone che ne creano).
Hery Liddell (era un decano della chiesa e padre di Alice) era noto per essere spesso in ritardo a causa dei suoi numerosi impegni, e ciò che poi Lewis Caroll ha trasfigurate nel Bianconiglio;
Alice vive la perdita dell’innocenza nel passaggio all’età adulta esplorando il mondo illogico degli adulti, della follia della logica matematica e filosofica, preferisce attestarsi in queste continue oscillazioni regressive di divenire piccola e dimensioni progressive di divenire grande.
In Alice si manifesta una resistenza alle perdite dell’immaginazione attraverso l’incontro di personaggi come il bianconiglio (il tempo e la velocità), la precipitazione nelle profondità o tana del coniglio, ed il suo inseguimento rappresenta una chiamata all’avventura nell’inconscio.
Il Bianconiglio rappresenta l’incarnazione dell’ansia del tempo, delle pressioni sociali e dell’ossessione per i doveri ed i ritardi, simboli tipici dell’età adulta; la ricorrente frase:”E’ tardi, è tardi!; in contrasto con la curiosità e l’innocenza di Alice;
ritratto satirico e simbolico del padre di Alice, ossessione del tempo e l’ansia di prestazione…in contrasto con la “lentezza e la curiosità” innocente di Alice.
E’ considerato l’antitesi di Alice, poiché mentre lei è aperta al mistero e alla fantasia, lui è rigido, preoccupato ed incapace di comprendere le sue domande ed il suo mondo.
E’ il tramite tra il mondo reale e quello delle meraviglie, Ed è solo seguendolo che precipita nella tana ed inizia la sua avventura simbolica: potrebbe rappresentare il padre di Alice (decano della Christ Chiurch College di Oxford) Henry Liddell, noto per essere sempre in ritardo per i suoi molteplici impegni, e rappresenta per Lewis Caroll la frenesia della vita moderna, il modernismo, la seconda rivoluzione industriale,il darwinismo sociale, la competizione, l’elogio della forza e dell’adattamento ed il conformismo sociale capitalista; ed è un invito a riflettere sulle priorità della vita e a rallentare per comprendere sé stessi ed il mondo.
Del resto anche oggi (3 secoli dopo) sono presenti in modo smascherato le stesse condizioni e contraddizioni nel sistema tardo-capitalista con il suo intramontabile motto pedagogico: “tu ragazzo o ragazza devi funzionare e non esistere..”. oppure il moto maga trumpiano “io sono la misura del mondo e la ri- emergente forza cruda e brutale e cruda del neo-darwinista sociale “.
Il cappellaio matto volto impazzito del proletariato con la sua noiosa routine, la follia ed il disturbo bipolare con alternanza di stati d’animo, caricatura con la lepre Marzolina (senza specificato sesso e colore, matta come una lepre, in quanto nel mese di marzo le lepri si comporterebbero in maniera imprevedibile, o to be mad as a march hare) altro personaggio centrale del romanzo, che simboleggia l’inversione della logica e dell’ordine temporale, in contrasto con il frenetico bianconiglio, amici adulti che accompagnano Alice nelle sue gite; i due personaggi incarnerebbero l’inversione del tempo, incarnata nel Bianconiglio, con il loro comportamento assurdo potrebbero rappresentare in modo satirico le abitudini sociali nell’epoca vittoriana.
I cappellai nell’epoca vittoriana erano spesso avvelenati dal mercurio usato per la lavorazione del feltro, causante tremori, allucinazioni, perdita di memoria ed instabilità mentale …ed anche qui l’espressione mad as a hatter (matto come un cappellaio) viene trasfigurato da Lewis Caroll in un personaggio simbolico: la follia provocata dall’industrializzazione, la perdita di senso del tempo (è bloccato per sempre all’ora del tè); il cappellaio matto fu accusato dalla Regina di cuori di “ammazzare il tempo ( murdering the time) durante un concerto con una performance musicale fallimentare che offese il tempo personificato, e questo per vendetta lo fermò alle cinque del pomeriggio, condannando sia il Cappellaio che la Lepre Marzolina a ripetere perennemente lo stesso momento; il loro orologio segna solo giorni e mesi, e non le ore; nonostante il tempo bloccato continuano a muoversi, parlare e bere in un tempo soggettivo, in contrasto col tempo fisico.
Stregatto rappresenta la saggezza e la curiosità, un consigliere linguistico e super-partes , guida Alice a scovare dentro di sé;
E’ un personaggio ed il suo sorriso che non si dimentica— celato dietro al suo ghigno, matto e stregatto o Ghignogatto, e rappresenta l’imprevedibilità del mondo;
ha sempre risposte complesse ed intriganti mai semplificate e a volte anche criptiche e formulate attraverso giochi;
appare come personaggio decorativo nella casa della Duchessa;
Duchessa simbolo della critica sociale e psicologica all’educazione vittoriana e alle sue convenzioni sociali;
luogo caotico dove regna il disordine sovrano e la Duchessa con il suo umore volubile, logorrea rappresenta l’assurdità delle norme educative del tempo; l’ambiente tossico con l’aria piena di pepe, l’iper-controllo oppressivo che soffocano la spontaneità dell’infanzia, ed il bambino trasformato in porcellino la distruzione dell’innocenza.
All’interno del bosco, e dall’alto del ramo ha uno dei dialoghi in assoluto più celebri.
Micio del Cheshire potresti dirmi qual é la strada per uscire da qui?
Tutto dipende da dove vuoi andare risponde il Gatto.
Non mi importa molto , disse Alice-
Allora a me importa sapere attraverso quale via vuoi uscire risponde il gatto.
Basta che arrivi da qualche parte aggiunse Alice.
Oh! di sicuro lo farai (ci riuscirai) se solo camminerai abbastanza a lungo rispose il gatto.
Alice non potendo contraddire la risposta provò con un’altra domanda: Che tipo di gente abita da queste parti?
In quella direzione disse il gatto agitando la sua zampa a destra vive il Cappellaio Matto ed in quell’altra direzione agitando l’altra zampa vive una Lepre Marzolina; Visita quello che preferisci tanto sono matti tutti e due;
Ma io non voglio andare in mezzo ai matti..si lamentò Alice.
Oh! non hai altra scelta, disse il gatto “qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta”.
Come lo sai che sono matta, rispose Alice.
Devi esserlo disse il gatto. Altrimenti non saresti venuta qua.
Alice pensò che questo non bastava per dimostrarlo.
Ad ogni modo andò avanti: e come sai di essere matto, chiese Alice al gatto.
Per iniziare disse il gatto, un cane non è matto.
Concordi?
Immagino sia così,disse Alice.
Vedi un cane ringhia quando è arrabbiato, e scodinzola quando è felice.
Io ringhio (faccio le fusa)quando sono felice, e agito la coda quando sono arrabbiato. Quindi sono matto.
Io chiamo fare le fusa, non ringhiare rispose Alice.
Chiamalo come preferisci, disse il gatto.
Lo Stregatto a Wonderland non ha rapporti particolari con altri personaggi. Potremmo per questo definirlo un personaggio super-partes, che non parteggia per nessuno, ma che dimostra soltanto una lieve antipatia nei confronti della Regina di Cuori.
Discussione da lui avuta nel campo di crochet della Regina, se possa o meno tagliare la testa ad un gatto che la già tagliata e che sorvola il suo campo di gioco.
Brucaliffo ( la metamorfosi del bruco in farfalla )
E’ un bruco blu, alto circa sette centimetri e mezzo, che fuma un narghilè seduto su un fungo (magico); è scostante, suscettibile e di poche parole, con una parlata enigmatica e strascicata (impastata); non risponde mai alle domande di Alice, ma piuttosto le pone, spingendola a riflettere su se stessa.
Portatore d’ambiguità grammaticali e logiche;
Il Bruco chiede ad Alice: “Chi sei tu?
mettendo così in crisi la sua identità. Ed il gioco sta proprio in quella strana crescita di sentirsi a volte piccola e a volte grande, tipico dell’adolescenza, ma anche dal modo con cui il linguaggio definisce l’IO.
Il meccanismo o la sostanza in gioco per modificare la dimensione è legata al fungo magico indicato dal Bruco.
Il fungo che se si mangia da un lato fa rimpicciolire e se si mangia dall’altro fa crescere, ed Alice porta con sé il fungo per diventare gigantesca per sfuggire alla Regina di Cuori.
La Regina di cuori ( l’aiutante adulta con la sua rabbia irrazionale).
Una che continuamente ordina ” Tagliatele la testa, per motivi futili.
Sovrana autoritaria e ipocrita, che rappresenta l’ipocrisia dell’epoca vittoriana. E’ ossessionata dalle buone maniere, ma è spesso maleducata, interrompe Alice e si giustifica con la propria autorità.
Si muove in continuazione, pur rimanendo ferma sul posto, un’immagine per indicare inerzia nonostante gli sforzi.
la Regina Rossa rappresenta la governante Mary Prickett della famiglia Liddell, rigida ed autoritaria che impone regole senza logica.
Non tanto cattiva ma simbolo della rigidità sociale ed autoritaria senza senso. Un’autorità tirannica ed impulsiva, nota per la frase “viva le loro teste (tagliate) “ispirata al gioco delle carte francese non alla Regina Rossa degli scacchi (in Alice attraverso lo specchio);
Urla “Via con la testa!” per ogni piccola infrazione, ma le sue condanne non vengono mai eseguite; adulto collerico ed irragionevole. Essenza concentrata di tutte le governanti. Ed Alice la sfida continuamente dimostrando che il suo potere è vuoto.
Incarnazione di una furia cieca ed irrazionale e senza scopo. (rappresenta anche in altre parti della cultura inglese(l’illustratore John Tenniel) la Regina Vittoria, in contrasto con la logica infantile ed innocente di Alice;
è una figura allegorica della rigidità ed ingiustizia del potere vittoriano.
Le avventure di Alice è un viaggio di esplorazione delle proprie dimensioni profonde inconsce per portarle alla superficie del linguaggio per poterle comprendere ed affermare.
Essere artefici di realtà altre ed alternative dove può succedere di tutto e dove tutto può succedere attraverso l’immaginazione(che non ci farà ammainare la bandiera dell’immaginazione in Radio Alice).
Lewis Caroll da matematico e filosofo (pedagogista immaginale) critica la logica rigida del senso del periodo vittoriano ma anche il suo brutale darwinismo sociale (la giustificazione “naturale” del potere, delle diseguaglianze, della forza-prepotenza ecc., la fissità dell’identità— e celebra invece l’assurdo ed il surreale come dimensione aperta e sognante della vita .
Resistenza alla perdita della vita e alle meraviglie dell’infanzia come desiderio d’affermazione di uno spazio immaginifico-
Il racconto è ambientato in una giornata d’estate, ove si esplorano temi come la crescita, l’identità, la logica e l’assurdità, contiene numerosi giochi di parole, indovinelli e satire della società vittoriana.
Il libro è considerato un capolavoro di “non sense”, che riflette la formazione matematica e linguistica di Lewis Caroll;
Caroll sfrutta l’ambiguità dell parole per creare situazioni assurde.
Nel dialogo tra Alice, Cappellaio Matto e la Lepre Marzolina, si discute sulla differenza tra “vedo quello che mangio” oppure “mangio quello che vedo”; il gioco è nell’inversione logica delle azioni, che sembrano equivalenti ma non lo sono, evidenziando la fragilità del linguaggio e della logica;
Il Cappellaio Matto non è direttamente responsabile del gioco delle dimensioni di Alice, ma è uno dei personaggi che vive in un mondo dove le regole della fisica e della logica sono sospese, proprio come il cambio di statura di Alice.
Oppure il gatto senza testa scompare lentamente sotto la minaccia di essere di nuovo mozzato la testa dalla Regina di Cuori, lasciando solo il sorriso sornione. Un gioco visivi e linguistico sul concetto di presenza/assenza
Nei primi mesi (nascita della Radio : 9 febbraio 1976) del 1976 tutti i giornali italiani cominciano a parlare del linguaggio sporco (osceno, per noi fuori/oltre ogni rappresentazione)
Il mondo oltre lo specchio delle convenzioni e rappresentazione di “Alice attraverso lo specchio” è la metafora del rovesciamento dell’ordine repressivo vittoriano;
qui nel romanzo fantasticato o immaginato da Caroll le regole sono capovolte (sia della società borghese ma anche tradizionale), il tempo è instabile (il empo della vita non così lineare o funzionale).
O quel motto funzionale pedagogico tornato molto in voga nel nostro tempo: “tu bambina devi funzionare a scuola” e “tu operaio manuale o intellettuale, materiale o immateriale nella produzione o nella riproduzione sociale di senso o ricchezza “devi funzionare” (devi essere performativo e produttivo);
per Lewis Caroll dentro alla velocizzazione del tempo e dentro il disciplinamento dei corpi , dentro la demonizzazione dell’immaginazione (della seconda rivoluzione industriale , (sviluppista) e della società positivista (ove contano solo i fatti) , il gioco e la fantasia infantile deve prevalere, ed un altro motto pedagogico va seguito “tu bambina deve prima giocare ed esistere e poi ,,viene il resto …
Ed in quei primo giorni m anche per tutto il tempo della sua esistenza Radio Alice non è mai venuta meno a questi suoi propositi iniziali.
La struttura a scacchiera del romanzo fantastico “Alice attraverso lo specchio” simboleggia il rigore formale della società vittoriana ( capitalista e repressiva)
Alice può diventare “Regina bianca” solo superando i limiti imposti da una società dominata dalla “Regina di cuori come da quella Rossa” che sono il concentrato repressivo di tutte le “governanti” del tempo quotidiano “funzionale”.
Le allusioni vittoriane in attraverso lo specchio servono a Lewis Caroll e ala protagonista ALICE per criticare le convenzioni sociali, educative e linguistiche dell’epoca borghese e repressiva vittoriana inglese.
Attraverso il non sense, l’assurdo il matematico e logico L. Caroll (prete considerato con ogni probabilità a torto ‘pedofilo’, per denigrarne la sua aspra critica alla società repressiva sessuofoba vittoriana );
infatti a Lewis Caroll non interessa l’aspetto sessuale di Alice: le fotografie incriminate che la riprendono nuda nel bosco hanno il significato provocatorio di mostrare l’innocenza e la naturalità di Alice, e soprattutto ha a cuore la sua immaginazione “ingenua e bambina”, come potenza pedagogica di rovesciamento delle convenzioni repressive vittoriane:tempi sessuofobi in cui si ricoprivano perfino le gambe dei tavoli per non mostrare la presunta oscenità ed allusione alle gambe delle donne o degli uomini.
Alice sostiene Caroll come tutte le bambine nell’epoca “funzionale e repressiva” vittoriana ha imparato a memoria poesie e nozioni, ma non ne comprende il significato.
E quando cerca di recitarle le parole le escono distorte, frutto di una memorizzazione passiva e rituale (un pò come la messa in latino per le plebi analfabete dell’ottocento e novecento italiano)
Humpty Dumpty uno dei personaggi che lei incontra in questo viaggio immaginale “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” è rappresentato come un grosso uovo antropomorfizzato), che impone ad Alice il significato delle parole a suo piacimento simboleggia l’aspetto tirannico del personaggio; …
Humpty Dumpty afferma: “quando dico io uso una parola, significa esattamente quello che voglio io..
E’ una satira di potere che impone significati .. indiscutibili (qui comando io …)
infatti crea difficoltà tra i due e cioè Humpty Dumpty ed ALICE;
e Alice risponde “non so cosa intendi te per “gloria”, può essere letta in luce e cioè come problema di fondo della semantica tra loro (o sulla diversa significazione di parole, immaginazione ed esistenza;
Infatti Humpty Dumpty le risponde “è naturale che tu non lo sappia …finché non te lo dico io,,
Oppure il concetto di “non compleanno” che rappresenta una ricorrenza immaginaria che cade in ogni giorno dell’anno tramite il compleanno.
Infatti Humpty Dumpty spiega ad Alice la possibilità di ricevere doni “in-genetliaci” (non genetliaci) per 364 gg all’anno a differenza del compleanno che è genetliaco.
Nel film di Disney del 1951 il cappellaio matto, la lepre marzolina ed il ghiro cantano: “A very Merry Unbirthday to you!-
L’idea di sentirsi al centro del mondo e amati ogni giorno, non solo in occasione del compleanno.
Ed è un invito a festeggiare la vita quotidianamente, trovare bellezza e gioia in ogni piccolo gesto.
E’ un messaggio surreale che invita a regalarsi un piccolo dono ogni giorno (un tè) per onorare sé stessi e la vita, e questo a Radio ed ai suoi parlatori ed ascoltatori era ben chiaro nel loro quotidiano rifiuto del lavoro e dello studio,ma anche nella ricerca immaginale e desiderante di nuove forme liberate attività sociali e di ricerca.
Caroll mette in luce che le parole non hanno solo un significato oggettivo, e che il potere di nominare le cose sia anche un potere di controllare la realtà e il mondo dei significati.
Alice cerca di usare un linguaggio razionale (o ragionevole) ma viene continuamente smentita dal potere o da chi detiene il potere comunicativo…
Caroll trasforma il linguaggio in un campo di battaglia (o di guerriglia semiologica, come osava dire Umberto Eco) tra ordine e caos, usando l’assurdo (la falsificazione) per smascherare l’ipocrisia (la poca critica o ciò che il potere concede)-
Caroll critica l’idea che la verità ed il linguaggio possono essere controllati da chi detiene il potere o loro mezzi (Media per noi aliciani);
Alice nel paese delle meraviglie (1965) e “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” (1871),.
ma è nella dizione prima “Alice nel paese delle Meraviglie” che maggiormente aveva attratto l’attenzione del filosofo G.Deleuze in “Logica del senso”, filosofo che assieme allo psicoanalista lacaniana F. Guattari si può considerare uno dei punti di riferimento filosofici e culturali di A/ traverso.
La relazione tra “sense e non sense” che non sono contrapposti ma intrinsecamente connessi.
La superficie (corporeo -linguistica) come luogo del senso , non come superficie materiale ma come accumulo di effetti corporei e linguistici.
Il concetto di “AION” per Deleuze rappresenta il campo trascendentale
non trascendente) ma (Linguistico. culturale o simbolico in cui si articola il senso-evento, distinto dal tempo cronologico (Cronos);
L’Aion non è un tempo misurabile, ma un istante puro e paradossale;
E’ il campo dell’immanenza in cui si articola il senso – evento,una superficie incorporea (linguistica-corporea) dove il senso si genera attraverso il non senso.
L’Aion è il luogo puro del divenire (divenire assoluto) , in cui l’istante non è un punto fisso,ma una cesura mobile che evita il presente e si disloca tra passato e futuro, illimitato come il futuro ed il passato, ma finito come l’istante, cui si svolge la genesi del senso attraverso paradossi e superficie linguistiche.
Radio Alice seguendo le indicazioni aliciane-deleuziane infrangeva o mandava in frantumi lo specchio delle rappresentazioni borghesi e tradizionali (costumi, istituzioni, famiglie ed economie), mostra il corpo ed il volto autentico del desiderio di una soggettivazione emergente e sottratta agli assoggettamenti: familiari, militari, industriali ecc ma anche il volto più che osceno pornografico del potere, nel suo plus valore (marxiano) e plus-godimento (lacaniano) sottratto ai produttori o alle masse produttrici di ricchezza comune.
Radio Alice non è solo una sostanza tecnica o logistica (o energia) ma (in senso quantistico) restava spazio vuoto (acentrica,eccentrica ) d’interazione e di relazione (campo d’azione ed d’informazione) tra altri spazi e soggettivazione o autonomie in divenire altro altra in città, l’unico divieto e “vietare di vietare” .
In questo senso anti-autoritaria e libertaria e spazio d’interazione delle comunanze ed delle autonomie;
Anche i fascisti hanno parlato in una diretta notturna alla Radio a microfono aperto …diffamandosi da soli..”radio alice figli di puttana” …
e noi che avevamo rispetto delle sex work abbiamo gioito ..
noi che alle “lucciole” che era il sindacato delle “sex work” in azione in quelli anni, avevamo dato non solo notizie ma spazio di comunicazione.
Per Radio Alice ed il suo collettivo “logistico” culturale il saggio e i commentari di ” attraverso lo specchio di Lewis Caroll di Deleuze, era un riferimento culturale importante;
l’adozione del nome non fu casuale in quanto deleuziani l’opera “Logica del senso” (1969) sviluppava una filosofia d’evento e del divenire partendo da una reinterpretazione di “Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Caroll attraverso lo stoicismo e la psicoanalisi post-freudiana: LAcan, Freud e Klein.
L’opera “Logica del senso” esplorava senso, non senso, paradosso, doppia casualità, sessualità, linguaggio ed inconscio ed intreccio di letteratura e filosofia con Klossowski (Simulacri non come copie ma espressione d’impulsi,come critica alle rappresentazioni) , Tournier (il mondo senza l’Altro in cui Robinson Crousoé attraverso la solitudine si destruttura dei condizionamenti sociali permettendo la creazione di un nuovo ordine relazionale basato su elementi non umani: isola, sole e limbo) ed E.Zola (il concetto di “feleure”, incrinatura e frattura nell’Opera, invece di vedere il naturalismo di un ritratto oggettivo, scorge una forza creativa che scaturisce dalla follia e dalla disintegrazione del perso naggio ;
Introduce il concetto di senso-evento non come qualcosa di stabile, ma come un effetto che si articola tra parole e corpi in una continua differenza tra passato e futuro.
SI PONE un rapporto complesso tra senso ed inconscio , il cui senso non emerge da una struttura profonda e e psichica, ma si produce attraverso un movimento paradossale (para-doxa oltre la Doxa o l’opinione comune) tra linguaggio, corpi, superficie e profondità.
Il senso è concepito come evento linguistico non come contenuto psicologico.
L’evento non è un serbatoio di desideri repressi, ma un meccanismo:macchina semantica e comunicativa di enunciati paradossali, dove il senso emerge dal gioco delle differenze: slittamento di senso o dal senso dominante.
Il senso non nasce dalla psiche individuale, perché sarebbe comunicabile o confrontabile, ma dall’inconscio del linguaggio (in senso lacaniano).
Il senso emerge tra il corpo ed il linguaggio come evento incorporeo (o informativo ) che si produce nella relazione tra ciò che si dice (parole) e ciò che accadde al corpo (ai corpi): i corpi o il corpo è il campo di produzione del senso (esperienziale,concreto), non i suoi contenuti (astratti).
Il senso appartiene alla differenza tra parole e corpi (il senso è la differenza o fa differenza).
Doppia casualità: Il corpo o i corpi agiscono sulle parole: il mangiare, la realtà dei vissuti o le esperienze e le parole: il dire o argomentare agiscono sui corpi.
Corpi per Deleuze sono in senso di Artaud “senza organi”, nè organici nè fisici, non organizzati: acefali, non gerarchici:a-centrici ,ma aperti a flussi intensivi di relazione e comunicazione, come condizione per liberare il senso dal controllo del “buon senso” e “dell’identità stabile”:rigida e dogmatica, quindi eccentrici.
E’ nel corpo come superficie di flussi che il senso può divenire, senza mai fissarsi: verità come esperienza corporea nella carne esistenziale e non nel pensiero astratto.
Per riprendere ancora Artaud: “Teatro della crudeltà” per scuotere non con le semplici parole ma con corpo ed inconscio. Il linguaggio senza corpo era per lui una frode una “porcheria” , tutta la scrittura è porcheria quando si limita a rappresentare e non a incarnare. Il vero si trova per strada o nelle situazioni di vita, non è sulla scena: è osceno, è fuori scena, non è spettacolare ma situazionale: vitale, carnale ed autentica.
L’opinione è una menzogna la verità sta nell’azione o come rigenerazione del sé.
“Carne spirituale” non dualismo corpo ed anima, ma la fusione radicale, il corpo è il luogo ove si manifesta in forma non dissociata l’esistenza.
Corpo vivo e vibrante cioè capace di generare pensieri, senza mediazioni metafisiche e razionaliste.
Radio Alice s’ispira all’esperienza situazionale “non rappresentativa” e ai commentari del situazionista Guy Debord, ove la costruzione di “situazioni” significava contribuire a progettare e realizzare intenzionalmente momenti di vita autentica rovesciando la passività imposta dalla “società dello spettacolo” .
E’ un atto che mira a trasformare il mondo (Marx, Bakunin) ma anche a trasformare la vita e le sue forme (Rimbaud, Camus) come esperienza passionale ed attiva rompendo con l’alienazione e la mercificazione.
Situazioni in atto di contrasto allo “Spettacolo” ove la vita reale è sostituita da immagini passive o comunicazioni subite.
Significa smetterla di esser spettatori passivi per diventare attori della propria esistenza, vivendo esperienze dirette e non mediate.
Il senso o la vita che si va cercare e trasformare è concepita come “evento relazionale e linguistica diretto tra “medium” e “corpi dei movimenti” – in ricerca ed azione-, non semplicemente un corpo separato di giornalisti che mediano contenuti ” radio-giornalisti” veritieri, trasparenti, informativi o contro-informativi.
Lo scopo della radio, del suo collettivo e dei suoi “non professionisti”o medio-attivisti è di liberare il “desiderio” dalle catene mediocri del “buon senso politico o culturale”, dalle catene identitarie dei gruppi extra-parlamentari (Lotta Continua, Potere operaio ed Autonomia Operaia, Avanguardia Operai, Movimento dei lavoratori e studenti ecc., ove le divergenze che le contraddistinguevano non riguardavano le loro linee politiche e culturali (visioni di mondi ed azioni), ma soprattutto legami clanici ed identitari tra il leader ed i militanti e tra loro, si trattava per “A/traverso e Radio Alice” di sviluppare autonomia ed autonomie, empowerment (potere -possibilità di gruppi soggetto e desideranti di vita singolare di una vita comune d’insubordinazione al dominio e all’assoggettamento; “trasversalità “come ampio coefficente di ascolto e parola, “intersezionalità” come attraversamento critico ed attivo di vari campi ed istituzioni dominati: fabbrica, scuole caserme, case e famiglie, generi, classi, culture,manicomi mescolando il delirio politico (uscita dal solco del grupposcolare e del partitico) e il non senso umoristico e agire creativo di situazioni.
Nei testi radiofonici s’iscrivono i processi di cambiamento in atto nello spazio diffuso e molecolare della città metropolitana (madre di altri città in senso letterale) o nei sui nascenti – quartieri città satellitari (S.Lazzaro, Casalecchio, Imola ecc)
Alice attraverso lo specchio o dietro lo specchio era una metafora del desiderio di bucare la realtà costruita dai Media, partiti ed istituzioni.
Narrazioni attraverso ed oltre lo specchio attraverso l’osceno, la schizo-analisi amicale e non sckizo-paranoide, la multi-dimensionalità attiva e creativa (Crealtà, Bergonzoni) contro l’alienaizone del lavoro vivo e dell’immaginazione viva (Mercaltà, Pino de March)
La Radio fa uso politico e comunicativo del paradosso, gioca con il senso comune ed il non -senso, rovescia i ruoli sociali e non senso.
Paradosso da Para-doxa oltre la Doxa o l’opinione pubblica o del main-streaming, le liturgie dei partiti e sindacati e le modalità di lotta militante, identitaria, letteraria ecc
RA è impegnata ‘ a cambiare linguaggi, vita e dissolvere attraverso la rivoluzione molecolare i poteri molari (del capitalismo reale)
Deleuze apre l’opera filosofica “la logica del senso” con una dettagliata analisi dell’opera di Lewis Caroll, descrivendo l’avventura di Alice come percorso di perdita dell’identità e di attraversamento del reale, attraverso paradossi e non sene, per accedere ad un divenire possibile
Deleuze si concentra sui “puri eventi” e sul “puro evento” (autenticità e divenire)
Alice che diventa grande /piccola
Cresce e regredisce; regressione trasformativa e creativa direbbe Celati , facendo emergere la dimensione del sogno, inconscio, desiderio.
Para-doxa metafore di meccanismi di rottura del senso comune della para-noia (disordine della mente o follia) o stato di alterazione psichica caratterizzati da pensieri distorti o deliri coerenti.
Giocare contro la struttura della normalità.
“Non sense” che permette di inoltraci in luoghi di mutamenti o di sospensione di regole e logiche.
“Non sense” come attraversamento del tempo dominate o processo di sottrazione dei corpi e menti ai tempo e spazi alienati: rifiuto del lavoro e delle molteplici convenzione sociali.
Non sense come linguaggi in spazi ritrovati ed occupati.
Liberando il significato dai “significanti” o “barre” dominati come lavoro, studio, coppie, famiglie, generi, classi …ecc
Radio Alice o Alice Radio si può ritenere innanzitutto emanazione di quella filosofia deleuziana che informava gran parte della redazione di A/traverso (pensiamo al titolo originario del romanzo di Lewis Caroll è proprio “attraverso lo specchio”,
e potremmo osare oggi dire “bucare lo schermo” dei nostri dispositivi elettronici in particolare lo smartphone”, nuova espressione figurata dell mondo dominate dello spettacolo o della società dello spettacolo: ieri tv-analogico ed oggi s-digitate.
Indica la capacità di una notizia – evento incarnato o virtuale -di porsi all’attenzione e di fare presa sulla società)-
Quando parliamo di Filosofia deleuziana ci /mi riferisco ad un testo direi fondamentale “la logica del senso” accanto ad un altro fondamentale che era l’anti-edipo;
fa parte dell’opera di Deleuze e Guattari più estesa e critica radicale alla psicoanalisi di Freud, basandosi sul concetto di complesso d’edipo, il desiderio non viene concepito come mancanza (manque) in senso freudiano-lacaniano o l’inconscio non è un teatro di rappresentazione inconscia esistenziale – edipico-familiare, ma un’officina delle trasformazione sociale, non è la follia ad essere condotta dagli psicoanalisti all’ordine (skizo-paranoide) ma il mondo capitalista-patriarcale o l’insieme degli ambiti sociali e culturali patogeni dominanti ad essere analizzati, criticati e skizo-analizzati in funzione liberata delle singolarità desideranti .
L’espansione dell’analisi psicoanalitica ad ambiti differenti ci porta a rintracciare una genealogia culturale ed intellettuale che da W.Reich (la funzione dell’orgasmo), H.Marcuse (Eros e Civiltà) , M.Focault (storia della follia classica) l’antipsichiatria (lo politica dell’esperienza di Laing), Miller (Amleto) sfocia nell’Antiedipo)ù , spingono a considerare il potere o dominio soprattutto riguardo ai meccanismo per i quali il potere repressivo ed oppressivo viene introiettato e riproposto in forme mutate ma non nella sostanza (morto un papa se ne fa un altro, morto un tiranno se ne ripresenta un altro..)
L’individuo non sarebbe un punto di partenza (da tabula rasa) ma come risultato della repressione(Lacan), il soggetto non parla, ma è parlato dai contesti soprattutto familisti dell’educazione repressive autoritarie e dai condizionamenti sociali ..
Prima dire “Je parle” bisogna saper attraversare quelli strati che ci condizionano ..o ci parlano per noi o le forme storiche con cui le forze dell’inconscio o edipiche (dominanti) ci strutturano in forma storico e culturale..forze pulsionali fluide che danno luogo all’individuo, famiglia, struttura economica, modi di produzione ecc.
L’ANTI-EDIPO per Deleuze e Guattari
La critica alla psicoanalisi freudiana che troverà la piena espressione nell’opera l’Antiedipo di Deleuze e Guattari
In questo rovesciamento di quel triangolo edipico, o complesso edipico … di castrazione delle sue soggettività interne alla famiglia o alla società tradizionale, che è il modello gerarchico dominante: ove il Padre si situa al vertice (eteronormatività patriarcale) e agli angoli o alla base della piramide: mamma, figli, operai, donne, omosessuali, fedeli o neri o di colore ecc.
Si trattava di rovesciare quella piramide e far emergere orizzontalmente la sua vasta base, non solo in forma caotica e trasgressiva ma come processo di autorealizzazione di Sè e di Sè con altri o altre.
“Dietro o attraverso lo specchio” in questo visione oscena si mostra la nudità o l’autenticità dei soggetti in cammino e in divenire, ma anche la nudità del Re Nudo (Re Nudo, interessante rivista Yppies di quelli anni del vasto mondo della controcultura).
E Re Nudo con altre realtà di /in movimento al Parco Lambro A Milano(anni 70) convoca migliaia di giovani che ballano nudi per alcune notti e giorni …poi la stessa chiamata a Licola, nei pressi di Napoli; ed in queste Woodstock lombarda e napoletana emergono nuove forme di vita relazionale di una generazione, in tutta la sua “oscenità” ma meglio “autenticità”;
generazione che fa del corpo come della sua sessualità ed affettività non più un tabù, ma un spazio di ricerca di nuove forme di vita di una vita post-edipica. Del resto anche lo stesso Francesco poi santo, si denuda degli abiti dei costumi aristocratici e per i giovani beat dei costumi o forme borghesi ….
Io mamma e papa, binaria e triangolare, viene denudata e messa in discussione,facendo emergere una soggettivazione non assoggettata ed anti-familista;
la famiglia era diventata il nucleo patogeno ove si riversavano a cascata tutte le oppressioni, violenze e passioni tristi;
le donne e i figli -e diventavano i capri espiatori di una società patriarcale, capitalista e classista, gerarchica;
gli operai trattandosi di una classe operai prevalentemente maschile riversava sulla famiglia e verso il basso tutte le frustrazioni del lavoro alienato, anche come forma di rivalsa sui soggetti più fragili: la violenza sulle donne ed i figli e figlie era molto presente in quelli anni.
Non c’erano luoghi o istituzioni che non fossero investiti da questi processi di sperimentazione e trasformazione o ricerc-azione rivoluzionaria e radicale.
I Centri del proletariato giovanile e i collettivi femministi ed omosessuali erano gli spazi di fuga ma anche di auto-.determinazione delle nascenti autonomie (la nostra una generazione in fuga dalla famiglia patriarcale):
generazione boom, nati nel dopoguerra, ma anche generazione ove vi si proiettano e vi s’incarnavano in forma futuriana (sarà stato) tutti i desideri di pace delle generazioni dei padri e delle madri come radicale ostilità alla guerra e al fascismo, e a tutte le sue forme di riproposizione autoritarie, militariste o gerarchiche, liberazione dei corpi e della mente, socializzazione della produzione (operai-e) e della riproduzione (donne).
Anti-Edipo -scritto a due mani dal filosofo Deleuze e dallo psicoanalista lacaniano critico F. Guattari (noto anche per la la sua “rivoluzione molecolare” (concetto di rivoluzione molecolare significa un processo di trasformazione sociale che non si limita (o non significa che dobbiamo abbandonare quel campo largo grandi battaglie politiche (della lotta di classe anti-capitalista, anticoloniale o anti-militarista e pacifista)
ma anche agire mutazioni micro-scopiche e diffuse nella vita quotidiana, nel desiderio, nel sogno, relazioni interpersonali, arte, musica, culture, corpo, ambienti di vita (umana e non umana).
La radio diventava quindi agente o macchina desiderante come strumento di divenire delle soggettività ( o dei processi di soggettivazione) diffuse territorialmente e trasversalmente o intersezionale (classi, generi, culture, nature…) “
Non sono gli individui a delirare in senso freudiano familista borghese (o uscire dal solco repressivo o dei condizionamenti sociali )
ma bensì le classi, le tribù, le razze..le nature che chiedono di parlare, di non di essere parlate o rappresentate da altri o altre ) ..
per affermare desideri di vita o di una vita singolare e comune …producendo eventi o mutazioni -trasformazione di sé e di sé con altri ed altre, non senso puramente antropocentrico ma anche non umano( a radio alice parlavano anche gli animalisti di “animal liberation” e i primi nuclei di critica e pratica ecologica (comuni agro-ecologiche che a Bologna diventeranno “campi aperti” una rete di contadini ecologici (Genuino clandestino)
Pino de March: accordatore della “Nave dei folli” una trasmissione serale a Radio Alice con ex -pazienti psichiatrici e ricercatore attivo esistenziale e psico-analitico-sociale della Libera comune università pluriveristà bolognina
Questa sezione fornisce una panoramica del blog, mostrando una varietà di articoli, approfondimenti e risorse per informare e ispirare i lettori.
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Memorie attive, lunghi silenzi sugli stermini delle genti Romanì o Porrajmos(le etnolinguiste diversità), lgbtqi(le diversità nell’affettività e nella sessualità), disabili(le neuro-diverisità) e pazienti psichiatrici (le psico-diversità), sdoppiamenti e dissociazioni distruttive del Sè ad Auschwitz come in ogni altro campo di concentramento e sterminio, e le mancate inclusioni dei sopravvissuti; e la diserzione poetica-attivista nel presente verso esclusioni,guerre, genocidi ed ecocidi, ed aperto contrasto alle passioni tristi con la presa in cura ed amicizia geo-filosofica della molteplicità vivente e terrestre
La storia umana non ha mai conosciuto una storia così difficile da raccontare (H.Arendt,1984,p.51), che però non va enfatizzata e neppure relativizzata (Richard Rechtman, nelle vite ordinarie dei carnefici,Einaudi ed.) Oggi vorrei…
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Versitudine
Abitare la soglia come individuazione pre-individuale di natura geo-filosofica ed eco-filosofica tra viventi terrestri, e non tanto come appartenenza identitaria territoriale e geografica, condizione geo-politica e storico-culturale quest’ultima che sta diventando una…